Sorelle ritrovate a Formia, la loro storia e la ricostruzione delle indagini

Cronaca
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Le due ragazze, di 12 e 16 anni, hanno vissuto per 15 giorni segregate in una camera da letto, senza mai uscire, con l'unica concessione della televisione. Erano a casa di un'anziana, una lontana parente della mamma. All'arrivo dei carabinieri nell'appartamento, le sorelline hanno opposto resistenza: "Vogliamo stare con mamma". Intanto le indagini proseguono per capire se ci sono altri complici che possano aver contribuito a pianificare il sequestro

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Le due sorelle di 12 e 16 anni scomparse e ritrovate a Formi hanno vissuto per 15 giorni segregate in una camera da letto, senza mai uscire, con l'unica concessione della televisione. Erano a casa di un'anziana, una lontana parente della mamma, in un appartamento delle case popolari a un quarto d'ora dal paese dove vivono i loro genitori. Avevano con loro un telefonino, nascosto nel cartone di un panettone, con una sim registrata a nome di un pachistano. A fornirgliela era stata la mamma che, secondo gli investigatori, aveva pianificato da tempo il sequestro dalla casa famiglia in Abruzzo. Ed è stata proprio una videochiamata tra le ragazzine e la donna a far scattare il blitz dei carabinieri che hanno eseguito il decreto di fermo per il concreto pericolo di fuga dei protagonisti di questa vicenda, la mamma Valentina, il suo compagno Vincenzo e il nonno materno delle bambine, Marco.

La ricostruzione delle indagini

Adesso sono tutti in carcere e tutti con la stessa accusa, sequestro di persona aggravato in concorso. Secondo gli inquirenti sarebbero stati loro, la notte tra il 6 e il 7 giugno scorso, ad aver prelevato dalla casa famiglia nell'Aquilano le due ragazzine, fino a portarle a Formia e consegnarle nelle mani dell'ignara zia Sofia, un'anziana - oggi indagata a piede libero - con cui i parenti "non avevano contatti da 13 anni", come ha svelato il procuratore di Sulmona, Luciano D'Angelo. La donna ha detto: "Qui le ha portate il nonno. Sono stata contattata appositamente per questo e ho seguito un ordine. Dovevo tenere le bambine. Ho capito che le stavano cercando, non sono scema: ne parlava la televisione. Lo rifarei, certo. Perché le bambine volevano stare con la mamma". Con loro avevano numerose buste della spesa, che contenevano anche gli alimenti per celiaci per la più piccola delle ragazze, intollerante al glutine.

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Il procuratore di Sulmona, Luciano D'Angelo, ha spiegato: “Questa è una vicenda che non ha nulla a che vedere con la criminalità ma con un amore genitoriale malato". Quell'amore che col tempo si è trasformato in lite e procedimenti giudiziari tra mamma Valentina e papà Stefano che al momento del ritrovamento si è detto "pieno di rabbia e felicità". La svolta nelle indagini è arrivata l’altro ieri, quando dal telefonino che la procura aveva fatto intercettare è stata avviata la videochiamata tra le ragazze e la mamma. All'arrivo dei carabinieri nell'appartamento, le sorelline hanno opposto resistenza. "Vogliamo stare con mamma", sono state le loro parole. Il procuratore ha rivelato che "quando le abbiamo trovate non hanno fatto salti di gioia, si sono chiuse nella stanza dove avevano vissuto fino ad allora".

Come proseguono le indagini

È stato necessario l'intervento di un'assistente sociale per convincere le due sorelle a lasciare l'appartamento in tarda serata tra gli applausi delle decine di persone che si erano radunate in cortile. Adesso si apre il fronte giudiziario: “Quello che dicono le bambine non ha un suo significato da un punto di vista giuridico”, ha specificato D'Angelo. “Avremo modo di verificare come si sia sviluppato questo senso di predilezione nei confronti dell'uno o dell'altro" genitore. Il riferimento implicito è alla mamma delle ragazzine che, nel caso di sospensione della responsabilità genitoriale, è stata definita dai giudici una "persona manipolatrice". Il fidanzato della più grande delle sorelle si è detto “felice che le hanno trovate e che stiano bene”. Le due ora sono in un’altra struttura, e le indagini proseguono per capire se ci sono altri complici che possano aver contribuito a pianificare il sequestro.

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