Rider, Di Maio risponde a Foodora: non accettiamo ricatti

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Il ministro del Lavoro: "Finalmente si parla dei diritti dei rider”. La replica dell'Ad di Foodora: "Tutela è la nostra priorità. Se la bozza fosse confermata non ci sarebbe speranza per il settore di restare in piedi". Salvini: "Totale sostegno a Di Maio"

"Sono contento che finalmente si inizi a parlare dei diritti dei rider e di tutti i ragazzi che lavorano per le piattaforme digitali”: con queste parole il ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Luigi Di Maio, in un post su Facebook, ha risposto alle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Foodora Italia sulla bozza del “Decreto Dignità”. L’ad della società di food delivery, Gianluca Cocco, intervistato dal Corriere della Sera, aveva detto che se la bozza fosse confermata, "non ci sarebbe alcuna speranza per il settore di restare in piedi". Il vicepremier si è detto pronto a discuterne con lavoratori e società: “domani alle 14 al Ministero del Lavoro incontrerò anche i rappresentanti delle aziende, compresa Foodora, ma anche Deliveroo, JustEat, Glovo e Domino's Pizza", ha scritto sul social. "Se lavoriamo insieme l'Italia diventerà il modello da seguire per le attività legate alle imprese che operano su piattaforme digitali - ha continuato il vicepremier - ma sia chiaro. Non si accettano ricatti. I nostri giovani prima di tutto”. Sulla questione arriva l'appoggio del ministro dell'Interno Matteo Salvini: "Do il mio totale sostegno a Di Maio", ha detto.

La replica

Poco dopo, è arrivata la replica dell’ad di Foodora: "Credo che la migliore tutela per questi ragazzi sia quella di offrire un mercato del lavoro attivo e vivace, pieno di opportunità e con le tutele massime possibili, sempre tenendo a mente la sostenibilità del modello, in un quadro normativo omogeneo a livello nazionale e uguale per tutti”. L'amministratore delegato si dice contento "che adesso il Ministro dichiari di voler favorire la crescita delle attività della Gig economy. Ascolteremo con grande interesse le sue proposte per la crescita. La tutela dei rider è la nostra priorità da sempre, insieme a quella di far crescere l'azienda. Lo abbiamo dimostrato con i fatti dal 2015, garantendo le tutele più elevate del settore", ha detto Cocco che in precedenza ha duramente criticato la bozza del decreto scritta dal ministro del Lavoro.

Food delivery, le possibili aperture

La polemica era iniziata in mattinata, con le parole di Cocco riportate da il Corriere: "Se fossero vere le anticipazioni che il ministro Di Maio ha fornito alle delegazioni di rider incontrate, dovrei concludere che il nuovo governo ha un solo obiettivo: fare in modo che le piattaforme digitali lascino l'Italia”, aveva affermato l’amministratore delegato di Foodora, una delle più grandi società della gig economy (economia del lavoretto). "Gli operatori saranno costretti ad assumere tutti i collaboratori, chiuderanno i battenti e trionferà il sommerso", ha continuato Cocco, citando una ricerca condotta con l'Inps per cui solo il 10% dei rider lo considera un lavoro stabile, uno su quattro lo esercita come secondo lavoro per una durata media non superiore ai quattro mesi. L’ad della società di food delivery si è detto aperto a "soluzioni che si muovono nell'ambito dei principi fissati dallo Statuto del lavoro autonomo e della formula co.co.co.", e ad abolire il cottimo per "il minimo garantito, la paga oraria oppure sistemi misti con base oraria più parte variabile". Non esclude nemmeno la possibilità di un aumento delle retribuzioni: "Se ne può discutere rispettando però la sostenibilità del conto economico delle nostre aziende".

Il Decreto Dignità: la bozza

Il decreto potrebbe prevedere l'inquadramento in un contratto di lavoro subordinato per i rider (chi sono e quanto vengono pagati), che adesso hanno solo contratti di collaborazione. La prima bozza per le prestazioni che avvengono tramite piattaforma web, applicazioni e algoritmi, secondo quanto riportato dall'Ansa, prevederebbe un "trattamento economico minimo, proporzionato alla quantità e qualità del lavoro prestato" e comunque in linea con i minimi previsti dai contratti collettivi applicabili alle varie tipologie di attività della gig economy o quelli "del settore o della categoria più affine". Tra le novità che si punta a introdurre per tutelare questi nuovi lavori, compresi quelli dei ciclofattorini che consegnano il cibo a casa, si prevede anche il "diritto alla disconnessione" per "almeno undici ore consecutive ogni ventiquattro ore" all'ultimo turno di disponibilità completato. Prevista anche una fase di sperimentazione degli algoritmi di gestione delle prestazioni e l'obbligo di informare i lavoratori "sulle modalità di formazione, elaborazione dell'eventuale rating reputazionale, e sugli effetti che tale valutazione ha sul rapporto di lavoro".

Favorire crescita gig economy

“Ho tutta la volontà di favorire la crescita di nuove attività legate alla gig economy e nessuno vuole demonizzare le attività legate all’uso di piattaforme innovative. Ma ho il dovere di tutelare i ragazzi che lavorano in questo settore”, continua Di Maio nel suo messaggio su Facebook, affermando di voler dichiarare guerra al precariato: "La mia intenzione è garantire da un lato le condizioni migliori per i lavoratori, dall'altro consentire alle aziende di operare con profitto per creare nuovo lavoro", ha scritto il ministro. Il vicepremier Matteo Salvini si è espresso in favore della linea sostenuta da Di Maio "che ha detto alle multinazionali che devono smettere di trattare lavoratori e lavoratrici come numeri da consumare. Ha il mio totale sostegno su questo", ha detto il ministro dell'Interno in un comizio a Cinisello Balsamo (Milano).

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