Meteo, quale sarà l’impatto di El Niño sull’Italia? Cosa può succedere

Cronaca
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Un fenomeno particolarmente intenso potrebbe favorire più precipitazioni e temperature mediamente più miti durante l’inverno 2026-2027. Una previsione precisa resta però difficile, perché il fenomeno varia in base alla stagione e alla zona e risente anche delle condizioni dell’Atlantico e dell’Oceano Indiano. Intanto, il caldo continua sulla Penisola, con valori fino a 37°C e una fase calda che, secondo le proiezioni, potrebbe proseguire almeno fino al 9 settembre (LE PREVISIONI).

Quello che devi sapere

L'Europa guarda al prossimo inverno

Gli effetti di El Niño sul continente europeo sono generalmente meno diretti e più difficili da delineare rispetto a quelli osservati nelle regioni tropicali. Le simulazioni disponibili indicano tuttavia una possibile stagione caratterizzata da minori occasioni di neve alle quote più basse, mentre le precipitazioni potrebbero presentarsi sotto forma di pioggia a causa di temperature più miti. Le elaborazioni relative all'inverno 2026-2027 suggeriscono in particolare un ruolo importante delle correnti occidentali e atlantiche, capaci di trasportare masse d'aria relativamente temperate. Il risultato potrebbe essere un innevamento più scarso nelle pianure e sui rilievi di media quota, soprattutto nell'Europa centrale e meridionale. Per le Alpi, invece, le condizioni potrebbero diventare favorevoli alla formazione di un manto nevoso consistente soprattutto oltre i 1.800-2.000 metri. Più a nord, dove le temperature sono abitualmente inferiori, la neve potrebbe mantenere una maggiore presenza.

 

Per approfondire: Meteo, come sarà l'inverno 2026-2027? Il possibile impatto di El Niño sulle nevicate

Dicembre e gennaio: poca neve in pianura

Le proiezioni per dicembre 2026 delineano un quadro caratterizzato da quantitativi nevosi inferiori alla media in gran parte delle aree pianeggianti. Le correnti provenienti da ovest potrebbero portare precipitazioni anche abbondanti, ma accompagnate da valori termici troppo elevati per favorire la trasformazione in neve. Uno scenario analogo potrebbe riproporsi a gennaio 2027. La combinazione tra un possibile anticiclone di matrice meridionale e il flusso occidentale contribuirebbe a mantenere relativamente miti le temperature europee, riducendo ulteriormente le possibilità di nevicate alle basse quote. Non mancherebbero, tuttavia, alcune eccezioni: nelle aree montuose più elevate dell'Europa centro-orientale potrebbero verificarsi accumuli superiori alla norma.

 

Per approfondire: El Niño, allarme Onu: “Diventerà molto intenso. Pianeta è in grave pericolo per clima"

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Febbraio potrebbe essere il mese con meno neve

Il quadro potrebbe diventare ancora più evidente a febbraio 2027, tradizionalmente uno dei periodi nei quali la neve interessa un'ampia porzione del continente. Le proiezioni indicano la possibilità di una riduzione dell'innevamento in gran parte dell'Europa, legata soprattutto alla persistenza di condizioni anticicloniche. Le anomalie potrebbero risparmiare soprattutto le regioni settentrionali e nord-orientali, dove il clima più freddo potrebbe comunque consentire episodi nevosi.

Nord America, scenario opposto

Il contrasto con il Nord America potrebbe essere marcato. È proprio in questa parte del mondo che, durante gli episodi di El Niño, gli effetti sulla circolazione atmosferica possono tradursi con maggiore frequenza in nevicate particolarmente abbondanti e intense. Le previsioni stagionali delineano dunque una situazione quasi speculare rispetto a quella europea: da una parte maggiori possibilità di precipitazioni nevose eccezionali, dall'altra una stagione potenzialmente caratterizzata da un innevamento più contenuto alle basse quote.

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Il segnale del Pacifico

Alla base di tutto c'è il comportamento anomalo dell'Oceano Pacifico equatoriale. Nei primi 250 metri di profondità è stata individuata un'onda di Kelvin diretta verso il basso, associata alla redistribuzione delle masse d'acqua calda e fredda. Le forti correnti provenienti da ovest spingono verso oriente l'acqua superficiale più calda, favorendo contemporaneamente la risalita di masse d'acqua più fredde e profonde. Questo meccanismo contribuisce alla progressiva intensificazione dell'anomalia termica nel Pacifico e accompagna l'evoluzione del fenomeno.

Un'anomalia capace di cambiare il clima globale

El Niño è una delle principali anomalie termiche del pianeta e si verifica quando le acque superficiali del Pacifico equatoriale si riscaldano oltre la norma, modificando il regime dei venti alisei. Le conseguenze possono propagarsi su scala globale: piogge torrenziali e alluvioni in alcune aree, siccità e incendi in altre.

 

Il riscaldamento oceanico può inoltre alterare gli ecosistemi marini, riducendo la disponibilità di nutrienti e mettendo sotto pressione pesca, catena alimentare e raccolti.

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Un Super El Niño fuori dall'ordinario

Per parlare di Super El Niño, le anomalie termiche stagionali devono superare la soglia dei 2°C e conservarsi su quei livelli per diversi mesi. L'episodio attualmente in corso presenta caratteristiche particolarmente rilevanti: nelle ultime analisi del Pacifico tropicale sono stati individuati picchi superiori ai 6°C rispetto ai valori abituali. Si tratta di valori di eccezionale intensità, superiori a quelli osservati in numerosi episodi degli ultimi decenni e tali da alimentare l'ipotesi che l'evento possa entrare nella storia come uno dei più forti mai registrati, se non il più intenso in assoluto.

Il massimo dell'intensità

Il riscaldamento anomalo del Pacifico non dovrebbe esaurirsi nel breve periodo. Le proiezioni basate sugli episodi precedenti indicano infatti una prosecuzione dell'anomalia nei prossimi mesi, con il massimo dell'intensità nell'emisfero boreale tra la fine dell'autunno e l'inizio dell'inverno, indicativamente verso dicembre. Secondo le elaborazioni del North American Multi-Model Ensemble (NMME), l'evento sviluppatosi tra il 2026 e il 2027 presenta dimensioni considerevoli. Gli effetti più intensi sono attesi verso la fine del 2026, mentre l'influenza del fenomeno potrebbe protrarsi fino a febbraio 2027.

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Una nuova fase climatica

A preoccupare è soprattutto la combinazione di intensità, durata e ampiezza degli effetti. Per la Wmo, la probabilità che El Niño continui nei prossimi mesi è “eccezionalmente alta, prossima al 100%”. Il fenomeno si ripresenta normalmente ogni due-sette anni, ma l'episodio attuale presenta caratteristiche fuori dall'ordinario.

 

Il riscaldamento del Pacifico centro-orientale potrebbe modificare temperature e precipitazioni in diverse aree del mondo, aumentando localmente il rischio di alluvioni, siccità e caldo estremo. Anche Europa e Italia potrebbero risentirne, rendendo l'evoluzione dei prossimi mesi determinante per capire come sarà l'inverno 2026-2027.

 

Per approfondire: Super El Niño, l'Oceano Pacifico rompe un record vecchio millenni: mari mai così caldi

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