Alle 12 sarà conferito l’incarico per eseguire le autopsie sui cadaveri recuperati nelle grotte di Hekunu Kandu. Il primo esame avverrà sul corpo di Gianluca Benedetti, il capobarca primo tra i sommozzatori scomparsi ad essere recuperato. Nei giorni successivi saranno poi eseguite le perizie sui corpi di Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri. Si attendono risposte anche dalle analisi delle go-pro
Inizia una settimana decisiva per le indagini sulla tragedia alle Maldive in cui hanno perso la vita 5 sub italiani. Oggi verrà formalizzato l'incarico per eseguire le autopsie sui cadaveri recuperati nelle grotte di Hekunu Kandu dal rescue team finlandese di Dan Europe, incarico che sarà conferito alle 12 in procura a Busto Arsizio dalla pm Nadia Alessandra Calcaterra, su delega della procura di Roma. Le salme sono all'obitorio dell'ospedale di Gallarate, dove si procederà con le autopsie. Il primo esame avverrà sul corpo di Gianluca Benedetti, il capobarca di 44 anni primo tra i sommozzatori scomparsi ad essere recuperato. Nei giorni successivi saranno poi eseguite le perizie sugli altri corpi riportati in aereo dalle Maldive: la docente dell'università di Genova, Monica Montefalcone, e sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino e Federico Gualtieri, laureato di recente all'ateneo del capoluogo ligure.
Le indagini
Sul fronte delle indagini, con la procura di Roma che indaga per omicidio colposo, la squadra mobile di Genova, su delega dei pm capitolini, prosegue nell'acquisizione di documenti e testimonianze. Si punta anche ad appurare in cosa consistesse la missione affidata dall'università di Genova alla professoressa Montefalcone, anche in considerazione del fatto che l'ateneo genovese, sin dal primo giorno, ha sempre sottolineato che "l'attività di immersione subacquea non rientrava in alcun modo nelle attività previste dalla missione scientifica, ma è stata svolta a titolo personale”.
Fase chiave
Da oggi si entra in una fase critica delle indagini: le autopsie potranno chiarire definitivamente le cause della morte dei cinque subacquei e le analisi delle go-pro, le action-cam che sono state recuperate dal rescue team finlandese potranno aiutare, forse, a capire il motivo per cui i sub sono finiti a 60 metri di profondità, in un anfratto della grotta nell'atollo di Vaavu, in cunicoli marini dove è alto il rischio di scarsa visibilità dovuta ai sedimenti corallini.