Covid, contagio in azienda è infortunio sul lavoro: le responsabilità delle imprese

Economia
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Secondo l'ultimo report Inail, al 30 settembre 2020 sono oltre 54mila i contagi sul lavoro denunciati all'ente. Si è quindi riaperto il dibattito sulle responsabilità delle aziende, che devono rispettare le disposizioni contenute nel protocollo tra governo e parti sociali sottoscritto lo scorso aprile sul contenimento delle infezioni sul lavoro

Il contagio da coronavirus in azienda è infortunio sul lavoro. A stabilirlo è stato il decreto Cura Italia, specificando che in caso di infezione avvenuta sul posto di lavoro il lavoratore ha diritto alla copertura assicurativa Inail. Con l’ultimo report dell’Inail, secondo il quale a fine settembre le denunce di contagio sul lavoro arrivate all’istituto hanno raggiunto quota 54.128, si è riaperto il dibattito sulle responsabilità dei datori di lavoro. Tali responsabilità sono state fissate dal Decreto Liquidità, con le modifiche approvate durante la sua conversione in legge, che stabiliscono per i datori di lavoro l’obbligato di tutelare l’integrità fisica dei lavoratori applicando le disposizioni contenute nel protocollo sottoscritto il 24 aprile 2020 tra il governo e le parti sociali sulla regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus negli ambienti lavorativi CORONAVIRUS, GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA - LO SPECIALE).

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Il decreto Cura Italia ha stabilito che il contagio da Covid19 è un infortunio sul lavoro se avvenuto “in occasione dell’espletamento delle proprie mansioni nell’ambiente lavorativo”. A questa norma è seguito l’articolo 29-bis del decreto liquidità (d.l. n. 23/2020), convertito dalla legge n. 40 del 5 giugno 2020, che ha fissato le responsabilità dei datori di lavoro nel rispetto delle norme anti-contagio stabilite nell’aprile 2020 dai protocolli firmati tra governo e parti sociali. Applicando i protocolli, in sostanza, i datori di lavoro adempiono all'obbligo previsto dall'articolo 2087 del codice civile ("L'imprenditore è tenuto ad adottare le misure che sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro").

La responsabilità penale

Il mancato rispetto delle norme anti-infortunistiche e di quanto previsto per contenere i contagi sul posto di lavoro non escludono la responsabilità penale del datore di lavoro. I reati che potrebbero essere contestati sono quelli di lesioni (articolo 590 codice penale) o addirittura di omicidio colposo (articolo 589). Entrambi gli articoli prevedono infatti un'aggravante "se il fatto è commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro". Bisogna precisare però che risulterebbe molto difficile al lavoratore dimostrare l'oggettiva responsabilità dell'azienda. Al datore di lavoro basterebbe dimostrare di aver adottato tutte le misure indicate dalla legge per escludere ogni sua responsabilità o anche sostenere che, nei giorni vicini all'ipotizzato contagio, il dipendente non abbia sempre e osservato scrupolosamente precauzioni come l'uso della mascherina o dei guanti. Difficile quindi per il lavoratore fornire la prova “al di là di ogni ragionevole dubbio”, necessaria secondo il codice penale.

I dubbi

I dubbi sulla responsabilità dei datori di lavoro riguardano infatti l’incertezza sul luogo e sulla causa del contagio e la difficoltà, quindi, a verificare che il contagio sia effettivamente avvenuto in occasione di lavoro. Questo considerando anche il lungo tempo di incubazione del virus, che può arrivare anche a 14 giorni, e i casi di soggetti asintomatici.

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L’ultimo report Inail spiega che a fine settembre, rispetto a un mese prima, sono state 1.919 in più le denunce di infezioni sul posto di lavoro, a cui se ne aggiungono altre 792 dei mesi precedenti per effetto di alcuni riconteggi. I 54.128 casi totali segnalati all’Inail sono pari a circa il 15% del complesso delle denunce pervenute dall’inizio dell’anno, con un’incidenza del 17,2% rispetto al totale dei contagi nazionali comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) alla data del 30 settembre. I casi mortali sono stati 319, 16 in più rispetto al 31 agosto (per lo più distribuiti tra marzo e aprile, con nessun decesso a settembre) e pari a circa un terzo del totale dei decessi denunciati all’Inail dall’inizio dell’anno, con un’incidenza dello 0,9% rispetto ai casi mortali da Covid-19 comunicati dall’Iss alla stessa data.

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