Alessandro Venier ucciso e fatto a pezzi a Gemona, a processo la madre e la compagna

Cronaca

Il corpo di Alessandro Venier, 35 anni, è stato ritrovato nella cantina di casa a luglio del 2025. Il gip ha disposto il rinvio a giudizio per Lorena Venier e Mailyn Castro Monsalvo, accusate di omicidio volontario pluriaggravato, vilipendio e occultamento di cadavere

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Si andrà a processo. Il giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Udine ha disposto il rinvio a giudizio di Lorena Venier, 62 anni, e Mailyn Castro Monsalvo, 31 anni, per tutti i capi di imputazione contestati. Le due sono rispettivamente madre e compagna di Alessandro Venier, ucciso e poi fatto a pezzi a Gemona il 25 luglio scorso. Sono accusate di omicidio volontario pluriaggravato, vilipendio e occultamento di cadavere, in concorso.

Le richieste dei legali

In attesa del processo, che inizierà il 20 luglio in Corte d'Assise, le due donne si sono viste in aula, per la prima volta dalla convalida dell'arresto del 2 agosto scorso. Tra di loro non ci sarebbero stati contatti durante l'udienza. La difesa di Castro Monsalvo, sostenuta dagli avvocati Federica Tosel e Francesco De Carlo, ha annunciato di aver chiesto una perizia psichiatrica alla luce di nuovi elementi sullo stato psicologico della donna.

D’altra parte, i legali di Lorena Venier, Alice e Paolo Bevilacqua, hanno invece presentato istanza di attenuazione della misura cautelare dal carcere ai domiciliari: la donna ha espresso il desiderio di sistemare l'abitazione e renderla più confortevole per la nipote, figlia di Castro Monsalvo e Alessandro Venier, che oggi ha un anno e mezzo circa. La decisione sarà presa nei prossimi giorni.

Il delitto e il possibile movente

Alessandro Venier, 35 anni, è stato trovato morto nella cantina della propria abitazione, a luglio dell’anno scorso. L'uomo sarebbe stato stordito con una forte dose di farmaci e poi soffocato con un cordino. Una volta morto sarebbe cominciata l'operazione di sezionamento del cadavere: le due donne avrebbero gettato nel bidone il corpo fatto a pezzi, poi lo avrebbero ricoperto con uno strato di calce viva per nascondere l’odore, come emerso dall'interrogatorio della madre.

Dopo pochi giorni, le due donne avrebbero ammesso la responsabilità dell'omicidio e l’occultamento del cadavere. Secondo quanto emerso nel corso dei mesi, la vittima aveva intenzione di trasferirsi in Colombia, insieme alla compagna, anche lei accusata dell'omicidio, e alla figlia di 6 mesi. Le due indagate, tra cui si sarebbe creato un "legame eccezionale", non erano però d'accordo: la madre non avrebbe voluto lasciare la nipote mentre la compagna non sarebbe voluta tornare nel suo Paese.

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