Il pensatore napoletano, tra gli interpreti più originali della filosofia italiana contemporanea, è morto a 90 anni nella sua città. Docente a Salerno e poi al San Raffaele di Milano, aveva elaborato la teoria ermeneutica della "topologia", fondata su una nuova idea di spazio come orizzonte dell'agire umano
È morto a Napoli, all'età di 90 anni, il filosofo Vincenzo Vitiello, considerato tra gli interpreti più originali del pensiero italiano contemporaneo. Era nato nella stessa città il 26 settembre 1935. La sua ricerca, sviluppata in un lungo confronto con la tradizione filosofica europea, ha trovato nella cosiddetta "topologia" il proprio strumento interpretativo centrale.
Gli studi e la carriera accademica
Professore ordinario di filosofia teoretica all'Università di Salerno, Vitiello ha dedicato gran parte del suo lavoro allo studio di Giambattista Vico, dell'idealismo tedesco e del pensiero di Nietzsche e Heidegger, letti in rapporto con la filosofia greca e con la tradizione cristiana. Negli ultimi anni aveva insegnato teologia politica all'Università San Raffaele di Milano. La sua produzione ha attraversato filosofia teoretica, ermeneutica, estetica e filosofia della religione, con un'attenzione costante ai temi del tempo, della storicità, del linguaggio e della contraddizione.
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La teoria della "topologia"
Al centro della sua riflessione c'è l'elaborazione di una teoria ermeneutica personale, la "topologia", fondata su una reinterpretazione del concetto di spazio inteso come orizzonte trascendentale dell'operare umano. Da questa prospettiva Vitiello ha sviluppato una ricerca estesa alla genealogia del linguaggio e del tempo, affrontando questioni etiche, ontologiche e religiose. Ne è nata anche un'etica dello "stare-accanto" di uomini e cose, proposta come alternativa alle tradizionali figure dell'"essere-con".
Il confronto con la fede
Particolarmente intenso è stato il dialogo con il tema della fede, affrontato da una prospettiva laica. In questo ambito Vitiello ha collaborato con teologi come Bruno Forte e Piero Coda, interrogandosi sul rapporto tra cristianesimo, nichilismo, filosofia e modernità. Alla relazione tra filosofia e religione ha dedicato numerosi saggi, tra cui "Cristianesimo senza redenzione", "Il Dio possibile" e "Dire Dio in segreto".
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Le riviste e i riconoscimenti
Nel 1990 aveva fondato la rivista di filosofia "Paradosso", pubblicata fino al 2002, che diresse insieme, tra gli altri, a Massimo Cacciari, Umberto Curi, Sergio Givone, Carlo Sini e Giacomo Marramao. Ha guidato anche la rivista "Il Pensiero" e collaborato con testate italiane e internazionali, da "aut aut" al "Celan-Jahrbuch" di Heidelberg. La sua attività lo ha portato a tenere lezioni e seminari in Europa, negli Stati Uniti e in America latina, in particolare tra Messico e Argentina. Nel 2012 l'Universidad Nacional de General San Martín di Buenos Aires gli conferì una laurea honoris causa in Filosofia; lo stesso anno ricevette il Premio Lorenzo Montano.
Le opere principali
Autore di una vasta produzione saggistica, Vitiello aveva esordito con studi su Benedetto Croce, per poi orientare la ricerca, dagli anni Settanta, verso la filosofia tedesca e i problemi della dialettica e dell'ermeneutica. Tra i titoli più significativi figurano "Heidegger: il nulla e la fondazione della storicità", "Topologia del moderno", "Elogio dello spazio. Ermeneutica e topologia", "La favola di Cadmo" e "Vico e la topologia". Negli ultimi anni aveva continuato a interrogare il legame tra linguaggio, storia e tempo con opere come "Grammatiche del pensiero", "L'immagine infranta" e il volume dedicato a Kant "L'architetto della Neuzeit".