Gli indagati sono l'amministratore unico e tre collaboratori di una società di food delivery. Secondo l’accusa, i rider, per lo più studenti universitari e giovani disoccupati italiani, sono costretti a sottoporsi “a rischi stradali elevati pur di raggiungere una soglia minima di sussistenza". Contestate violazioni delle norme a tutela della sicurezza e l’esistenza di un “caporalato digitale”
Rider avvisati all’ultimo momento tramite chat e pagati solo 3 euro a consegna. Un’inchiesta della procura di Messina si è chiusa con quattro persone finite sotto indagine per caporalato: si tratta dell'amministratore unico e di tre collaboratori di una società operante nel settore del food delivery. Contestate anche violazioni delle norme a tutela della sicurezza e la responsabilità amministrativa.
Accusa di “caporalato digitale”
I rider, per lo più studenti universitari italiani e giovani disoccupati, come spiega l’accusa, “erano costretti a utilizzare mezzi propri per effettuare consegne remunerate con compensi inferiori, in alcuni casi, a meno della metà degli importi stabiliti nel Ccnl, spingendoli a esporsi a rischi stradali elevati pur di raggiungere una soglia minima di sussistenza". L’indagine, condotta da carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Messina, coadiuvati dal gruppo per la Tutela del Lavoro di Palermo, avrebbe svelato "l'esistenza di un 'caporalato digitale'" e l'esistenza di un sistema "integrato dall'utilizzo di chat WhatsApp per la direzione immediata dei lavoratori".
Rider controllati e costretti a ritmi estenuanti
Per massimizzare i profitti ed evitare i "tempi morti" tra una consegna e l'altra, tra le direttive aziendali vi era l'obbligo per il rider di inviare la parola "libero" tramite l'applicazione e di aggiornarla ogni minuto. I responsabili aziendali monitoravano i tempi d'esecuzione e, in caso di ritardi o lentezze, interpellavano telefonicamente i rider, che non avevano la libertà di rifiutare una consegna. Ogni rifiuto doveva essere "ben motivato" e, in caso contrario, comportava rigidi ammonimenti o la perdita del diritto di ricevere l'assegnazione per gli ordini successivi. Questo sistema, contesta l'accusa, generava una totale subordinazione, obbligando di fatto il fattorino ad accettare ritmi di lavoro estenuanti. Per le violazioni in materia di salute e sicurezza i carabinieri del Nil hanno irrogato sanzioni per 66.940,29 euro.