Fare il bagno al lago e nei fiumi, quali sono i pericoli e come evitarli

Cronaca
©IPA/Fotogramma

Introduzione

In Italia ci sono 8mila chilometri di costa e numerosi laghi, fiumi e bacini vari che includono complessivamente oltre 5.500 aree di balneazione. Secondo la Relazione 2026 dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti ed incidenti in acque di balneazione - istituto dal ministero della Salute con il DM del 01/04/2025 - in queste zone, negli ultimi anni, in modo abbastanza costante si verificano oltre 300 annegamenti all’anno.

Quello che devi sapere

Cosa sono le acque interne

“Le acque interne destinate alla balneazione, ai sensi del D.Lgs 116/2008 - spiega il Report - comprendono i laghi (i grandi laghi dell’Italia settentrionale, i laghi vulcanici dell’Italia centrale, ecc.) e i fiumi. Tuttavia, in riferimento pratico alle attività ricreative non sono da tralasciare anche altri corpi idrici, quali i bacini naturali e artificiali, le paludi, i torrenti, le gole e i canali”.

 

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I dati sugli annegamenti in acque interne

L’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità, relativa al biennio 2024-2025, ha registrato complessivamente 277 annegamenti in acque interne. Di questi, 149 sono avvenuti in fiumi o torrenti (53,8%), 89 nei laghi (32,1%) e 38 in canali (13,7%). I decessi riguardano nell’80,9 % dei casi la popolazione di sesso maschile e il 45,5 % degli incidenti riguarda persone nella fascia di età compresa tra 15 e 44 anni. I bambini fino ai 14 anni rappresentano circa il 5,0% degli annegamenti.

 

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L’acqua è meno densa

La scarsa o assente conoscenza delle caratteristiche delle acque interne può rappresentare un pericolo per chi le frequenta. “Le acque di fiumi, torrenti e canali, nonché dei laghi e bacini d’invaso sono meno dense rispetto alle acque marine, è quindi più difficile e faticoso nuotare, rimanere in superficie”, spiega l’indagine dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti ed incidenti in acque di balneazione.

 

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Le temperature dell’acqua e il rischio di “cold water shock”

Inoltre le temperature di queste acque sono molto più fredde rispetto a quelle marine, anche fino a una decina di gradi in meno. “Quindi, a seguito di esposizione prolungata al sole, bruschi ingressi in acqua possono causare confusione e/o deterioramento della capacità decisionale della persona, fino alla cosiddetta ‘cold water shock’, che può essere fatale - si legge nel Report - Alcuni rischi legati a questo pericolo includono l’ipotermia e lo shock da acqua fredda”.

 

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Le correnti

Il Report, analizzando i pericoli delle acque interne, spiega poi che “nei laghi, negli stagni e nei bacini d’invaso le acque sono pressoché ferme (lentiche), mentre nei canali, fiumi e torrenti le acque sono correnti. Questo flusso costituisce un significativo fattore di rischio per l’occorrenza di incidenti di annegamento, anche in relazione delle condizioni morfologiche del canale (depressioni improvvise, ostruzioni, filtri, ecc.) e delle possibili interferenze con le opere antropiche”.

I pericoli delle piene

Sono due le situazioni particolarmente pericolose che possono verificarsi in caso di eventi di piena. “La prima consiste in un innalzamento molto rapido del livello dell’acqua (es. ‘flash flood’), fenomeno che si verifica generalmente in corsi d’acqua montani o caratterizzati da un piccolo bacino idrografico - spiega l’indagine -. La seconda consiste nell’espansione laterale delle acque, che inondano interamente o parzialmente aree limitrofe al corso d’acqua, ossia la piana inondabile, le golene o terrazzi recenti, che per la maggior parte del tempo risultano come aree asciutte e, quindi, apparentemente sicure”.

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Gli argini instabili

Nelle acque interne un altro fattore di rischio è costituito dagli argini instabili. “Le cadute involontarie a volte sono associate alla presenza di vegetazione ripariale, che può impedire la visione del corpo idrico e i caratteri dell’argine. Il pericolo di caduta aumenta se la scarpata risulta essere verticale o sub-verticale e discretamente alta - si legge nel Report - Le acque in movimento, dopo la caduta, non necessariamente rovinosa, possono trascinare il corpo, in stato di incoscienza o semicoscienza. Correnti, risacche o oggetti sommersi, anche in corsi d'acqua apparentemente tranquilli, possono rivelarsi molto pericolosi. Le pareti artificiali alte e verticali che spesso caratterizzano i canali rendono particolarmente difficile l’uscita dal corpo idrico per i nuotatori e per eventuali soccorritori”.

Le cause più comuni degli annegamenti

Dei 209 annegamenti avvenuti nelle acque interne per i quali è stato possibile identificare una causa, il 41,6% è associato a cadute in acqua, il 29,2% a malore, il 18,2% a presenza di ostacoli/corrente o all’olografia della riva e circa l’8,6 % a tuffi. In circa il 79% dei casi riportati la persona annegata era da sola.

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I consigli per evitare i pericoli

“I consigli per evitare incidenti - ha spiegato in passato Luca Rosiello, dirigente Soccorso acquatico dei vigili del fuoco, intervistato a Timeline su Sky TG24 - sono quelli di controllare i bambini con particolare attenzione ed evitare di fare il  bagno dopo aver assunto alcolici. È importante anche l'abbigliamento: un tutino in neoprene facilita il galleggiamento e protegge contro il freddo, dato che lo choc termico è un ulteriore fattore di rischio. Evitare poi di immergersi in specchi d'acqua che non si conoscono e in cui c'è poca visibilità, per non rischiare di rimanere impigliati in oggetti o vegetazione nascosti sotto la superficie”.

 

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