Introduzione
La Procura di Bologna approfondirà e acquisirà le linee guida del Viminale per le tecniche di contenimento in casi simili a quello di Abderrahim Fakir, morto durante un intervento della polizia. I pm svolgeranno inoltre accertamenti sul sistema a monte e sul lavoro della centrale del 118, per esempio sul fatto che in via Svevo è stata inviata un'ambulanza con soccorritori, quattro volontari della Croce Rossa, senza medico. Sono le due linee di indagine su cui lavorano gli inquirenti per far luce su quanto avvenuto il 19 luglio al quartiere Pilastro. Ma quali sono le linee guida del Viminale sul contenimento?
Quello che devi sapere
Le persone non collaborative
Nelle linee guida del ministero dell’Interno sulle misure di contenimento, si chiarisce in primis chi è la persona non collaborativa. Il documento definisce in questo modo soggetti non facilmente gestibili che manifestano in modo evidente o violento un’opposizione o un rifiuto all’osservanza di regole o ordini. Si specifica, inoltre, che le persone non collaborative sono, in alcuni casi, soggetti fragili, psichiatrici o con disagi psicologici o che agiscono sotto effetto di sostanze stupefacenti.
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Le cause di giustificazione
Il documento si articola in due sezioni. La prima è interamente dedicata al quadro normativo entro cui l’operatore di Polizia deve muoversi. La normativa di riferimento, che regola le cause di giustificazione che disciplinano l’attività di Polizia, è l’art.51 del codice penale che esclude la punibilità per l’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica Autorità, facendo riferimento alle attività di polizia, sia di pubblica sicurezza che giudiziaria. Le linee guida richiamano espressamente, tra le disposizioni che prevedono un dovere connesso alla qualifica di Ufficiale e Agente di Pubblica Sicurezza, l’art. 1 del T.U.L.P.S., l’art. 24 della l. 121/1981 (funzioni istituzionali della Polizia di Stato), l’art. 11 della l. 191/1978 (accompagnamento per identificazione), e le disposizioni del codice di procedura penale sugli obblighi della polizia giudiziaria (art. 55 e artt. 347 e seguenti c.p.p.).
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Il concetto di proporzionalità
L’altro pilastro è l’art. 53 del codice penale, che disciplina l’uso legittimo della forza o delle armi in dotazione del pubblico ufficiale costretto dalla necessità di respingere una violenza o vincere una resistenza. Le linee guida richiamano il concetto di proporzionalità, che il documento definisce con precisione: l’uso dei mezzi di coazione fisica deve essere quello meno lesivo per gestire il soggetto non collaborativo, graduato in ragione dell’effettiva entità e immediatezza della minaccia. Viene richiamata anche la legittima difesa ex art-52 c.p., con la specificazione che, a differenza dell’esimente di cui all’art.51 c.p. — riservata ai pubblici ufficiali —, la legittima difesa può essere invocata da chiunque, fermo restando il requisito della proporzionalità tra offesa e difesa.
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L’eccesso colposo
Un rilievo specifico è dato all’eccesso colposo disciplinato dall’art.55 c.p.: le linee guida distinguono tra l’eccesso nei mezzi per errore inabilità — forma di eccesso colposo in cui l’azione difensiva diventa sproporzionata per errore esecutivo, concitazione o imperizia — e l’errore nel fine o errore motivo, che si verifica quando, per una falsa rappresentazione della realtà, si valutano erroneamente i limiti della scriminante applicabile. La distinzione non è solo teorica: ha dirette ricadute sulla valutazione della responsabilità penale dell’operatore.
L’importanza della de-escalation e le tre fasi d'intervento
La seconda sezione delle linee guida si articola a sua volta in tre sotto-sezioni distinte: la gestione operativa del soggetto non collaborativo, l’uso degli strumenti in dotazione, la tutela sanitaria del soggetto. Prima di qualsiasi intervento coercitivo, le linee guida indicano come priorità assoluta il ricorso alla comunicazione empatica e alle tecniche di negoziazione (de-escalation). L’operatore deve privilegiare un approccio basato sull’ascolto attivo, sul linguaggio semplice e pacato, sul mantenimento della calma: tra le indicazioni pratiche, si suggerisce di evitare di presentarsi con il grado (“non sono l’Ispettore Bianchi” ma “mi chiamo Marco”), di parlare al plurale passando dal tu al noi, di allontanare eventuali altre persone che potrebbero amplificare lo stato di agitazione del soggetto. Il documento descrive con precisione la sequenza di azioni che l’operatore deve adottare nell’interazione con il soggetto non collaborativo: attenta osservazione dell’ambiente; mantenimento delle distanze di sicurezza; attenzione al linguaggio non verbale; comunicazione empatica secondo le tecniche della negoziazione; attivazione del sistema di emergenza sanitaria 118. La comunicazione verbale e non verbale, si precisa, deve precedere il contatto fisico, evitando assolutamente atteggiamenti provocatori o polemici.
