Al secolo Indro Alessandro Raffaello Schizogene Montanelli, iniziò la sua carriera durante il ventennio fascista e fu per oltre quarant'anni l'uomo-simbolo del Corriere della Sera. Lasciato nel 1973 il quotidiano di via Solferino per contrasti sulla nuova linea politica della testata, fondò e diresse per due decenni il Giornale che lasciò con l'entrata in politica di Silvio Berlusconi
Venticinque anni fa moriva Indro Montanelli, “principe” del giornalismo italiano. Nato a Fucecchio, in provincia di Firenze, il 22 aprile 1909, è stato prima firma del Corriere della Sera e poi fondatore de Il Giornale. Per ricordarlo "con un gesto semplice ma ricco di significato", la presidente della Fondazione Montanelli Bassi, Letizia Moizzi (nipote di Indro Montanelli), e la sindaca di Fucecchio, Emma Donnini, deporranno un mazzo di fiori accanto all’urna che custodisce le ceneri nel cimitero comunale del paese natale del giornalista.
Uomo-simbolo del giornalismo
Decano del giornalismo italiano, al secolo Indro Alessandro Raffaello Schizogene Montanelli, iniziò la sua carriera durante il ventennio fascista e fu per oltre quarant'anni l'uomo-simbolo del Corriere della Sera. Lasciato nel 1973 il Corriere per contrasti sulla nuova linea politica della testata, fondò e diresse per due decenni il Giornale che lasciò con l'entrata in politica di Silvio Berlusconi, da lui disapprovata. Nel marzo 1994 fondò il quotidiano La Voce, che però chiuse l'anno seguente. Montanelli tornò quindi a scrivere sul Corriere (che gli riserva una 'Stanza' per dialogare con i lettori) con cui collaborò fino alla morte, il 22 luglio 2001, all’età di 92 anni. “Io mi considero un condannato al giornalismo, perché non avrei saputo fare niente altro” scrisse Montanelli nel 1982 per ripeterlo in occasione dei festeggiamenti per i suoi 80 anni: ''La mia vita professionale è la mia vita, tout court''.
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"Anarchico conservatore"
Autodefinitosi politicamente un "anarchico conservatore", Montanelli nei primi anni Trenta aderì alla cultura fascista partecipando anche come volontario alla guerra d'Etiopia. Divenuto presto critico verso il regime e le sue derive, fu espulso dall'albo dei giornalisti, perseguitato e condannato a morte dai nazi-fascisti. Nelle elezioni politiche del 1976, invitò i moderati a votare per la Democrazia Cristiana formulando la celeberrima massima "turatevi il naso ma votate DC", pur di sbarrare la strada al Partito Comunista Italiano. E proprio a causa delle sue posizioni anticomuniste e contrarie agli estremismi di sinistra, nel 1977 fu vittima di un attentato da parte delle Brigate Rosse che lo gambizzarono a Milano.
Il ricordo a Fucecchio
In occasione dei 25 anni dalla sua morte, la presidente della Fondazione Montanelli Bassi, Letizia Moizzi, nipote di Indro Montanelli, e la sindaca di Fucecchio, Emma Donnini, insieme a una rappresentanza della Fondazione, deporranno un mazzo di fiori accanto all’urna che custodisce le ceneri di Indro Montanelli nel cimitero comunale di Fucecchio (Firenze), paese natale del grande giornalista. "Sarà una cerimonia nello stile sobrio che sarebbe certamente piaciuto a Indro: un momento di raccoglimento e di memoria, aperto a quanti desiderino condividere questo omaggio", afferma la Fondazione, "per ricordare insieme uno dei più grandi protagonisti del giornalismo italiano".