Delitto via Poma, Paola Cesaroni: "Quando trovammo Simonetta c'era qualcuno nascosto"

Cronaca

In un'intervista rilasciata a Repubblica, la sorella della vittima ha ricordato di aver visto tre strisce di sangue assenti, però, nelle foto della Scientifica. La famiglia si dice fiduciosa del nuovo filone di indagini sul caso di 36 anni fa

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Sono passati 36 anni dal 7 agosto 1990, quando, di sera, Simonetta Cesaroni venne uccisa in via Poma, a Roma. Eppure, dopo tempo e lunghissime indagini, il caso ancora lascia tanti dubbi tanto da essere diventato un cold case senza risposte. La famiglia della ventenne romana non ha mai smesso di avanzare ipotesi e chiedere agli inquirenti di continuare ad indagare. Dopo 36 anni, è la sorella della vittima, Paola Cesaroni, a fornire ulteriori dettagli sul ritrovamento del corpo: “Nelle fotografie della Scientifica le tre strisce di sangue non ci sono. Per me c'è una sola spiegazione: quando entrammo in quell'ufficio c'era già qualcuno. L'assassino o qualcuno che doveva ripulire”.

Il ritrovamento del corpo di Simonetta Cesaroni

Paola Cesaroni torna sulla sera del 7 agosto 1990, in un'intervista a la Repubblica, nella quale racconta i suoi dubbi su quanto accadde nell'appartamento di via Poma. Secondo la donna, le tre strisce di sangue che il suo compagno avrebbe visto dietro la porta successivamente non comparvero nelle fotografie della Scientifica. Alla domanda se qualcuno potesse essere rimasto nascosto mentre veniva trovato il corpo di Simonetta, Cesaroni risponde: "È un pensiero che ancora mi dà i brividi. L'ufficio era grande. Poteva nascondersi e, quando siamo scesi, finire di cancellare le tracce".

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Il nuovo filone di indagini

Paola Cesaroni ricorda anche il comportamento di Giuseppa De Luca, moglie del portiere, che inizialmente disse di non avere le chiavi dell'appartamento: "Lo ripeté più volte. Io insistetti". E all'arrivo della polizia, racconta, "le teneva dietro la schiena. Un agente le chiedeva e lei temporeggiava. Fui io a indicarla: 'Ce le ha lei'. Un comportamento che ancora oggi non riesco a spiegarmi". Sulla nuova indagine avviata dalla Procura, Cesaroni dice: "Vedo l'impegno del procuratore Lo Voi e del pm Lia. Restano 70 persone di cui abbiamo chiesto il Dna, da confrontare con quanto ritrovato oggi. Dopo 36 anni, sono ancora fiduciosa".

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