
Governo Meloni e nodo pensioni: sì a Opzione donna e Ape Sociale, incertezza su Quota 102
Non è ancora chiaro se fra le misure in scadenza a fine anno da prorogare di cui ha parlato la presidente del Consiglio alla Camera ci sia anche Quota 102, la formula che prevede l’uscita dal lavoro a 64 anni d’età con 38 di contributi. Secondo la Cisl il rinnovo sarebbe “solo una toppa”. Salvini cerca di fare spazio a Quota 41

Nel discorso per la fiducia alla Camera, durato quasi 70 minuti, l’attuale presidente del Consiglio ha introdotto fra le altre cose anche il tema della vita post-lavorativa. “Tutele adeguate vanno riconosciute anche a chi dopo una vita di lavoro va in pensione o vorrebbe andarci. Intendiamo facilitare la flessibilità in uscita con meccanismi compatibili con la tenuta del sistema previdenziale, partendo, nel poco tempo a disposizione per la prossima legge di bilancio, dal rinnovo delle misure in scadenza a fine anno"
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Al momento, fra le “misure in scadenza a fine anno”, c’è anche Quota 102. Si tratta di una formula pensionistica che prevede l’uscita dal lavoro a 64 anni d’età con 38 di contributi. È stata introdotta solo per quest’anno dall’esecutivo a guida Mario Draghi. Non è ancora chiaro se Meloni intenda rinnovarla o modificarla
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Nel frattempo, come già anticipato nel programma di FdI, Meloni ha confermato per il 2023 l’uso di Ape Sociale e Opzione donna, anche queste in scadenza a fine anno. Il primo provvedimento, spiega l’Inps, spetta a “soggetti in determinate condizioni previste dalla legge che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all'estero. È corrisposta, a domanda, fino al raggiungimento dell'età prevista per la pensione di vecchiaia”
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L’Opzione Donna è invece il “trattamento pensionistico calcolato secondo le regole di calcolo del sistema contributivo ed erogato, a domanda, in favore delle lavoratrici dipendenti e autonome che hanno maturato i requisiti previsti dalla legge entro il 31 dicembre 2021”. Cioè questi: 58 anni di età se dipendenti, 59 se autonome e 35 di contribuzione
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Intanto il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini punta a Quota 41: si tratta di una formula che unisce 41 anni di versamenti e 61 o 62 anni di età. Secondo i calcoli dell’Inps, l’Istituto nazionale della previdenza sociale, questa misura costerebbe oltre 4 miliardi il primo anno e arriverebbe fino a 10
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La Lega è comunque decisa a muoversi su questo fronte: il responsabile lavoro del partito, Claudio Durigon, ha infatti presentato una proposta di legge in Senato che prevede la possibilità di andare in pensione con almeno 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica. Tuttavia, precisa Il Sole 24 Ore, Durigon ha sostenuto che si tratta al momento solo di un obiettivo cui tendere nel corso dei cinque anni di legislatura

Secondo il segretario Cisl Luigi Sbarra andare solo verso una proroga delle forme attuali di flessibilità, compresa Quota 102, "sarebbe solo una toppa". Al contrario, la partita vera "si gioca su una riforma strutturale incentrata su flessibilità, sostenibilità sociale, inclusione di giovani e donne. Bisogna far partire subito il tavolo"

“È il momento di sostenere il reddito dei lavoratori e delle pensioni. Non ho sentito parlare di lotta alla precarietà, il vero male, e di aumento dell'occupazione a partire dai settori pubblici. Non penso che la priorità siano le autonomie, il Paese è già abbastanza diviso, ha bisogno di essere unito", ha commentato il segretario Cgil Maurizio Landini

"Mi auguro - ha detto ancora commentando il discorso di Meloni alla Camera - ci sia voglia di confrontarsi con noi. Significa fare degli accordi, cercare delle mediazioni. Insieme a Cisl e Uil ribadiremo che sia le pensioni, sia la riforma fiscale, sia la tassazione degli extraprofitti, l'aumento del reddito da lavoro dipendente e da pensioni e la lotta alla precarietà per noi sono vere esigenze. Mi auguro ci sia la voglia di confrontarsi con noi. Oggi questo elemento non l'ho sentito"

Tra le proposte che potrebbero tornare sul tavolo c’è poi l’idea già presentata da FdI nella scorsa legislatura: l’uscita dal lavoro con 62 anni e 35 di contributi con un taglio sull’assegno (massimo 8%). Per i pensionamenti oltre questo limite potrebbero scattare dei premi. Un intervento, questo, che si avvicinerebbe molto alle richieste di Cgil, Cisl e Uil per il dopo Quota 102
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