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Omicidio di Noemi Durini, dalla scomparsa alla condanna del fidanzato

Noemi Durini (Ansa)
4' di lettura

Della ragazza, 16 anni, si perdono le tracce il 3 settembre 2017. 10 giorni dopo Lucio Marzo confessa di averla uccisa e indica il luogo dove ha nascosto il cadavere. Seguono l’inchiesta e il processo per il giovane: tutte le tappe

Il 7 giugno 2019 i giudici della Corte d'appello della sezione minori del Tribunale di Lecce hanno confermato la condanna a 18 anni e 8 mesi per Lucio Marzo, il 19enne che il 3 settembre del 2017, ancora minorenne, uccise la fidanzatina di 16 anni, Noemi Durini, nel Leccese. La sentenza di primo grado - con rito abbreviato - era arrivata il 4 ottobre 2018. Ecco tutte le tappe dal giorno della scomparsa della ragazza.

La scomparsa di Noemi

Noemi Durini, 16 anni, di Specchia, scompare di casa il 3 settembre 2017. Tre giorni dopo i genitori denunciano il fatto alla polizia: fino a quel momento avevano sperato che potesse tornare, visto che già altre volte si era allontanata a seguito di contrasti con la famiglia, che non approvava il suo rapporto con il fidanzato, il 17enne Lucio Marzo. I genitori avevano sollecitato più volte Noemi a non frequentarlo: la madre aveva addirittura denunciato il ragazzo a causa del suo carattere violento. Ne erano nati due procedimenti: uno penale per violenza privata, l'altro civile per verificare il contesto familiare in cui vive il giovane. Procedimenti che non hanno però portato ad alcun provvedimento cautelare.

Il ritrovamento del corpo

Il 13 settembre 2017 il ragazzo decide di confessare l’omicidio della fidanzata e indica ai carabinieri il luogo in cui ha nascosto il cadavere: sotto un cumulo di pietre a San Giuseppe di Castrignano del Capo, a pochi chilometri da Santa Maria di Leuca. Spiega di averla uccisa con una pietra e di aver sepolto il corpo tra i sassi. L’autopsia disposta dalla Procura rileva che Noemi è stata prima picchiata a mani nude e poi accoltellata alla nuca e seppellita mentre era ancora viva: sarebbe dunque morta per asfissia. Viene indagato anche il padre di Lucio, Biagio, per occultamento di cadavere: viene poi scagionato.

La confessione dell'omicidio

Il giorno dopo l’arresto, mentre esce dalla stazione dei carabinieri di Specchia dopo un interrogatorio, Marzo rischia il linciaggio. Col cappuccio della felpa sulla testa, si rende protagonista di atteggiamenti di sfida alzando la mano destra in segno di saluto alla gente che gli fischia contro e lo insulta. I presenti tentano di aggredirlo nonostante il cordone di sicurezza. Nel corso dell'interrogatorio il 17enne cerca di addossare a Noemi un piano per l'uccisione dei suoi genitori. Lucio avrebbe ucciso la ragazza perché - secondo quanto raccontato dallo stesso giovane - quella sera Noemi lo pressava per uccidere i suoi genitori che si opponevano alla loro relazione, simulando una rapina in casa.

La ritrattazione e la richiesta di rito abbreviato

A gennaio 2018 il 17enne decide di ritrattare la confessione. Dal carcere invia una lettera agli inquirenti scrivendo che a uccidere Noemi è stato un meccanico 49enne di Patù, nel Salento, che viene indagato e poi scagionato. Ad aprile i Ris trovano il Dna di Lucio sotto un'unghia di Noemi. Dopo la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini della Procura minorile, risulta l'unico indagato. Viene accusato di omicidio volontario con le aggravanti di aver commesso il fatto con premeditazione, per motivi abietti e futili e di aver agito con crudeltà. Il gup del tribunale per i minori di Lecce accoglie la richiesta di rito abbreviato avanzata dai legali difensori di Lucio, ma rigetta la richiesta di messa in prova, perché sono assenti segni di ravvedimento nel ragazzo.

La condanna di Lucio Marzo

Il 2 ottobre 2018 il pm Anna Carbonara chiede per il ragazzo una condanna a 18 anni di carcere. Un altro anno e mezzo è chiesto per reati collaterali, confluiti nel procedimento. Il 4 ottobre il Tribunale dei Minorenni di Lecce condanna Lucio Marzo a 18 anni e 8 mesi di reclusione.

L'appello conferma la sentenza

I giudici della Corte d'appello del tribunale minorile di Lecce respingono la richiesta di rinnovare la perizia psichiatrica e della messa alla prova con il riconoscimento delle attenuanti generiche avanzata dalla difesa. Il 7 giugno 2019 per Marzo, in carcere dal settembre 2017, viene confermata la condanna emessa in primo grado a 18 anni e 8 mesi. "Non sarò mai contenta ma posso ritenermi soddisfatta", commenta la mamma di Noemi, Imma Rizzo, dopo la sentenza. "La nostra battaglia giudiziaria continua perché ci sono tanti lati oscuri in questa vicenda che devono essere chiariti", aggiunge, riferendosi all'indagine in corso per accertare il coinvolgimento di altre persone nell'occultamento del cadavere. La famiglia di Noemi, infatti, sospetta che i genitori di Lucio possano aver avuto un ruolo.

Data ultima modifica 07 giugno 2019 ore 15:14

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