Caso Liliana Resinovich, sui vestiti della vittima il dna di un uomo sconosciuto

Cronaca

Alcune tracce sono state trovate sui jeans della donna e su uno dei sacchi neri che contenevano il cadavere. Si tratta dell'esito di uno dei quesiti posti dal Gip di Trieste ai periti, che saranno discussi nell'udienza del 30 ottobre

ascolta articolo

Novità sul caso di Liliana Resinovich, la donna scomparsa il 14 dicembre del 2021 e il cui cadavere fu ritrovato il 5 gennaio nei boschi dell'ex ospedale psichiatrico di Trieste. Alcune tracce di Dna appartenenti a uno stesso uomo ignoto sono state trovate sui jeans della donna, sul cordino che racchiudeva tre chiavi e su uno dei sacchi neri che contenevano il corpo. Si tratta dell'esito di uno dei quesiti posti dal Gip di Trieste ai periti, che saranno discussi nell'udienza del 30 ottobre. Gli esperti hanno anche accertato che sulle suole delle scarpe di Liliana non ci sono tracce del terreno del luogo dove fu trovato il cadavere. La traccia genetica sconosciuta è stata confrontata con alcuni profili già noti portando così ad escludere tra gli altri, nella caccia a ignoto, il marito. Inoltre, per i periti, tra il tessuto del giubbotto (e la borsa) della sessantatreenne e il giubbotto di Sebastiano Visintin c'è una compatibilità da contatto, a indicare la vicinanza tra gli oggetti analizzati. 

I periti: "Nelle suole non ci sono tracce del terreno dove fu trovato il corpo"

Quella del dna non è l'unica novità dei periti. Gli esperti hanno accertato infatti un altro particolare importante: sulle suole delle scarpe di Liliana non ci sono tracce del terreno del luogo dove fu trovato il cadavere. Elemento che fa dire al legale Nicodemo Gentile, che assiste il fratello di Liliana, Sergio, che "Liliana è stata uccisa altrove e poi portata lì dove fu trovato il cadavere". Sulle suole delle scarpe ci sono invece residui, tra l'altro, di zirconio e questo farebbe pensare al laboratorio dove Visintin affilava i coltelli. Ma per i periti il confronto con il materiale presente nel laboratorio, "non fornisce alcun elemento a supporto di un contatto tra le scarpe della vittima e laboratorio" stesso. Il terzo elemento che emerge dalle perizie è un altro dettaglio il cui significato è tutto da valutare: ci fu un "contatto diretto" tra il giubbotto indossato dal marito della vittima Sebastiano Visintin il giorno della scomparsa, e il giubbotto e la borsa di Liliana. 

Gli esami sul cordino trovato attorno al collo

Quanto alla comparazione tra il cordino intorno al collo di Liliana e i gomitoli e i pezzi di cordino sequestrati a casa di Visintin, i periti scrivono che "non possono essere né confermati né esclusi come compatibili". Precisando che l'estremità del cordino evidenzia due diversi tagli riconducibili a un paio di forbici uno e a una lama singola l'altro. Dal cordino poi è stato estratto un Dna riferibile solo a Liliana mentre sullo spago che teneva insieme le chiavi che Liliana aveva nella borsa ci sono invece "due profili complessi", appartenenti ad "un soggetto di sesso maschile ignoto". Anche l'analisi di 12 formazioni pilifere su reperti come indumenti, borsa, occhiali, mascherina e altro di Liliana, ha dato come esito che 11 di queste sono riferibili alla vittima mentre una ad un soggetto maschile ignoto. In nessuno dei reperti, infine, è stato individuato il Dna del medico legale che aveva operato sul caso, Fulvio Costantinides. L'avv.Gentile sostiene che "non ci si aspettava, dopo sei anni, la pistola fumante da questa perizia" e annuncia ben "altri e imponenti elementi che parlano di omicidio e di possibili responsabilità". 

 

Cronaca: i più letti