Regno Unito: per Google, Amazon e Facebook arriva la "digital tax"

Economia

La misura è contenuta nell'ultima finanziaria britannica prima della Brexit: riguarderà i colossi del web e porterà nelle casse della Gran Bretagna circa 400 milioni di sterline l'anno. Sarà in vigore dall'aprile 2020

Il governo britannico annuncia l'introduzione di una specifica "tassa sui servizi digitali", anticipando l’Unione europea da cui si appresta a uscire a fine marzo. Il provvedimento fa parte dell'ultima finanziaria pre-Brexit illustrata dal cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, ai Comuni e probabilmente colpirà giganti come Amazon, Google e Facebook. Hammond precisa che la misura, in vigore dall'aprile 2020, sarà mirata sui profitti generati dalle piattaforme digitali dei "giganti hi-tech". E che riguarderà solo le aziende con ricavi da 500 milioni di sterline in su. Il gettito stimato per le casse del Tesoro del Regno Unito sarà di 400 milioni di sterline all'anno.

"Giusto che giganti dell'hi-tech paghino la loro parte"

"È giusto che questi giganti globali - ha detto Hammond -, con affari redditizi nel Regno Unito, paghino la loro parte per sostenere i nostri servizi pubblici". Sui giganti hi-tech, il responsabile delle Finanze britannico ha affermato che "rappresentano una vera sfida per la sostenibilità e l'equità del nostro sistema fiscale" e ha spiegato che "non è sostenibile o equo che le piattaforme digitali possano generare un grosso valore nel Regno Unito senza pagare tasse in relazione a tale attività",

Il ministro delle Finanze: "Austerity verso la fine"

"L'austerity è avviata verso la fine”, ha detto Hammond nel suo discorso alla Camera dei Comuni. Il titolare del Tesoro ha difeso i fondamentali dell'economia del Regno, citando la disoccupazione ai minimi (ne ha parlato come del "miracolo britannico dell'occupazione") e la crescita che continua, si è detto convinto che un accordo sulla Brexit sarà trovato e ha giustificato "la dura politica di bilancio" degli ultimi 8 anni come "non ideologica", ma giustificata dalle necessità imposte dalla "recessione ereditata" dai governi laburisti.

Tiene la crescita della Gran Bretagna

La tendenza alla crescita dell'economia britannica resiste, nonostante i timori legati, alla Brexit, con le stime per il 2019 riviste dal +1,3 al +1,6% del Pil e previsioni di un +1,4 nel 2020 e 2021, dell'1,5 nel 2022, dell'1,6 nel 2023. Lo dice il titolare del Tesoro, Philip Hammond, illustrando la finanziaria. Hammond prevede poi 800.000 posti di lavoro in più nel Regno entro il 2023, mentre rivendica un calo del deficit dal 10% sotto l'ultimo governo laburista all'1,4 indicato per il 2019: "il più basso da 20 anni", dice.

probabilmente colpirà giganti tra cui Amazon, Google e Facebook.
probabilmente colpirà giganti tra cui Amazon, Google e Facebook.

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