Manovra, pochi soldi per le pensioni: ambizioni rinviate

Economia
Simone Spina

Simone Spina

Le scarse risorse a disposizione non permettono riforme ma se non si farà nulla serviranno 67 anni per poter lasciare il lavoro. Si va verso la proroga di Quota 103 e dell'Ape Sociale. Allo studio un nuovo meccanismo di anticipo per le donne

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I pochi soldi a disposizione per la manovra limitano le ambizioni della politica sulle pensioni. Ma, se non si facessa nulla, da gennaio bisognerebbe applicare le regole generali, che fissano a 67 anni l'età per poter lasciare il lavoro. Per scongiurare questa eventualità, si profila una riedizione di Quota 103, cioè la possibilità di andare a riposo con almeno 62 anni di età e 41 di contributi.

Proroga di Quota 103

Quota 103 costerà – secondo le previsioni – poco meno di 600 milioni nel 2023. Molto meno del meccanismo che da tempo propone la Lega e cioè la facoltà di andare in pensione con 41 anni di versamenti previdenziali, a prescindere dall’età anagrafica. L’ipotesi del Carroccio, che piace ai sindacati, richiederebbe circa quattro miliardi nel primo anno di applicazione: troppo dispendioso per una legge di Bilancio che si aggira sui 25 miliardi di euro e che sarà finanziata per oltre la metà in deficit.

Ape Sociale anche l'anno prossimo

Il progetto va dunque rinviato: per l’intero capitolo della previdenza i denari previsti con la manovra ammonterebbero a uno-due miliardi. Quattrini da utilizzare, oltre che per Quota 103, per la probabile proroga di un altro anticipo: l’Ape Sociale, riservata a chi ha almeno 63 anni e 30 (o 36) di contributi e svolge lavori gravosi o è disoccupato o – ancora – ha gravi problemi di salute.

Per le donne molte ipotesi sul tavolo

Novità potrebbero riguardare le lavoratrici. Opzione Donna, dopo aver subito un giro di vite lo scorso anno, potrebbe andare in soffitta, sostituita da sistemi meno cari per lo Stato e che verrebbero incontro a chi è in situazione di disagio personale o familiare.

A novembre ritocco all'assegno per l'inflazione

Per chi è già in pensione, intanto, è in arrivo (forse a novembre) un piccolo ritocco all’assegno legato all’adeguamento (previsto per legge) all’inflazione. Un aumento dei prezzi che ha portato il ministero dell’Economia a rivedere al rialzo di oltre il 7 per cento la spesa totale per la previdenza nel 2024 e che potrebbe condurre a un’altra stretta (dopo quella dell’anno scorso) sulla rivalutazione al carovita delle pensioni più alte.

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