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Cgia, 4,7 milioni di italiani al lavoro di domenica nel 2016

Alberghi e ristorazione sono il settore dove il lavoro domenicale è più elevato (archivio Getty)
3' di lettura

Il settore in cui la presenza domenicale è più elevata è quello di alberghi e ristorazione. Seguono il commercio, la P:A., la sanità e i trasporti. Ma la percentuale di chi lavora nel giorno solitamente riservato al riposo resta inferiore alla media europea

Nel 2016 sono stati 4,7 milioni, i cittadini che hanno lavorato anche di domenica. Tra questi, 3,4 milioni sono dipendenti mentre gli altri lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, esercenti, ambulanti, agricoltori etc.). A dirlo la Cgia di Mestre, mentre la politica si divide sul progetto di legge per eliminare la liberalizzazione varata dal governo Monti che permette l’apertura domenicale dei negozi.

I settori

Il settore dove la presenza al lavoro domenicale è più elevata è quello di alberghi e ristoranti: i 688.300 dipendenti coinvolti incidono sul totale degli occupati dipendenti del settore per il 68,3 per cento. Seguono il commercio (579.000 occupati, pari al 29,6 per cento del totale), la Pubblica amministrazione (329.100 dipendenti, pari al 25,9 per cento del totale), la sanità (686.300 pari al 23 per cento del totale) e i trasporti (215.600 pari al 22,7 per cento). "La maggiore disponibilità di alcuni territori a lavorare nei weekend – dichiara il segretario della Cgia Renato Mason – va in gran parte ricondotta al fatto che buona parte del Paese ha un'elevata vocazione turistica che coinvolge le località montane e quelle balneari, le grandi città, ma anche i piccoli borghi. E quando le attività turistico-ricettive sono aperte anche la domenica, i settori economici collegati, come l'agroalimentare, la ristorazione, i trasporti pubblici e privati, i servizi alla persona, le attività manutentive, sono incentivate a fare altrettanto".

Le regioni dove si lavora di più

Le parole di Mason sono confermate anche da un altro dato. Le regioni dove il lavoro domenicale incide di più sono tutte a forte vocazione turistica: Valle d'Aosta (29,5 per cento di occupati alla domenica sul totale dipendenti presenti in regione), Sardegna (24,5 per cento), Puglia (24 per cento) e Sicilia (23,7 per cento). In coda alla classifica, invece, si posizionano l'Emilia Romagna (17,9 per cento), le Marche (17,4 per cento) e la Lombardia (16,9 per cento). La media nazionale si attesta al 19,8 per cento.

Il confronto con gli altri Paesi

"Negli ultimi anni – segnala il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – il trend degli occupati di domenica è aumentato costantemente sia tra i dipendenti che tra gli autonomi. Nel settore commerciale, grazie alla liberalizzazione degli orari introdotta dal Governo Monti, una risposta alla crisi è stata quella di aumentare i giorni di apertura dei negozi. Con la grande distribuzione e gli outlet che durante tutto l'anno faticano a chiudere solo il giorno di Natale e quello di Pasqua, anche le piccolissime attività, nella stragrande maggioranza dei casi a conduzione familiare, sono state costrette a tenere aperto anche nei giorni festivi per non perdere una parte di clientela". Nonostante le liberalizzazioni, in Italia il lavoro domenicale resta minore rispetto ad altri Stati europei. Se nel 2015, in riferimento ai lavoratori dipendenti, la media dei 28 paesi Ue era del 23,2 per cento – con punte del 33,9 per cento in Danimarca, del 33,4 per cento in Slovacchia e del 33,2 per cento nei Paesi Bassi – nel nostro Paese la percentuale era del 19,5 per cento. Solo Austria (19,4 per cento), Francia (19,3 per cento), Belgio (19,2 per cento) e Lituania (18 per cento) presentavano una quota inferiore.

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