Draghi bacchetta l’Italia: parole hanno fatto danni, aspettiamo fatti

Economia

Il presidente della Banca Centrale europea ha detto che si attende la legge di bilancio, mentre “le parole degli ultimi mesi hanno fatto alcuni danni” al Paese. “Ci atterremo a quanto ha detto il governo – ha aggiunto - e cioè che si rispetteranno le regole”

"Negli ultimi mesi le parole sono cambiate molte volte e quello che ora aspettiamo sono i fatti, principalmente la legge di bilancio e la successiva discussione parlamentare". Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, riferendosi all'Italia e alle dichiarazioni dei diversi esponenti politici che, nelle scorse settimane, hanno fatto impennare lo spread. "Purtroppo - ha detto - abbiamo visto che le parole hanno fatto alcuni danni, i tassi sono saliti, per le famiglie e le imprese" anche se "tutto ciò non ha contagiato granché altri paesi dell'Eurozona, rimane un episodio principalmente italiano".

Draghi: “Non è compito Bce assicurare finanziamento dei governi”

A chi gli chiede se la Bce preveda misure per evitare contagi in altri Paesi Ue, Draghi ha risposto che, non avendo ancora visto alcun episodio, “la Banca centrale europea si atterrà a ciò che hanno detto il primo ministro italiano, il ministro dell'Economia e il ministro degli Esteri, e cioè che l'Italia rispetterà le regole". In merito ai timori di una possibile instabilità in Italia a seguito della fine della misura del quantitative easing, il presidente Draghi ha commentato: "Il nostro mandato è la stabilità dei prezzi” e “non assicurare che i deficit dei governi siano finanziati in qualsiasi condizione".

Le stime sull’area euro

Durante la conferenza stampa, il presidente della Bce ha poi affrontato altri temi, come le stime del Pil dell’area euro che per il 2018/2019 vengono limate. Le proiezioni ora stimano una crescita del 2% contro il 2,1% di giugno mentre nel 2019 sarà dell'1,8% contro il precedente 1,9. Per il 2020 resta confermato un aumento dell'1,7%. Confermate invece le previsioni sulla crescita e sull’inflazione (1,7% per 2018/2020) e la necessità di continuare con “misure di stimolo per sostenerla, a causa dei rischi legati al protezionismo e alle turbolenze sui mercati emergenti”.

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