Quando usare gli strumenti operativi in dotazione
Il documento del Viminale specifica che solo qualora questo approccio non risulti sufficiente e il soggetto persista in comportamenti violenti, l’operatore utilizzerà i mezzi in dotazione nel rispetto del principio di proporzionalità e dei seguenti criteri: attualità del pericolo, necessità e urgenza dell’intervento, proporzionalità tra offesa e difesa, gradualità nell’uso del mezzo di coazione fisica, corretto uso dello strumento.
Quali sono e come usare gli strumenti in dotazione
Le linee guida descrivono in modo sistematico gli strumenti operativi a disposizione degli agenti, presentandoli in una sequenza progressiva che riflette il principio di gradualità.
- La prima modalità di contenimento riguarda la forza fisica, da misurare secondo il principio di proporzionalità, finalizzata al controllo del soggetto con lavoro di squadra e messa in sicurezza della persona.
- Seguono le manette di sicurezza: strumento operativo di base, il cui uso ai polsi è obbligatorio quando richiesto dalla pericolosità del soggetto o dal pericolo di fuga. Le linee guida raccomandano il contenimento a terra in posizione supina, con immediata rotazione sul fianco per garantire la corretta respirazione.
- Le fasce in velcro multiuso sono state introdotte come materiale in dotazione individuale, utilizzabili nei casi di pericolo concreto di fuga, per respingere una violenza o vincerne una resistenza. Le linee guida elencano i contesti operativi specifici in cui le fasce trovano impiego, tra cui l’ammanettamento di tre soggetti da parte di un’unità di due operatori, il contenimento di soggetti con particolare conformazione fisica, le manovre sanitarie senza manette.
- Lo spray all’oleoresin capsicum (O.C.) può essere utilizzato nei casi di violenza o resistenza attiva, quando il dialogo è fallito o non praticabile. Le linee guida sottolineano specificamente i rischi connessi all’uso in luoghi chiusi e la necessità di areazione immediata e decontaminazione di tutti i soggetti presenti.
- Lo sfollagente va utilizzato secondo il principio di gradualità come strumento di difesa nella gestione di un soggetto violento.
- Il Taser (A.I.E. — arma a impulsi elettrici) richiede specifica formazione e può essere impiegato in un’unità operativa di almeno due operatori. La sua attivazione impone l’allerta immediata del personale sanitario del soccorso pubblico.
- L’arma da fuoco, in extrema ratio, è utilizzabile solo quando tutti gli altri strumenti di contenimento non possano essere impiegati o siano risultati inutili, e venga posta gravemente ed evidentemente a rischio la vita o l’incolumità fisica degli operatori o di terzi.
La tutela sanitaria
La terza sotto-sezione del documento affronta la tutela sanitaria del soggetto non collaborativo nel corso e all’esito dell’intervento coercitivo. Secondo le linee guida il contenimento fisico deve essere limitato al tempo strettamente necessario. La posizione di decubito prono — con compressione del torace — non deve essere prolungata, per i rischi che può provocare al sistema cardiaco e agli organi respiratori. Il fermato, una volta messo in sicurezza, deve essere posto in posizione di decubito laterale nell’attesa del personale sanitario. Un passaggio di particolare rilievo riguarda il rapporto tra polizia e personale sanitario: le linee guida chiariscono che non è appropriato che il personale di polizia salga a bordo dell’ambulanza durante il trasporto, per evitare condizioni di difficoltà operativa. La pattuglia seguirà il veicolo per essere immediatamente disponibile in caso di necessità, agendo d’intesa con i sanitari e intervenendo solo laddove necessario per contrastare la commissione di reati. È tendenzialmente escluso l’intervento del personale di polizia presso i reparti ospedalieri psichiatrici.
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