Ranucci: "Convinto dell'innocenza di Lavitola, non ci avrebbe fatto del male"

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Domani l’interrogatorio dell’imprenditore, sospettato di essere il mandante dell'attentato dell’ottobre 2025 al conduttore. "È una notizia che mi ha lasciato un senso di stordimento, con Valter abbiamo avuto un rapporto d'amicizia dopo che è stato oggetto di nostre inchieste. Mi affido completamente alle indagini della procura di Roma, vedremo quali sono gli sviluppi", il commento del giornalista

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"Sono convinto, finché non vedo ovviamente le prove, della sua innocenza". Così Sigfrido Ranucci, in un video, commenta la notizia l'imprenditore Valter Lavitola è indagato perché sospettato di essere il mandante dell'attentato al giornalista avvenuto a Pomezia il 16 ottobre del 2025. "Mi affido completamente alle indagini della procura di Roma - aggiunge il conduttore di Report - che ha svolto con il nucleo dei Carabinieri di via In Selci, un nucleo investigativo, un'inchiesta molto rigorosa, anche dal punto di vista etico. Vedremo quali sono gli sviluppi".

Ranucci: "Lavitola non ci avrebbe mai fatto del male"

"È una notizia che mi ha lasciato un senso di stordimento, con Valter abbiamo avuto un rapporto d'amicizia dopo che è stato oggetto di nostre inchieste, è stata anche una fonte importante per alcune inchieste di Report - dice ancora Ranucci nel video - Tuttavia sono convinto che anche se dovessero emergere delle responsabilità, non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia". "Valter - sottolinea ancora il giornalista - ha avuto sempre rapporti con i giornalisti, non dimentichiamocelo, è stato prima di tutto il direttore dell'Avanti e ha mantenuto rapporti con me e giornalisti anche molto più autorevoli di me, quindi vediamo dove porteranno queste indagini".

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Mercoledì l’interrogatorio di Lavitola

È fissato per mercoledì il primo confronto tra i pm e Lavitola: chi indaga ha convocato in procura l'ex editore e giornalista, al quale viene contestato, tra gli altri, il reato di strage aggravato dal metodo mafioso. L'interrogatorio arriva a cinque giorni di distanza dalla perquisizione effettuata dai carabinieri di Roma e Frascati, durante la quale sono stati acquisiti il pc e il cellulare del 60enne, che in passato è stato coinvolto in altre vicende giudiziarie. L'obiettivo dei pm della Dda è chiarire il movente dell'attentato e capire cos’abbia spinto Lavitola a contattare, tramite l'intermediazione di Gomes Clesio Tavares - cittadino camerunense di 47 anni e dipendente del ristorante del giornalista a Monteverde - la banda avellinese che ha materialmente compiuto l'azione. Al momento sembra tramontare l'ipotesi di un avvertimento legato alle inchieste di Report, anche alla luce del rapporto di amicizia tra Ranucci e Lavitola. Gli inquirenti lasciano aperte tutte le ipotesi, comprese eventuali questioni personali, nell'attesa di ottenere elementi utili dallo stesso indagato.

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La ricostruzione

Nel decreto di perquisizione, la Procura ricostruisce la genesi dell'attentato. Nell'atto si afferma che Lavitola avrebbe incaricato Clesio Tavares di "individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all'abitazione del giornalista". Sempre secondo gli investigatori, il 15 settembre, un mese prima dell'attentato, Lavitola avrebbe effettuato con il 47enne un sopralluogo vicino all'abitazione del conduttore di Report. E subito dopo l'attentato, inoltre, si sarebbe interessato all'allontanamento dall'Italia di Gomes Clesio Tavares, il cittadino camerunense che avrebbe svolto il ruolo di intermediario con la banda avellinese autrice dell'azione. Tavares risulta dipendente dal 2017 della società Cefalù, riconducibile a Lavitola, che gestisce un ristorante nella zona di Monteverde Vecchio, a Roma. L'imprenditore avrebbe inoltre garantito assistenza legale all'intermediario. Clesio Tavares - che si troverebbe tuttora in Camerun - secondo quanto riferiscono gli abitanti della zona era sempre accanto a Lavitola, ma i dipendenti del ristorante Cefalù negano di conoscerlo: "Non l'abbiamo mai visto e non lavorava con noi". Lavitola, inoltre, riferiscono i dipendenti, pur frequentando abitualmente il ristorante Cefalù non ne sarebbe più il proprietario da circa due anni. Nel decreto si spiega inoltre che Pellegrino D'Avino, uno dei componenti della banda, quando è stato raggiunto dalla misura cautelare avrebbe detto al suocero di "avvisare Clesio Tavares affinché quest'ultimo avvisi 'quell'altro'", presumibilmente riferendosi a Lavitola.

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