Lo speciale sul caso Fakir
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Morte Fakir, Meloni: "Fatto inaccettabile". Schlein: "Lo Stato ha fallito"

Cronaca
©Ansa

La procura ha attivato verifiche su 6 persone per la morte dell’uomo deceduto durante un fermo di polizia al Pilastro. Per due agenti e quattro operatori del 118 chiamati perché l'uomo aveva “una crisi psichiatrica” è scattata la nuova norma con l'iscrizione in un registro separato. Si procede per omicidio colposo. Il legale della famiglia della vittima: “Non indaghi la polizia”. La premier: "Accertare la verità". Schlein: "Su Fakir lo Stato ha fallito e proprio lo Stato deve fare piena luce" 

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La norma dello “scudo”, contenuta nell'ultimo decreto sicurezza, è stata utilizzata, tra le prime volte in Italia, nel caso della morte di Abderrahim Fakir, avvenuta domenica al Pilastro, a Bologna, durante un intervento della polizia, mentre era ammanettato a terra. Mentre proseguono le indagini e gli accertamenti, la sera del 20 luglio si sono registrati violenti scontri in piazza tra manifestanti e agenti, con decine di feriti. "Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile. Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno. Ma nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell'Ordine", ha commentato la premier Meloni. Mentre la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha sottolineato: "Quando un uomo muore durante un'operazione di fermo, lo Stato ha fallito e proprio lo Stato deve fare piena luce".

Lo scudo per chi è intervenuto

Per chiarire le cause del decesso del 42enne di origini marocchine, la Procura bolognese ha iscritto un procedimento nell'apposito registro “modello” 45 bis, "nei confronti di quanti hanno preso parte alle diverse fasi del prolungato intervento". Si tratta di sei persone: i due poliziotti e i quattro operatori sanitari che appaiono nelle immagini del video che ha fatto il giro del mondo, con Fakir steso a terra ammanettato e i due agenti sopra di lui che lo tengono fermo. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha però sottolineato che quello applicato agli agenti "non è uno scudo penale, ma la giusta collocazione di un caso all'interno di un'iscrizione in un registro apposito, voluto da una legge del governo Meloni: riguarda persone che sembrano aver partecipato a un fatto con la presenza di una causa di giustificazione". Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha precisato che "l'espressione 'scudo penale' è assolutamente impropria perché lascia intendere una sorta di immunità, che in realtà non esiste. Al massimo si potrebbe parlare di scudo processuale". 

Piantedosi: "L'Italia non è uno Stato di polizia"

Piantedosi, in riferimento alla morte di Abderrahim Fakir, ha anche dichiarato, in un'intervista al Messaggero, che nel nostro Paese non c'è uno Stato di polizia e "in Italia nessuno è al di sopra della legge. Sostenere il contrario è una becera strumentalizzazione di una tragedia come questa". "Quella di Bologna è una vicenda dolorosa che impone anzitutto rispetto per la persona deceduta e per i suoi familiari. Proprio per questo ritengo doveroso attendere l'esito degli accertamenti. La magistratura sta lavorando e avrà tutta la collaborazione delle istituzioni", dice Piantedosi, che sottolinea come la "Questura di Bologna ha già messo a disposizione ogni elemento utile, comprese le immagini delle bodycam, a riprova della piena trasparenza con cui si sta agendo". "Chi dovrà accertare i fatti potrà inoltre avvalersi delle testimonianze delle tante persone, anche dei sanitari, che hanno assistito all'evento", aggiunge.

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L’inchiesta

L'ipotesi di reato è omicidio colposo. Nel video si vedono anche alcuni cittadini, in particolare uno che aiuta gli agenti a bloccare le gambe di Fakir, ma al momento nei loro confronti non risultano iscrizioni. Gli accertamenti che la Procura ha avviato, affidandoli alla squadra Mobile, "terranno conto dell'intero sviluppo dei fatti - di più ampia estensione temporale rispetto al video sino ad ora diffuso in rete, pure acquisito da quest'ufficio - e dell'intervento degli operatori sia delle forze dell'ordine sia del personale sanitario", ha spiegato la procura. Anche le immagini della bodycam indossata dal capopattuglia saranno analizzate dagli inquirenti. La Mobile sta acquisendo le telefonate degli agenti, le comunicazioni radio e sentendo richiedenti e persone presenti durante le fasi concitate che hanno portato alla morte di Fakir.

