Prosegue protesta Ex Ilva, da governo decreto per tenere accesa Taranto fino a Cassazione
CronacaLa mobilitazione, che dall'essere inizialmente di 24 ore, su decisione dell'assemblea dei lavoratori e delle sigle sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb, è divenuta a oltranza, è destinata a proseguire sino a quando dal Governo non arriverà la nuova convocazione del tavolo chiesta da ieri. "A livello territoriale saranno organizzate tutte le iniziative necessarie", fanno sapere i sindacati dei metalmeccanici in una nota
Hanno sfidato l'umidità della notte e, per proteggersi in qualche modo, hanno acceso in strada dei fuochi improvvisati accatastando pezzi di legno, ma gli operai e i delegati sindacali dell'ex Ilva di Taranto non hanno abbandonato i presidi che sin da ieri mattina sono sulle statali alle porte della città: la 7 per Massafra-Taranto e la 106 per Metaponto-Reggio Calabria. La protesta che dall'essere inizialmente di 24 ore e poi, su decisione dell'assemblea dei lavoratori e delle sigle sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb, è divenuta a oltranza, è quindi andata avanti tutta la notte. E proseguirà sino a quando dal Governo non arriverà la nuova convocazione del tavolo sull'ex Ilva chiesta da ieri (nel frattempo, la Regione Puglia ha già convocato una riunione per giovedì mattina). Lo hanno confermato anche i sindacati: "In considerazione delle mancate risposte del governo, Fim, Fiom, Uilm nazionali hanno proclamato ulteriori 48 ore di sciopero" in tutti gli stabilimenti ex Ilva. A livello territoriale saranno organizzate tutte le iniziative necessarie", fanno sapere i sindacati dei metalmeccanici in una nota.
Turni tra lavoratori e sindacalisti per mantenere i presidi notturni
Per trascorrere la notte e tenere in piedi i presidi di protesta sulle strade, lavoratori e sindacalisti si sono organizzati in turni. È stata, ovviamente, una presenza molto meno consistente rispetto a quella di ieri mattina presto, quando il tutto è cominciato, ma in questo modo è stata assicurata la continuità della mobilitazione. Al momento non si può prevedere quanto la protesta durerà, anche se il Consiglio dei ministri di stasera ha dato il via libera al decreto legge per l'Ilva che prevede, tra le misure, il mantenimento della funzionalità degli impianti di Taranto, favorire la reindustrializzazione delle aree ex Ilva, attrarre nuovi investimenti nell'area di Taranto e sostenere la ricollocazione dei lavoratori coinvolti nella crisi. In particolare è previsto il mantenimento in riscaldo degli impianti dell'area a caldo fino alla pronuncia della Cassazione e l'erogazione dell'ultima tranche del prestito, pari a 40,5 milioni in favore di Acciaierie d'Italia in AS, sulla base della decisione della Commissione europea del febbraio scorso.
Le richieste dei sindacati
I sindacati rivendicano interventi straordinari per i lavoratori, anche sul piano del pensionamento anticipato, ma, soprattutto, risposte sul futuro dell'ex Ilva, attualmente avviata a fermare tutte le attività, da Taranto (dove si sono già fermate) a Genova (dove si fermeranno a breve), a meno che la Corte di Cassazione, nell'udienza del 20 ottobre, annulli il decreto della Corte d'Appello di Milano che dispone la fermata dell'area a caldo entro il 25 ottobre (90 giorni dall'emissione del decreto, avvenuta il 27 luglio). Stamattina, si apprende da fonti sindacali, la protesta proseguirà come ieri con i blocchi stradali. Al momento non è previsto che ci siano manifestazioni in città. Ieri l'adesione allo sciopero è stata significativa. Si parla di una fabbrica ancor più deserta del solito, anche perché a Taranto la cassa integrazione coinvolge attualmente circa 3.500 diretti su poco meno di 8mila di organico. Ieri erano presenti solo i lavoratori di comandata per garantire la vigilanza e la sicurezza degli impianti.