Frana a Niscemi, cosa sta accadendo dal punto di vista geologico: il precedente e le cause

Cronaca
©Ansa

Introduzione

Continua ad aggravarsi la situazione a Niscemi (Caltanissetta). La frana con un fronte lungo 4 chilometri, che ha già costretto oltre 1.500 persone ad abbandonare le case, non si ferma. "L'intera collina sta crollando sulla piana di Gela”, ha avvertito il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano. Molti degli sfollati non rientreranno più nelle proprie abitazioni. Il territorio non è nuovo a questo tipo di fenomeni, strettamente legati alla conformazione geologica dell'area. Un episodio analogo si verificò il 12 ottobre 1997. Ecco le cause.

Quello che devi sapere

Cosa sta succedendo

Il fronte di frana si estende per circa 4 chilometri e coinvolge direttamente le abitazioni prospicienti la scarpata, determinando una zona rossa al momento di 150 metri e l'evacuazione di oltre 1.500 persone. Ciciliano ha spiegato senza mezzi termini: "Bisognerà definire un piano per la delocalizzazione definitiva di chi ci viveva ed è in corso un censimento delle persone che vanno sostenute". Per poter intervenire nella zona rossa, per ora off limits anche per vigili del fuoco e polizia municipale, bisognerà aspettare "la conclusione del deflusso dell'acqua". E quindi al momento, chiarisce Ciciliano, "non è possibile fare una stima dei danni". Quando le condizioni di agibilità nell'area lo consentiranno sarà fatto anche un "focus specifico" per verificare eventuali abusi edilizi sugli edifici, "molti dei quali però - sostiene il vicesindaco Pietro Stimolo - sono stati realizzati prima del 1977, quando non c'era un regime di concessioni, quindi non dovrebbero esserci situazioni di irregolarità".

 

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Un'immagine della frana a Niscemi

Il precedente di 29 anni fa

Il 12 ottobre 1997, poco prima delle 14, a Niscemi la gente scese in strada gridando al terremoto. Esattamente com'è accaduto alle 13 di domenica scorsa, quando ha sentito un boato. Ventinove anni fa e lo scorso 25 gennaio non si trattava di un sisma, ma di una frana che si è ripresentata negli stessi luoghi: i quartieri Sante Croci, Pirillo, Canalicchio. Nel 1997, l'allora sottosegretario alla Protezione civile, il vulcanologo Franco Barberi, parlò di "ordinaria malamministrazione e di completo degrado in una zona sottoposta a vincolo geologico". La procura di Caltagirone aprì un fascicolo per disastro colposo, ai 400 sfollati furono offerti 600mila lire al mese, per 13 mesi, come contributo per l'affitto. Nel 2000 48 case e la settecentesca chiesa di Sante Croci furono demolite. Quando le ruspe s'avvicinarono al luogo di culto, una dozzina di persone fece da scudo per impedire la demolizione. Tra ricorsi giudiziari e proteste, infine la chiesa fu abbattuta.

 

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Lo stato di emergenza

Lo stato d'emergenza per quella frana fu più volte prorogato dal Consiglio dei ministri, almeno fino al 2007. Anche nel '97, come nei giorni scorsi, la frana fu preceduta da maltempo e pioggia. E probabilmente le condizioni meteorologiche non saranno state diverse nel 1790, quando nei quartieri Sante Croci e Canalicchio, sempre gli stessi, la terra si aprì e nei bevai l'acqua smise di scorrere, come riportano le cronache del tempo ad opera di una comunità di frati.

 

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Le cause delle frane

L'abitato sorge su una successione di sabbie sovrastanti livelli di argille e marne grigiastre, “una stratigrafia" - spiega Giovanna Pappalardo, Ordinaria di Geologia applicata dell'Università di Catania, referente Associazione italiana geologia applicata e ambientale - che determina un marcato contrasto nelle proprietà geotecniche e, soprattutto, nella permeabilità". Le sabbie, generalmente permeabili, consentono l'infiltrazione delle acque meteoriche nel sottosuolo, mentre le argille sottostanti ne ostacolano il drenaggio profondo, favorendo condizioni di instabilità. Secondo l'analisi, il fenomeno mostra anche "un'evoluzione di tipo retrogressivo", ossia una progressiva propagazione verso il centro abitato. Alla luce di questo scenario, "appare indispensabile un costante e accurato monitoraggio dell'area interessata", conclude Pappalardo, che da anni si occupa dello studio del dissesto idrogeologico che coinvolge anche centri abitati.

