Caporalato nel cantiere del consolato Usa di Milano, fermato a Bergamo manager di Caddell
CronacaI carabinieri hanno fermato all’aeroporto di Orio al Serio, mentre stava cercando di lasciare l’Italia per volare a Istanbul, il 49enne manager turco Ulas Demir, legato alla Caddell Construction. L'azienda americana, secondo la Procura di Milano, sarebbe coinvolta nel "para-schiavismo" di centinaia di manovali indiani sfruttati nel cantiere da 200 milioni di dollari presente sull’area dell'ex Tiro a Segno del capoluogo lombardo per la costruzione del nuovo consolato Usa
La procura di Milano ha avviato da alcuni giorni un indagine per disporre il controllo giudiziario d’urgenza per caporalato nei confronti di Caddell Construction, colosso americano delle costruzioni impegnato nei lavori del nuovo consolato americano presente nel capoluogo lombardo. Secondo quanto emerso, infatti, operai indiani reclutati all’estero e portati in Italia per lavorare nel cantiere di piazzale Accursio sarebbero stati pagati meno della soglia di povertà, dopo aver versato una somma indicata dai pm come una sorta di “pizzo” per poter esercitare la professione.
Il manager fermato
Proprio nelle scorse ore i carabinieri hanno fermato all’aeroporto di Bergamo, mentre stava cercando di lasciare l’Italia per volare a Istanbul, il 49enne manager turco Ulas Demir, uomo di fiducia della stessa Caddell Construction che, sempre secondo la Procura di Milano, sul "para-schiavismo" di centinaia di manovali indiani sfruttati stava portando avanti una cantiere da 200 milioni di dollari sull’area dell'ex Tiro a Segno. Lo segnala il "Corriere della Sera".
Il pericolo di fuga
Mentre i pm stavano notificando il decreto di controllo giudiziario della divisione italiana di Caddell per caporalato, lo stesso dirigente turco, che nel decreto appariva indagato unitamente alla divisione italiana della società americana per l’ipotesi aggravata di intermediazione illecita e sfruttamento di lavoro, è stato intercettato. L'uomo ha ricevuto dalla Turchia una telefonata che lo esortava a lasciare il nostro Paese. E così Demir ha fatto. I carabinieri lo hanno bloccato prima della sua partenza per Istanbul insieme alla moglie, forti di un decreto di fermo emesso dalla stessa Procura milanese. Per i pm è emersa una "chiara la volontà di fuggire".
Approfondimento
Pm: caporalato in cantiere consolato Usa Milano, controllo giudiziario
La vicenda
La vicenda si è sviluppata a partire dalle testimonianze degli operai edili impiegati presso lo stesso cantiere di Milano per la realizzazione del nuovo consolato degli Usa, da cui secondo i pm sarebbe emerso "in maniera piuttosto semplice e lineare nella sua drammaticità, un meccanismo criminale ricorrente che inizia ben prima dell'arrivo in cantiere". Da qui il controllo giudiziario per l'impresa di costruzione Caddell scelta per realizzare la struttura. Nel provvedimento d'urgenza, firmato dai pubblici ministeri di Milano Paolo Storari e Mauro Clerici, è stato segnalato come i lavoratori venissero agganciati nel loro paese d'origine, l’India, da intermediari "senza scrupoli" che promettevano "stipendi dignitosi sfruttando il loro stato di necessità". Per poter partire, a tutti i lavoratori sentiti nell'inchiesta veniva richiesto il pagamento di circa 5000 euro (500 mila rupie) per ottenere il visto per soggiorno da lavoro e la garanzia stessa del lavoro "e, spesso, per poter pagare tale 'pizzo' gli stessi operai e le loro le famiglie si indebitavano pesantemente", hanno riferito dalla Procura milanese. Una volta arrivati in Italia, poi, gli operai venivano a conoscenza della realtà "e il debito contratto diventa una catena dato che il 'caporale di cantiere' trattiene gran parte del salario con la scusa dell’alloggio e del vitto e con la minaccia di licenziamento". Gli operai - quasi 400 impiegati nel 2025 di cui oltre 300 indiani - sarebbero così stati costretti a lavorare "con turni massacranti, senza sicurezza e sotto la costante minaccia di licenziamento e quindi di rientrare nel loro paese d’origine, se non sottostanno a condizioni lavorative degradanti e sottopagate, non potendosi nemmeno ribellare perché ricattabili e controllati". In questa situazione "di para schiavismo, difficile negare - scrivono i pubblici ministeri - che sussistono i presupposti di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro" da parte della società americana di costruzioni Caddell.