Cosa è successo

Quando hanno chiesto aiuto al 118, i poliziotti intervenuti in via Svevo, avrebbero segnalato un uomo alle prese con una crisi psichiatrica. Sul posto hanno usato lo spray al peperoncino per neutralizzare Fakir, prima di bloccarlo a terra, ma l'uomo aveva ferite sul capo e sul volto. Come se le sia procurate è uno degli aspetti che andranno chiariti. L'autopsia sarà fondamentale per comprendere come è morto il 42enne.

I pm acquisiranno le linee guida del Viminale sul contenimento

La Procura di Bologna approfondirà e acquisirà le linee guida del Viminale per le tecniche di contenimento in casi simili a quello di Abderrahim Fakir. I pm svolgeranno inoltre accertamenti sul sistema a monte e sul lavoro della centrale del 118, per esempio sul fatto che in via Svevo è stata inviata un'ambulanza con soccorritori, quattro volontari della Croce Rossa, senza medico. 

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L'avvocato dei poliziotti: "Sono sconvolti per la morte di Fakir"

I due poliziotti "mi hanno raccontato quello che è stato il modo di operare in questa situazione e mi hanno rappresentato, attraverso i loro occhi, il dolore per la tragedia alla quale hanno presenziato: la morte di un uomo", ha spiegato l'avvocato Gabriele Bordoni, che assiste i due agenti del commissariato Bolognina Pontevecchio coinvolti nel fascicolo sulla morte di Abderrahim Fakir. "Ovviamente sono due ragazzi molto giovani e sensibili e la morte di una persona è qualcosa che ti lascia ovviamente sconvolto. E tali sono", aggiunge il legale. 

Presidente 118: "Con un medico subito Fakir si sarebbe potuto salvare"

Con l'arrivo tempestivo sul posto di un medico del 118, "con grande probabilità Abderrahim Fakir si sarebbe potuto salvare: a fronte di un forte stato di agitazione psicomotoria, il medico avrebbe infatti potuto sedare il soggetto, a sua stessa tutela e impedendo conseguenze più gravi", ha spiegato all'Ansa il presidente della Società italiana sistema 118 Mario Balzanelli, sottolineando anche come sia stata del tutto "sbagliata la manovra effettuata dai poliziotti di contenimento del soggetto in posizione prona con viso e torace schiacciati a terra. Non è mai indicata è può essere letale: riduce la circolazione d'aria nei polmoni". 

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Gli scontri a Bologna

La sera del 20 luglio Bologna si è ritrovata in piazza, su chiamata del sindaco Matteo Lepore, per un momento di raccoglimento e per chiedere verità e giustizia. La sorella di Fakir, poco prima di prendere la parola, non ha retto all'emozione ed è svenuta. Poi collettivi, antagonisti e diversi appartenenti alla comunità marocchina, urlando 'Assassini!', sono partiti in corteo, fin sotto alla Prefettura blindata dalla polizia. Qui è esplosa la rabbia e le prime file dei manifestanti sono avanzate verso gli agenti. Diversi momenti di contatto, lanci di bombe carta, calci, manganellate e poi le cariche, col tentativo di disperdere la folla con lacrimogeni e idranti andato avanti fino a tarda notte. La famiglia della vittima si è dissociata da quanto avvenuto. 

Questura di Bologna: "64 feriti tra gli agenti, sei mezzi danneggiati"

Secondo il bilancio della Questura, negli scontri, tra gli operatori delle forze dell'ordine sono risultati feriti in 64, con prognosi dai 3 ai 35 giorni. Risultano danneggiati sei mezzi della Polizia di Stato. Gli ulteriori danni sono stati realizzati nelle vie centrali della città, adiacenti a Piazza Maggiore dove è partita la manifestazione.

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Lepore: "A Bologna due piazze, solo una rappresenta la città"

In una lettera aperta alla città, il sindaco Matteo Lepore, ha commentato quanto accaduto: "Bologna ha visto due piazze. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. C'erano migliaia di persone che si sono incontrate pacificamente e spontaneamente, per esprimere la loro vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna. Chi pensa di rispondere alla violenza con la violenza si chiama fuori dallo stato di diritto. E dunque si chiama fuori dalla nostra comunità democratica". 

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