Introduzione
Foggia è la città italiana che negli ultimi 50 anni ha risentito maggiormente degli effetti del cambiamento climatico. Seguono Roma, Napoli e Cagliari, mentre Milano si colloca al 10º posto. Il quadro generale mostra un innalzamento delle temperature e un aumento delle notti supertropicali. È quanto emerge dall'edizione 2026 del Rapporto del Clima del XXI secolo, il progetto di data journalism interattivo realizzato da iLMeteo.it con il Corriere della Sera, che analizza l'evoluzione climatica dal 1975 a oggi.
Quello che devi sapere
Il database e la metodologia di analisi
ILMeteo.it ha messo a disposizione un archivio di oltre 434 milioni di dati climatici, analizzati da un team di meteorologi guidato da Lorenzo Tedici e Mattina Gussoni. Lo studio copre 108 capoluoghi di provincia con dettaglio orario e si basa su serie climatiche valide, confrontate con la rielaborazione Era5 (fonte dati Ecmwf) e con dati provenienti da stazioni meteo certificate. L'intelligenza artificiale è stata impiegata per individuare errori di misurazione nelle rilevazioni più datate e rendere omogeneo il dataset.
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I nove indicatori climatici
L'analisi ha prodotto nove indicatori: giorni di caldo intenso (con temperatura percepita maggiore di 32°C), notti tropicali (con temperatura minima che non scende mai al di sotto dei 20°C), notti supertropicali (con temperatura minima superiore ai 25°C), caldo africano (giornate in cui la temperatura massima è uguale o superiore a 34°C), intensità delle precipitazioni, anomalie delle piogge anno su anno, temperatura media annua, temperatura media estiva e massima estiva. Considerando l'evoluzione congiunta degli indicatori dal 1975, Foggia registra un aumento della temperatura media annua di 3,6°C e 64 notti supertropicali in più rispetto agli anni '80. Seguono Roma, Napoli e Cagliari. Milano è al 10º posto, Bari al 30º, Palermo e Venezia subito dopo, Bologna al 46º, Genova al 55º, Firenze al 66º, Torino al 72º. Le città meno colpite sono Cuneo, L’Aquila, Aosta, Bolzano e Potenza, favorite dall'altitudine e dalla vicinanza delle montagne.
Temperature in aumento e notti sempre più afose
In 50 anni Milano ha guadagnato 2,9ºC, mentre alcune città del Sud hanno registrato incrementi estivi massimi di 8 o 9ºC. A Roma, nel 2025, le giornate di caldo africano sono state 39 contro le 5-15 degli anni '70-'80. Reggio Calabria è la città con più notti subtropicali: 47 nel 2025, destinate a diventare 60 nel 2030.
Il Mediterraneo come hotspot climatico
Le temperature dei mari italiani sono in forte aumento: il Mediterraneo si scalda a un ritmo superiore di circa il 20% rispetto alla media oceanica globale. Il calore accumulato non riguarda solo la superficie, ma penetra fino a 70-100 metri di profondità, contribuendo all'aumento delle temperature nelle città costiere. "Il clima italiano sta cambiando pelle, azzerando il refrigerio notturno e alterando la vivibilità di moltissimi capoluoghi, da Nord a Sud", ha commentato Lorenzo Tedici.
Precipitazioni più violente e periodi di siccità
L'intensità delle precipitazioni è aumentata in 93 città su 108: piogge brevi e violente sostituiscono eventi più uniformi. "Un'atmosfera più calda è in grado di trattenere circa il 7% di vapore acqueo in più per ogni grado di aumento della temperatura, alimentando un’evaporazione sempre più intensa - osserva Mattia Gussoni - Questo surplus di umidità accumulato in atmosfera non aumenta il numero dei giorni di pioggia - che anzi tendono a diminuire rispetto a qualche decennio fa - ma si scarica a terra con maggiore violenza, concentrando in poche ore volumi d'acqua che un tempo cadevano nell'arco di settimane o interi mesi".
La fusione dei ghiacciai e il rischio di permafrost
La superficie glaciale italiana è passata da 527 kmq nel 1959 a circa 300 kmq oggi: -43% in poco più di 65 anni. "La rapida trasformazione del paesaggio alpino riflette l'accelerazione della crisi climatica, tra ritiro glaciale e crolli rocciosi. Il disgelo del permafrost, infatti, priva la roccia del suo collante naturale, innescando continue frane. Gli studi stimano che entro la fine del secolo l'80% dei ghiacciai sotto i tremila metri sarà scomparso, abbattendo le portate fluviali estive. Ciò comporterà impatti critici sull'irrigazione agricola, la produzione idroelettrica e la disponibilità di acqua potabile", spiega ancora Mattia Gussoni.
L'effetto dell'anticiclone africano in quota
Nel 2026 le alte temperature in quota hanno accelerato la fusione della neve invernale: già da maggio la copertura nevosa è scomparsa in poche settimane. Tra il 10 giugno e il 10 settembre, alla stazione Arpa sul Monviso, a oltre 3.300 metri di quota, le temperature non è mai scesa a zero gradi.
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