L'episodio è capitato a una dipendente che da 11 anni lavorava per la Epta Costan di Limana. Aveva chiesto di potersi fermare più a lungo al suo caporeparto ma quando è tornata ha trovato la contestazione per l'interruzione del rapporto di lavoro. La Fiom la difende
Si era recata in Romania dalla madre malata di tumore e proprio per accudirla aveva chiesto di poter rientrare sei giorni dopo il termine del suo periodo di vacanza. Una richiesta fatta a voce, non per via scritta, come da consuetudine aziendale, che a Liliana, dipendente della ditta Epta Costan di Limana (Belluno), è costata il posto di lavoro. Una brutta sorpresa che la attendeva al suo rientro con una contestazione per assenza ingiustificata dal 24 agosto al 1° settembre, cioè dopo la fine delle ferie collettive.
Licenziata dopo 11 anni di lavoro
L’azienda ha deciso di licenziarla in tronco, dopo 11 anni di lavoro irreprensibile, sulla base del fatto che la dipendente avrebbe superato i 4 giorni di assenza ingiustificata, e non intende fare marcia indietro. A nulla sono servite le scuse e le richieste di mediazione, anche accettando contestazioni disciplinari o multe. A rendere nota la vicenda è la Fiom Cgil che si chiede se “la totale chiusura nei confronti di una lavoratrice di 55 anni che sta vivendo un momento di grave fragilità non sia dipesa dal fatto di essere tesserata alla Fiom Cgil e di aver fatto parte in passato dell’Rsu”.
La Fiom difende la lavoratrice
“Contestiamo la sanzione sproporzionata, non si può licenziare una lavoratrice ignorando sia che l'assenza era stata concordata con il proprio responsabile, sia le ragioni familiari che l'hanno determinata – commenta Stefano Bona, segretario generale Fiom di Belluno -. È indispensabile che venga fatta piena luce sulle comunicazioni intercorse tra la lavoratrice e il caporeparto, ma c'è un punto sul quale il sindacato intende essere molto chiaro: il licenziamento deve essere proporzionato alla condotta contestata e la valutazione di una eventuale sanzione deve tener conto delle ragioni che hanno determinato l'assenza”.
La posizione della Cgil
“Le multinazionali si riempiono di codici etici e certificazioni di genere – aggiunge Denise Casanova, segretaria generale Cgil di Belluno – poi quando c’è un problema lo gestiscono così. Le regole si rispettano, ma esistono anche buon senso e proporzionalità”. I sindacati chiedono con urgenza un tavolo di confronto. La segretaria Cgil bellunese vuole portare il caso sui tavoli nazionali e annuncia un nuovo contatto con l’amministratore delegato Nocivelli. Intanto nello stabilimento di Limana la tensione resta alta, anche dopo lo sciopero di due ore indetto nei giorni scorsi dalla Fiom Cgil in solidarietà alla collega licenziata.