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Geologo: “La frana è destinata ad avanzare”

Riccardo Ferraro, consigliere della Sigea, la Società italiana di geologia ambientale, spiega che la parete terrosa alla cui sommità c'è una striscia di case in bilico sul precipizio - l'immagine più drammatica della frana di Niscemi -, dovrà trovare un assetto di equilibrio naturale. Nella letteratura scientifica, "i terreni sabbiosi, come quelli di Niscemi, hanno un angolo di resistenza al taglio di 35 gradi. Attualmente la parete presenta un angolo di 85 gradi e questo significa che la frana è destinata ad avanzare, compromettendo le costruzioni, fino a trovare un equilibrio. L'angolo della parete non può resistere all'attuale inclinazione”.

Un'immagine della frana a Niscemi

Gli esperti: frana prevedibile in un'area dissestata

La parete della frana, sul lato ovest di Niscemi, in alcuni punti misura oltre venti metri e lo smottamento prosegue verso la parte meridionale del paese, su un fronte di oltre 4 chilometri. Le case in bilico sul precipizio potrebbero essere compromesse dall'avanzare della frana, fenomeno che sembra inevitabile per il tipo di terreno sabbioso sul quale poggiano. Infatti, la zona rossa, inizialmente stabilita per cento metri dal profilo della frana, è stata avanzata di ulteriori 50 metri. Secondo Giuseppe Collura, referente della Sigea, la parte terminale del cedimento di domenica scorsa "si sovrappone alla frana dell'ottobre 1997”.

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Contesto suscettibile alle frane

Il terreno interessato alla frana ha uno strato sabbioso che poggia sull'argilla, "come si evince dalla colorazione della parete franata, gialla e grigia - continua Collura - Il terreno più in superficie, anche a causa delle forti piogge, scivola sull'argilla impermeabile". Il geologo dice che l'ipotesi ventilata da qualche studioso, di una cosiddetta faglia diretta, cioè un fenomeno tettonico, "non trova evidenza". Se il contesto geomorfologico è suscettibile alle frane, "il diffuso disordine e il marcato dissesto idrogeologico causato dalle incontrollate acque di scorrimento in città fanno il resto. Le acque si riversano su tutto il versante, creando incisioni profonde che aumentano la propensione al dissesto. Dopo la frana del '97, la probabilità che un evento franoso si ripetesse in quest'area era altissima, soprattutto perché il versante non è stato interessato da nessun intervento, nonostante contenuti segnali di movimento". Soltanto lo scorso 16 gennaio la terra s'era già mossa e la strada provinciale 12 interrotta. Dopo gli avvenimenti del '97 alcune costruzioni che rientravano nel perimetro della frana furono abbattute, "e da quel momento nell'area non sono sorte nuove abitazioni", conclude Collura.

4 anni fa fu elevato rischio dissesto geomorfologico

Nelle mappe della Protezione civile regionale, l'ultima aggiornata quattro anni fa, la zona di Niscemi è classificata a rischio molto elevato di dissesto geomorfologico. L'area, inoltre, viene segnalata come "sito di attenzione" per il rischio idrogeologico. Nell'aggiornamento del 2022 il rischio geomorfologico in alcune zone della cittadina era stato elevato rispetto a quello codificato nel precedente piano di assetto idrogeologico (Pai), la procedura tecnica e normativa con cui le autorità di bacino modificano le mappe e le regole di sicurezza del territorio. L'aggiornamento era stato fatto dopo le segnalazioni del Comune su fenomeni franosi risalenti al 2019 che si erano verificati in diverse zone, tra cui le strade provinciali 10 e 12, proprio quelle colpite dalla frana e ora impraticabili. Come emerge dal decreto di allora, quattro anni fa furono effettuati sopralluoghi da parte dei tecnici per verificare crolli, smottamenti e fenomeni franosi segnalati dall'amministrazione comunale.

 

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Un'immagine della frana a Niscemi
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