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Nuove Frontiere: l'industria mineraria spaziale

3' di lettura

Finanza & dintorni - Se quando si parla di corsa allo spazio tradizionalmente si pensa al turismo o all’esplorazione, recentemente il concetto di spazio inteso come estrazione mineraria prende sempre più piede. Vediamo come.

Non è uno scherzo. L’estrazione dei minerali nello spazio potrebbe diventare presto una realtà dal valore di migliaia di miliardi di dollari. I minerali (a breve miniere?) che si trovano nella cintura degli asteroidi tra Marte e Giove hanno una ricchezza minerale che è pari a circa 100  miliardi di dollari per ogni individuo sulla terra (date un’occhiata al sito della NASA). Tanto che il noto astrofisico Neil DeGrasse Tyson ha detto che colui che sarà definito il primo trilionario al mondo farà la sua fortuna grazie ai minerali dello spazio.

La tecnologia si sta evolvendo rapidamente e atterrare sugli asteroidi dunque sarà presto possibile. Ma, come sempre accade, la legislazione è in ritardo. Tra i problemi che vengono annoverati infatti vi è la mancanza di chiarezza legale sulla proprietà delle risorse spaziali che – stando agli esperti - rende le cose difficili. “La cornice legale che riguarda lo spazio è in generale molto ambigua”, afferma Ian Christensen, direttore dei progetti del settore privato presso Secure World Foundation, un think tank che si occupa proprio di ricerca nel settore spaziale. Non c’è per esempio un’unica autorità che si occupi dell’allocazione delle risorse nello spazio.  Il trattato più comprensivo ad oggi resta quella sponsorizzato dalle Nazioni Unite e chiamato Outer Space Treaty, risalente al 1967, ma la confusione nella distribuzione delle responsabilità tra i paesi resta. Una cosa è certa: oggi sono proprio i governi che rilasciano le licenze ai soggetti che desiderano svolgere attività nello spazio ad essere i soggetti responsabili dell’applicazione delle normative. Lo spazio peraltro è sempre più affollato, con un’impennata del numero di aziende che cercano di trarre vantaggio delle opportunità.

Se quando si parla di corsa allo spazio tradizionalmente si pensa al turismo o all’esplorazione, recentemente il concetto di spazio inteso come estrazione mineraria prende sempre più piede. Chi non sogna l’idea di una nuova civiltà? Più che civiltà sarebbe forse corretto definirlo colonialismo industriale. Di certo, per gli imprenditori significherà profitto. Per fare qualche nome, pensate all’amministratore delegato di Tesla Elon Musk con Space X e al Ceo di Amazon Jeff Bezos con Origin: entrambi hanno iniziato con il turismo e puntano a renderlo realtà. Far sì che noi, abitanti del pianeta terra, possiamo visitare un altro, affascinante, spazio. Facciamo l’esempio di Space X. Il lancio del suo shuttle Falcon Heavy e il rientro alla base, con successo, di due dei suoi tre razzi potrebbe rendere possibile il trasporto di carichi più pesanti nello spazio abbassando di conseguenza il costo del lancio. “I governi e persino gli esperti sul campo stanno ancora dibattendo sull’uso appropriato di queste risorse, ed è questa al momento la domanda difficile cui rispondere”, ha detto Rebecca Keller, esperta analista in scienza e tecnologia della società di consulenza Stratfor. Keller aggiunge che indipendentemente da come si svolgerà, è probabile che nelle fasi iniziali qualsiasi cosa estratta sarà utilizzata nello spazio. Non spostata sulla terra, insomma.  Di certo la tecnologia galoppa e cose che sembravano impossibili agli inizi del ‘900 si sono poi avverate. Sarà così anche per l’atterraggio sugli asteroidi? Le premesse ci sono tutte. 

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