Sechi licenziato da Libero, l’addio su X: "Proprio quando sono finito sotto scorta"

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La decisione di Angelucci comunicata proprio dal giornalista su X nel giorno in cui gli è stata assegnata la scorta in seguito alle minacce ricevute dagli anarco-insurrezionalisti

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Mario Sechi non è più il direttore di Libero. A rivelarlo è stato lo stesso giornalista su X, dove ha rivelato di essere stato rimosso dall’incarico dall’editore Angelucci proprio mentre si trova sotto scorta dopo alcune minacce di morte ricevute dall’ambiente anarco-insurrezionalista. "Angelucci mi ha licenziato", ha scritto Sechi in un post pubblicato sul social network di Elon Musk. Il giornalista ha aggiunto che la decisione sarebbe arrivata "nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti". Pochi minuti prima aveva pubblicato un altro messaggio, molto più sintetico e criptico, composto da una sola parola: "Libero".

Poche ore prima la scorta dopo le minacce degli anarchici

La protezione per Sechi era infatti stata disposta dalla questura di Milano. La misura di tutela è scattata dopo una serie di minacce di morte che il giornalista avrebbe ricevuto negli ultimi giorni. Secondo quanto emerso, le intimidazioni sarebbero arrivate in relazione ad alcuni editoriali scritti da Sechi sulla morte - avvenuta a Roma il 20 marzo scorso -, di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, i due anarchici che hanno perso la vita nell'esplosione dell'ordigno che stavano confezionando. 

I messaggi di solidarietà per le intimidazioni

Prima che arrivasse la notizia sul suo licenziamento, erano arrivati molti messaggi di solidarietà a Sechi per le minacce ricevute. "Nessuna intimidazione può mettere in discussione la libertà di espressione e il diritto di un giornalista di svolgere il proprio lavoro - aveva scritto su X la premier Giorgia Meloni - Ferma condanna verso ogni forma di intolleranza e odio politico". Per il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, "ogni intimidazione rivolta a un giornalista è un attacco alla libertà di stampa e al libero confronto democratico" mentre per il presidente del Senato, Ignazio La Russa, "tentare di intimidire la stampa significa provare a colpire un presidio fondamentale delle nostre istituzioni democratiche". "Piena solidarietà  al direttore di Libero per le minacce ricevute" anche da Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'attuazione del programma di governo: "Chi pensa di fermare la sua penna con questi metodi sbaglia, conosco Mario Sechi e so per certo che non e' tipo da farsi intimidire". "Ferma condanna verso ogni forma di odio politico" è stata espressa dal ministro della Difesa, Guido Crosetto: "Quando il dissenso degenera nella minaccia, si colpisce un principio che dovrebbe appartenere a tutti: il rispetto della libertà di espressione e il diritto di parlare senza essere trasformato in bersaglio". 

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Mario Sechi: “in mezza giornata la mia vita è cambiata”

"Succede. Ma non sai cosa realmente ti sta per succedere. Nel giro di una mezza giornata la mia vita è cambiata. La minaccia. Quella minaccia. Ti telefona il prefetto Claudio Sgaraglia, pensi sia una cosa di routine, una notizia che ha bisogno dell’attenzione del direttore del giornale, un appuntamento istituzionale, ma improvvisamente arriva un colpo di vento gelido che sbatte le imposte: 'Devo metterti sotto tutelo'", aveva scritto l'ex direttore di 'Libero in un editoriale sullo stesso quotidiano, rilanciato anche su X, dopo che è stato posto sotto tutela a garanzia della sua sicurezza. "Protesto: 'Non voglio la scorta, non l’ho mai chiesta, sollecitata, desiderata. Non fa parte del mio stile di vita'. Replica secca: 'Non puoi decidere tu, è necessario, ora passa da te il questore e ti spiega tutto'. Clic. Cerco di riordinare le idee, trovare una via d’uscita. Bruno Megale, il questore, arriva a casa, è accompagnato dal coordinatore delle scorte, preparo un caffè, insisto con il mio manifesto di libertà: 'Non posso avere la scorta'". "Il questore è netto: 'È una minaccia diretta, sulla tua persona'. È andata così. Sono diventato un bersaglio del terrorismo anarchico perché penso e scrivo - osserva Sechi -Quando in quei minuti, nel veloce riassunto delle puntate precedenti che non conoscevo, ho sentito la parola 'anarco-insurrezionalista' i miei sensi hanno cominciato a rispondere velocemente, l’algoritmo del cronista ha preso il comando, è stato un attimo collegare il pericolo con l'esplosione che a Roma ha ucciso due anarchici - Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone - mentre fabbricavano una bomba all’interno di un casolare abbandonato nella zona di Capannelle".

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