Scout, l'associazione Agesci apre a educatori omosessuali e transgender

Cronaca
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Dopo tre anni di confronto nella comunità scout, è stato approvato e pubblicato il documento che attesta che l'orientamento sessuale e l'identità di genere non possono essere criteri di esclusione nella selezione degli educatori. Una svolta storica spinta dalle parziali aperture del mondo cattolico verso le persone Lgbtqia+

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Dopo 50 anni di vita l’Agesci, l’associazione nazionale degli scout cattolici italiani,  apre le porte ai volontari "omosessuali e transgender di qualunque orientamento e identità". Una svolta epocale sul tema dei diritti della comunità Lgbtqia+, che si inserisce in un tempo di parziali aperture da parte del Vaticano e delle associazioni cattoliche.

Le persone Lgbtqia+ potranno rivestire il ruolo di educatori

Ci sono voluti tre anni di confronto nella comunità scout e decenni di allontanamenti e discriminazioni in cui le persone Lgbtqia+ potevano far parte dell'associazione, ma non rivestire ruoli educativi, per arrivare alla stesura, nero su bianco, di un documento ufficiale. Il testo è stato appena approvato dal consiglio generale dell'Agesci e stabilisce che l'orientamento sessuale e l'identità di genere non sono e non possono essere criteri di esclusione nella selezione degli educatori. Una "rivoluzione" resa possibile anche grazie al progressivo riconoscimento delle persone Lgbtqia+ all'interno del mondo cattolico. Oltre che dal coraggio di chi ha voluto "parlarne e raccontare la propria storia, spesso di sofferenza". Una "marcia" sostenuta dal basso dell'associazione, che ha portato l'Agesci a redarre e pubblicare il documento.

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L'esperienza scout storicamente si basa "sull'inclusione"

"Il documento è un passo di maturazione associativa ed educativa ma non modifica il metodo scout, anzi è stato definito alla scout, e chiarisce alcuni punti fondamentali: il riconoscimento della piena dignità di ogni persona, il rifiuto di atteggiamenti discriminatori e la necessità di costruire ambienti educativi sicuri, accoglienti e rispettosi", spiegano i responsabili Agesci. "Però non c’è nessuna discontinuità con il passato, neanche un adeguarsi ai tempi – aggiungono il capo scout Bruno Guerrasio e la capo guida Giorgia Caleari –. Abbiamo maturato il desiderio di dare ulteriore concretezza ai nostri valori di accoglienza e di riconoscimento dei vissuti personali, certo, forse realizzato meglio come il nostro stesso metodo educativo non possa stare sull’astratto ma entrare nelle vite delle persone. Ma l’esperienza scout stessa si basa da sempre sull’inclusione, la relazione e il riconoscimento della persona".

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