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Domenico Lucano: chi è il sindaco di Riace, simbolo dell’accoglienza

5' di lettura

Il primo cittadino è stato inserito da Fortune tra le persone più influenti al mondo. Il suo modello di integrazione è conosciuto all’estero: dopo l'arresto con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione, gli sono stati revocati gli arresti domiciliari

Nel 2016 la rivista americana Fortune lo ha classificato tra le 50 persone più influenti del mondo. Domenico Lucano, soprannominato Mimmo, si è guadagnato il 40esimo posto grazie alle sue posizioni su immigrazione e accoglienza e al suo “modello Riace” che, negli ultimi vent’anni, ha cambiato il tessuto della cittadina calabrese. Il 2 ottobre, però, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, oltre al sospetto di irregolarità nel servizio di raccolta dei rifiuti nella cittadina. Il 16 ottobre gli sono poi stati revocati gli arresti domiciliari, anche se il Tribunale del riesame ha disposto per lui il divieto di dimora nel Comune.

Il primo sbarco

La storia del sindaco simbolo dell’accoglienza dei migranti, 60 anni, inizia nel 1998, quando a Riace - cittadina di poco più di 2 mila abitanti in provincia di Reggio Calabria - per la prima volta arriva un barcone con a bordo dei migranti curdi provenienti da Siria, Turchia e Iraq. Lucano, allora insegnante del laboratorio di chimica, ha un’idea: accoglierli negli appartamenti abbandonati di Riace Superiore, la zona del paese che a partire dagli anni ’60 si è progressivamente spopolata, così da rivitalizzare, anche economicamente, il centro, abitato da meno di 400 persone. Un anno dopo, Mimmo Lucano decide di fondare l’associazione "Città Futura" che, insieme ad altre quattro, darà vita al progetto di accoglienza per migranti che renderà la cittadina famosa nel mondo.

La carriera di sindaco

La prima candidatura - e la prima vittoria - a sindaco arriva nel 2004. Lucano viene eletto con il 35,4 per cento di voti. Nel 2009, si ricandida per la seconda volta con la lista civica "L'altra Riace" e vince con il 51,7 per cento. Nel 2010 arriva terzo nella competizione mondiale dei sindaci, il World Mayor, grazie ai progetti di accoglienza del comune sviluppati nei dieci anni precedenti. Nel 2014 dà il via al suo terzo mandato, con oltre il 54 per cento delle preferenze. Nel corso degli ultimi 14 anni della sua carriera, Lucano ha reso il borgo calabrese un modello per l’accoglienza famoso in tutto il mondo, studiato nelle università europee e raccontato sul grande schermo, nel cortometraggio Il volo, dal regista Wim Wenders.

Il modello Riace

Dal 2004 il paese, e in particolare il centro storico, ha accolto oltre 6 mila richiedenti asilo, provenienti da venti diverse nazioni. L’accoglienza diffusa su cui si basa il “modello Riace” comprende, oltre all’indipendenza dei migranti ospitati in appartamenti altrimenti abbandonati, anche un’importante dose di integrazione: i migranti sono infatti inseriti nel mondo del lavoro della cittadina (in laboratori di artigianato, panetterie, raccolta differenziata). Si realizza così il doppio scopo dell’inserimento dei migranti e della rivitalizzazione del paese altrimenti spopolato, in un miscuglio di culture, dialetti e nazionalità che hanno fatto rinascere i vecchi mestieri e arti ormai desuete. Una settantina di mediatori culturali assunti dal comune garantiscono la riuscita del sistema di integrazione di cui Riace si fa promotrice.

Il rapporto con il ministero dell’Interno

Per anni il sindaco, che è nel mirino della criminalità organizzata, si è battuto affinché il ministero dell’Interno abolisse strutture come i Cie e i Cara, rifiutandosi di gestire i flussi migratori con le logiche emergenziali, in favore dell’ampliamento del Sistema centrale di protezione Sprar cui il modello Riace ha fatto da apripista. Gli scontri con il Viminale si sono fatti più accesi da quando il titolare è diventato il leader della Lega Matteo Salvini. Nel giugno 2018, il vicepremier apostrofa il sindaco come “uno zero” e la polemica si accende tra chi sostiene il vicepremier e chi è dalla parte del sindaco. TUTTE LE REAZIONI DOPO L'ARRESTO.

Le indagini

Il sistema d'accoglienza messo in piedi dal sindaco è oggetto di due relazioni prefettizie, nel dicembre 2016 e nel gennaio 2017. Mentre quest’ultima loda il modello d'integrazione, la prima riferisce di anomalie e fa scattare l'indagine della magistratura. Nell'ottobre 2017 il sindaco Lucano viene infatti indagato dalla Procura di Locri in merito alla gestione del sistema dell'accoglienza: i reati contestati sono truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni dello Stato e dell'Unione europea, concussione e abuso d'ufficio. A causa delle indagini in corso, la cittadina viene esclusa dal circuito Sprar e le vengono negati i finanziamenti per gli anni 2017/2018. Lucano annuncia uno sciopero della fame e inizia un tira e molla con il Viminale. Nell’agosto 2018 il sindaco fa sapere che le indagini si sono rivelate infondate e che i soldi verranno dunque erogati al comune, un fatto subito smentito dal ministero dell’Interno. Arriva poi l’arresto del sindaco e della sua compagna. "Il problema - spiegava lo stesso Lucano davanti all'avviso di garanzia - è questo: a Riace le cose si possono fare con 35 euro al giorno. Se noi dimostriamo che il modello funziona, come potranno giustificarsi gli altri quando chiederanno di più? Andavamo eliminati".

L'arresto: sette accuse più gravi rigettate dal gip

Il 2 ottobre 2018 Lucano viene così arrestato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, oltre al sospetto di irregolarità nel servizio di raccolta dei rifiuti nella cittadina. Nell'accogliere la richiesta d'arresto il gip di Locri Domenico di Croce ha però rigettato le più gravi accuse ipotizzate nei confronti del primo cittadino - dall'associazione a delinquere alla truffa aggravata, dal falso al concorso in corruzione, dall'abuso d'ufficio alla malversazione - criticando in più parti dell'ordinanza l'operato di magistrati e investigatori e rilevando congetture, errori procedurali e inesattezze. L'indagine, andata avanti per 18 mesi e fondata su intercettazioni ambientali e telefoniche, oltre che sull'acquisizione di diversi atti amministrativi, scrive il giudice, ha prodotto una "corposa istanza coercitiva" da parte del pm. Che si è limitato ad un "acritico recepimento" delle "conclusioni raggiunte all'esito di una lunga attività della Guardia di finanza di Locri". Il 16 ottobre il Tribunale del riesame di Reggio Calabria ha poi revocato gli arresti domiciliari per Mimmo Lucano, disponendo per il sindaco il divieto di dimora a Riace.

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