Glovo, i rider vanno pagati anche durante l'attesa dell'ordine: la sentenza a Torino

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A stabilirlo è stato il tribunale del lavoro di Torino sul caso di un dipendente di Foodinho-Glovo, licenziato lo scorso anno. Il giudice ha riconosciuto al rider un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato, oltre al diritto alla retribuzione anche per i tempi di attesa

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I rider devono essere pagati anche durante l'attesa degli ordini da consegnare. A stabilirlo è stato il tribunale del lavoro di Torino, in una sentenza dell'8 settembre sul caso di un dipendente di Foodinho-Glovo, licenziato lo scorso anno. Il giudice ha riconosciuto al rider un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato dal primo ottobre 2024 e il diritto alla retribuzione anche per i tempi di attesa. Secondo la sentenza, nel calcolo della retribuzione devono essere inseriti non solo i tempi impiegati nelle consegne, ma anche quelli trascorsi in attesa degli ordini negli slot prenotati e lavorati. Il tribunale torinese ha quindi annullato il licenziamento del lavoratore e disposto la sua reintegrazione.

La decisione del tribunale del lavoro di Torino

Il rider era stato licenziato nel 2025 dopo che l'azienda gli aveva contestato di avere accettato alcuni ordini senza effettuare le consegne e senza chiederne la riassegnazione. Secondo il tribunale, però, tale ricostruzione non trova riscontro nella documentazione prodotta dalla società. Dagli atti risultano infatti riassegnazioni effettuate pochi minuti dopo l'accettazione degli ordini. Oltre alla reintegrazione, al lavoratore spettano anche le differenze retributive maturate dal primo ottobre 2024, calcolate tra la prima e l'ultima consegna della giornata e sottraendo i periodi di inattività pari o superiori a 60 minuti. L'azienda Foodinho dovrà infine versare un'indennità risarcitoria.

Usb: “Il tempo di attesa dei rider deve essere pagato”

Sulla sentenza si è espressa anche l'Usb, parlando di "un nuovo passaggio verso il riconoscimento dei diritti dei lavoratori delle piattaforme". "Il Tribunale riconosce che il tempo trascorso dal rider loggato e a disposizione della piattaforma, compresa l'attesa dell'ordine, è tempo di lavoro e deve essere retribuito", dicono dal sindacato. Secondo l'Usb, "la sentenza arriva poche settimane dopo quella del Tribunale di Torino sulla sicurezza dei rider e mentre, ancora una volta, un rider a Roma ha rischiato la vita durante il lavoro. Due fatti diversi che mostrano la stessa realtà: un modello che scarica sui lavoratori costi e rischi, spingendoli a fare più consegne possibile per aumentare un compenso insufficiente". "La subordinazione significa anche salario, sicurezza e diritti", sottolinea ancora il sindacato, ribadendo che "la politica deve riconoscere ciò che la magistratura sta sempre più chiaramente affermando: nel lavoro tramite piattaforma il potere datoriale passa anche attraverso algoritmi, ranking e meccanismi che organizzano e condizionano la prestazione". L'Usb ha poi concluso: "Non è accettabile che ogni rider debba fare causa per vedersi riconosciuti diritti che devono valere per tutti".   

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