Recovery Fund, Ue: modifiche solo in casi eccezionali

Economia

Simone Spina

L’Europa spiega che la revisione dei Piani Nazionali di Ripresa possono avvenire solo per motivi oggettivi e straordinari. Il chiarimento dopo l’ipotesi di rivedere il programma italiano per far fronte agli alti costi delle materie prime nel settore delle costruzioni

Mettere mano al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per modificarlo è più facile a dirsi che a farsi. E’ l’Europa a ricordarlo: solo in casi eccezionali il programma di spesa degli aiuti europei anti-crisi (il cosiddetto Recovery Fund) può essere cambiato.

E c’è di più, ogni aggiustamento deve avere il via libera della Commissione e, poi, del Consiglio Europeo. Un complesso iter che, oltretutto, si attiva solo se lo Stato che vuole la revisione dimostra che non può attuare il Piano per circostanze oggettive.

Insomma, sembra proprio che si siano volute blindare le decisioni prese qualche mese fa, quando l’Italia, dopo una marcia a tappe forzate, ha presentato il suo “Italia Domani”: oltre 200 miliardi di euro, dei quali 191,5 di denari comunitari, suddivisi fra prestiti e sovvenzioni.

Una montagna di soldi (siamo il Paese che riceve più quattrini dall’Europa), da utilizzare fino al 2026, ma dati a rate e solo se si centrano numerosi obiettivi.

Ma perché si parla di cambiare quanto già concordato? L’ipotesi è stata lanciata dal ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini e il motivo è l’alto costo delle materie prime per le costruzioni.

Sono saliti alle stelle i prezzi di acciaio, rame, legno e il settore dell’edilizia da mesi lamenta che i costi da sostenere sono troppo alti. Il rischio maggiore e che i bandi per realizzare le opere risultino non convenienti per chi deve muovere le ruspe.

Ma è anche vero che esistono già degli anticorpi. E’ lo stesso Giovannini che ricorda come ci siano dei meccanismi per rivedere il prezzo d'aggiudicazione degli appalti in base ai rincari, anche dopo che i lavori sono iniziati, per favorire le imprese. E le regole europee, inoltre, prevedono un adeguamento all’inflazione.

Bisognerà vedere se tutto questo riuscirà a contenere il peso degli aumenti o se sarà necessario chiedere a Bruxelles di cambiare le carte in tavola.

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