Bergamo, 50enne con sclerosi multipla licenziato dopo calcetto in malattia: sarà risarcito

Cronaca
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Un cinquantenne, in cura per sclerosi multipla e sintomatologia ansiosa, era stato licenziato per giusta causa dopo essere stato visto giocare a calcetto durante la malattia. L’azienda lo aveva fatto seguire da un investigatore privato. Il Tribunale ha ritenuto il licenziamento non giustificato e gli ha riconosciuto 12 mensilità da 6mila euro lordi, senza reintegro

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Un lavoratore di 50 anni, dipendente di un’azienda metalmeccanica della Bergamasca, è stato licenziato dopo che un investigatore privato incaricato dall’azienda lo aveva visto giocare a calcetto durante alcuni giorni di malattia. Come riporta il Corriere della Sera, l’uomo aveva ricevuto nel 2023 una diagnosi di sospetta sclerosi multipla, poi confermata dagli accertamenti, ed era seguito anche per una sintomatologia ansiosa. Il Tribunale ha ritenuto il licenziamento non giustificato e ha riconosciuto al lavoratore un risarcimento pari a dodici mensilità da 6mila euro lordi ciascuna, senza disporne il reintegro.

La diagnosi e il licenziamento

L’uomo lavorava come quadro nell’azienda dall’ottobre 2022. Nel maggio 2023 gli era stata diagnosticata una sospetta sclerosi multipla, poi confermata dagli accertamenti, che aveva reso necessario un percorso di cura alla Neurologia dell’ospedale Papa Giovanni XXIII. A questo si erano aggiunti problemi di ansia, per i quali aveva iniziato anche un percorso psicologico. Durante alcuni giorni di malattia, il cinquantenne era andato a giocare a calcetto la sera. L’azienda ne era venuta a conoscenza dopo aver incaricato un investigatore privato di seguirne gli spostamenti. Dopo una sospensione di due giorni senza retribuzione nel dicembre 2023, il 14 marzo 2024 era arrivato il licenziamento per giusta causa. Tra gli episodi contestati c’erano le partite giocate il 6, il 13 e il 20 febbraio, durante i periodi di malattia. All’uomo era stato inoltre contestato di avere lasciato il posto di lavoro nel pomeriggio del 16 febbraio. Dopo il licenziamento, il cinquantenne ha impugnato il provvedimento.

La sentenza 

Nel corso del procedimento, come scritto dalla giudice Monica Bertoncini nella sentenza, il medico legale nominato come consulente tecnico d’ufficio ha escluso che giocare a calcetto “fosse incompatibile con lo stato di malattia o che fosse comunque tale da ritardare la guarigione”. Il consulente cita studi che dimostrano come, nelle patologie di natura neurologica e psichiatrica, lo sport possa portare beneficio ed essere un “valido strumento per migliorare la qualità della vita delle persone affette da sclerosi multipla”. Sulla base di queste valutazioni, la giudice ha ritenuto che l’attività svolta durante il periodo di malattia non presentasse “connotati di antigiuridicità”.  Il fatto di aver giocato a calcetto non poteva giustificare il licenziamento, perché non risultava incompatibile con le condizioni di salute dell’uomo né tale da compromettere o rallentare la guarigione. Diversa, invece, la valutazione sull’episodio del 16 febbraio, quando il cinquantenne aveva lasciato il posto di lavoro nel pomeriggio. Il lavoratore aveva spiegato di essersi allontanato a causa di un crollo psicologico, ma la giudice ha ritenuto che il fatto contestato sussistesse. Per questo motivo non ha disposto il reintegro, pur escludendo che l’episodio fosse abbastanza grave da giustificare il licenziamento. L’uomo ha quindi ottenuto un risarcimento pari a dodici mensilità da 6mila euro lordi ciascuna.

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