Attentato Ranucci, contestato a Valter Lavitola il reato di strage. Chi è l'imprenditore

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L'ex giornalista-editore e imprenditore è indagato come presunto mandante nel procedimento sull'attentato al conduttore di Report avvenuto nell'ottobre scorso. Dalla presunta “compravendita di senatori” alla tentata estorsione a Silvio Berlusconi, fino alla latitanza e gli anni in carcere. Ecco le vicende in cui è stato coinvolto in passato

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L'imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è indagato per l'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto a Pomezia (Roma) nell'ottobre del 2025. Per i pm di Roma, Lavitola, già in passato coinvolto in altre vicende giudiziarie, sarebbe il mandante dell'azione dinamitarda avvenuta all'esterno della villetta dove il conduttore di Report vive assieme alla famiglia. In base a quanto filtra, Lavitola è stato oggetto nei giorni scorsi di una perquisizione domiciliare da parte dei carabinieri. Sono stati sequestrati il cellulare e il pc dell'indagato. Si lavora per individuare il movente del presunto mandante. Nel 2023 il quotidiano Il Riformista pubblicò una foto che lo ritraeva insieme a Ranucci insieme al ristorante romano dell’imprenditore. A Lavitola e alle quattro persone arrestate con l’accusa di essere gli autori materiali dell’azione, è contestata in concorso la detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso. La Procura di Roma contesta anche il reato di strage all'imprenditore, giornalista ed ex editore.

Chi è Valter Lavitola

Nato a Salerno nel 1966, in giovane età si iscrive a una loggia massonica romana. Entra nel Psi nel 1984, poi nel 1996 fonda una cooperativa giornalistica che diventa proprietaria ed editrice del quotidiano L’Avanti!. Il giornale viene chiuso e poi rinasce nel 2003, con Lavitola direttore. Negli anni, sfruttando la vicinanza con Silvio Berlusconi, ha cercato di intraprendere una carriera politica. È stato candidato nelle liste di Forza Italia nella circoscrizione Sud per le elezioni europee del 2004, ottenendo 54.000 preferenze, ma non è stato eletto.

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I guai giudiziari

Nel 2010 il suo quotidiano pubblica un documento esclusivo sullo scandalo dell’appartamento di Montecarlo che coinvolse Gianfranco Fini. Da allora il nome di Lavitola compare in numerose altre vicende. In questa fase era latitante (per otto mesi) in America Latina. A Panama finisce sotto inchiesta per presunte tangenti al presidente della Repubblica Ricardo Martinelli. Rientra in Italia nell’aprile 2012, si consegna alle autorità e viene incarcerato a Poggioreale. Ma viene coinvolto in altre inchieste, come quella sulla presunta compravendita di senatori, per la quale viene condannato in primo grado a 3 anni di reclusione per corruzione nel 2015 (insieme a Berlusconi). La Corte di Cassazione dichiarerà il reato prescritto per entrambi gli imputati. Lavitola venne poi condannato per tentata estorsione nei confronti di Berlusconi a 2 anni e 8 mesi, in una vicenda in cui era coinvolto anche Gianpaolo Tarantini, con richieste di denaro all’ex premier per non divulgare informazioni riguardanti l’inchiesta sul cosiddetto “caso escort” alle “cene eleganti”. Patteggia tre anni e otto mesi, ai quali si aggiungono i due anni e otto mesi per la tentata estorsione a Berlusconi. Nel 2015 la Corte dei conti gli ordina di restituire più di 23 milioni per l’appropriazione indebita di fondi pubblici per L’Avanti!. Gli verranno poi concessi i domiciliari dopo aver scontato quattro anni di carcere.

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