Falda inquinata a Molfetta, 72 indagati per disastro ambientale: scattano sequestri

Cronaca

Diciassette aziende sequestrate e affidate ad amministrazione giudiziaria, altre cinque sottoposte a sequestro parziale, undici sistemi di pozzi disperdenti bloccati e 72 indagati tra persone fisiche e giuridiche. Questo il bilancio dell'operazione "Ground-Water", coordinata dalla Procura di Trani ed eseguita dalla Guardia Costiera nell'area industriale Asi, al termine di un'indagine legata all'inquinamento chimico e all'alterazione fisica delle acque sotterranee

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Nell'ambito di un procedimento penale per disastro ambientale, delle acque sotterranee e di falda nell'intero comprensorio Asi del Comune di Molfetta, la Procura della Repubblica di Trani ha disposto accertamenti mediante il Nucleo speciale d'intervento della Guardia Costiera. L'inchiesta, denominata Ground water (ovvero Acque sotterranee), conta 72 indagati, di cui 44 persone fisiche e 28 giuridiche: si tratta di imprenditori, società, dirigenti e funzionari del Consorzio per l’ASI di Bari, del Settore Ambiente della Città Metropolitana di Bari e del Comune di Molfetta, tutti accusati a vario titolo di disastro ambientale colposo e scarico illecito di reflui industriali.

Sequestrati beni per 150 milioni di euro

Secondo quanto emerso dalle indagini, una falda acquifera è stata "consapevolmente" inquinata da chi avrebbe scelto di risparmiare soldi, violando la legge e a scapito dell'ambiente, col sottosuolo impregnato di arsenico, zinco, cadmio, nichel, tutte sostanze "altamente pericolose e cancerogene". Un disastro ambientale compiuto con l'utilizzo di pozzi disperdenti non autorizzati, che drenavano gli scarichi della zona industriale di Molfetta direttamente nella falda provocando un inquinamento che "non potrà mai essere eliminato ma solo arginato". Sotto sequestro sono finiti beni per un valore complessivo di 150 milioni di euro. Si tratta di 17 aziende, parti di altre 5 imprese e 11 pozzi disperdenti di cui 10 abusivi che avrebbero compromesso l'equilibrio ambientale. L'inchiesta è partita da un dato, ovvero "la presenza di molteplici impianti nella zona industriale di Molfetta", ha spiegato nel corso della conferenza stampa il capo della procura di Trani, Renato Nitti, e poi si è sviluppata sulla "qualità dello scarico che finiva direttamente nell'acqua di falda. Parliamo di un agglomerato industriale esteso per 230 ettari".

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Limiti sforati di oltre 10 mila volte rispetto alle soglie previste dalla legge

Le indagini della Capitaneria di porto si sono avvalse di video-ispezioni e campionamenti di tipo biologico, chimico e ingegneristico. I risultati hanno mostrato "uno sforamento dei limiti di sostanze inquinanti fino a oltre diecimila volte rispetto alle concentrazioni soglia di contaminazione stabilite per legge - ha continuato Nitti - e riteniamo che tutta una serie di presidi che avrebbero dovuto essere messi in atto, in primo luogo dal Consorzio e dalle aziende, non siano stati messi in essere consapevolmente, determinando un risparmio di spesa e rendendo conveniente investire lì ma con un danno ambientale non sanabile. Chi avrebbe dovuto rilasciare le autorizzazioni, non è stato mai interpellato: parlo della Città metropolitana di Bari mentre venivano date autorizzazioni rilasciate dal Consorzio che consentivano di avvalersi delle rete e non allo scarico". La Procura ha richiesto, infatti, anche il commissariamento giudiziale del Consorzio e di Asi Spa, società partecipata dal Consorzio. 

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