Quando i pazienti sono i bambini, il reportage di Claudio Marinaccio

Cronaca

Il fumettista torinese racconta la sua ultima visita all'Ospedale pediatrico Regina Margherita di Torino. Tra eccellenze professionali, turni massacranti, strumenti inadeguati e il mostro della burocrazia

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Entrare in un ospedale pediatrico significa camminare sul filo sottile che separa l'eccellenza medica dalla fragilità umana.

 

Mi sono preso un po' di tempo prima di entrare al Regina Margherita di Torino. Lo conoscevo già: ci sono stato qualche volta per mio figlio, per fortuna nulla di grave. Eppure, quando sei un genitore, un ospedale pediatrico non diventa mai un posto qualunque, e negli occhi degli altri leggi un mondo di cose non dette ma capite.

 

Sapevo che quello che avrei visto lì dentro mi avrebbe scosso, e infatti è andata così. Sono entrato con l'idea di osservare e raccontare, come faccio sempre, senza denunciare né giudicare. Ho parlato con dottori, dottoresse e infermieri, ho ascoltato, ho guardato. Ho trovato un luogo dove convivono una professionalità altissima e difficoltà quotidiane che chi ci lavora conosce bene.

 

Credo che farebbe bene a tutti passare di lì, anche solo per un momento, e vedere con i propri occhi la realtà che i bambini vivono ogni giorno sulla propria pelle. È più dura di quanto si pensi. E chi se ne prende cura riesce comunque a fare benissimo il proprio lavoro, nonostante tutto.

Mi sono preso un po' di tempo prima di entrare al Regina Margherita. L'ospedale pediatrico di Torino. Sapevo che quello che avrei visto lì dentro mi avrebbe scosso! D'altronde ci sono già stato qualche volta per mio figlio. E qui ci sono i professionisti più preparati e gli strumenti più moderni. In che senso il fax?
Chiacchierando con alcni dottori e dottoresse ho scoperto che usano ancora il fax! Ma è anacronistico, è come se ci fosse l'estrema destra in Germania. Vabbè, esempio sbagliato. Zucchero? No, lo prendo amaro come... Apprendere che qui è come se loro fossero piloti di Formula 1 costretti a guidare trattori burocratici. E, a volte, senza neppure il materiale necessario. E vanno comunque forte. Senza dimenticare il fatto che essendo sotto organico sono costretti a turni massacranti.
E la lucidità dovrebbe essere sempre tutelata, soprattutto per i medici che hanno a che fare con i bambini. Perché tutti i pazienti sono uguali, ma loro sono più uguali degli altri... Forse tutti dovrebbero fare un salto qui e vedere con i loro occhi la reltà che è molto più brutale e ingiusta di quello che si possa pensare. Mentre uscivo c'era un ragazzo che suonava il pianforte. Non mi ricordo la melodia, ma solo che era perfetta per quel momento...

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