"Devo metterti sotto tutela". Comincia così il racconto del direttore di Libero ed ex direttore dell'AGI, Mario Sechi, nel suo editoriale in cui ricostruisce il momento in cui il prefetto Claudio Sgaraglia gli comunica la decisione di assegnargli la scorta in seguito alle minacce ricevute dagli anarco-insurrezionalisti
Il direttore di Libero, Mario Sechi, è sotto tutela in quanto bersaglio di minacce provenienti dall'area anarco-insurrezionalista. Minacce arrivate in relazione ad alcuni editoriali scritti da Sechi sulla morte - avvenuta a Roma il 20 marzo scorso -, di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, i due anarchici che hanno perso la vita nell'esplosione dell'ordigno che stavano confezionando.
Numerosi i messaggi di solidarietà arrivati all'ex direttore dell'AGI
"Nessuna intimidazione può mettere in discussione la libertà di espressione e il diritto di un giornalista di svolgere il proprio lavoro - scrive su X la premier Giorgia Meloni - Ferma condanna verso ogni forma di intolleranza e odio politico". Per il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, "Ogni intimidazione rivolta a un giornalista è un attacco alla libertà di stampa e al libero confronto democratico" mentre per il presidente del Senato, Ignazio La Russa, "Tentare di intimidire la stampa significa provare a colpire un presidio fondamentale delle nostre istituzioni democratiche". "Piena solidarietà al direttore di Libero per le minacce ricevute" anche da Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'attuazione del programma di governo: "Chi pensa di fermare la sua penna con questi metodi sbaglia, conosco Mario Sechi e so per certo che non e' tipo da farsi intimidire". "Ferma condanna verso ogni forma di odio politico" viene espressa dal ministro della Difesa, Guido Crosetto: "quando il dissenso degenera nella minaccia, si colpisce un principio che dovrebbe appartenere a tutti: il rispetto della libertà di espressione e il diritto di parlare senza essere trasformato in bersaglio".
Approfondimento
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Mario Sechi: “in mezza giornata la mia vita è cambiata”
"Succede. Ma non sai cosa realmente ti sta per succedere. Nel giro di una mezza giornata la mia vita è cambiata. La minaccia. Quella minaccia. Ti telefona il prefetto Claudio Sgaraglia, pensi sia una cosa di routine, una notizia che ha bisogno dell’attenzione del direttore del giornale, un appuntamento istituzionale, ma improvvisamente arriva un colpo di vento gelido che sbatte le imposte: “Devo metterti sotto tutela". Lo scrive il direttore di 'Libero Mario Sechi, in un editoriale sullo stesso quotidiano, rilanciato anche su X, dopo che è stato posto sotto tutela a garanzia della sua sicurezza.
Sechi ricostruisce i momenti in cui gli è stata comunicata la notizia
"Protesto: 'Non voglio la scorta, non l’ho mai chiesta, sollecitata, desiderata. Non fa parte del mio stile di vita'. Replica secca: 'Non puoi decidere tu, è necessario, ora passa da te il questore e ti spiega tutto'. Clic. Cerco di riordinare le idee, trovare una via d’uscita. Bruno Megale, il questore, arriva a casa, è accompagnato dal coordinatore delle scorte, preparo un caffè, insisto con il mio manifesto di libertà: 'Non posso avere la scorta'". "Il questore è netto: 'È una minaccia diretta, sulla tua persona'. È andata così. Sono diventato un bersaglio del terrorismo anarchico perché penso e scrivo - osserva Sechi -Quando in quei minuti, nel veloce riassunto delle puntate precedenti che non conoscevo, ho sentito la parola 'anarco-insurrezionalista' i miei sensi hanno cominciato a rispondere velocemente, l’algoritmo del cronista ha preso il comando, è stato un attimo collegare il pericolo con l'esplosione che a Roma ha ucciso due anarchici - Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone - mentre fabbricavano una bomba all’interno di un casolare abbandonato nella zona di Capannelle".