Per tre settimane e fino al 10 maggio la Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto ha ospitato la mostra "Rumore" con 30 abiti esposti. Ad accorgersi dei pezzi mancanti sono stati Giovanni Gioia e Vincenzo Mola, proprietari di Collezioni Carrà. Gli investigatori ipotizzano che il furto possa essere avvenuto negli orari di apertura al pubblico
Due cinture appartenenti ad abiti iconici di Raffaella Carrà sono scomparse dalla mostra dedicata allo storico volto della tv italiana. La Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, ha ospitato l’allestimento “Rumore” che è rimasto aperto al pubblico per tre settimane. La denuncia è stata presentata dai collezionisti Giovanni Gioia e Vincenzo Mola, proprietari di Collezioni Carrà, l'archivio privato da cui provenivano gli abiti esposti: sono stati loro ad accorgersi del furto la mattina di domenica 10 maggio, durante le operazioni di disallestimento della mostra. A San Benedetto erano esposti trenta abiti originali, pensati per raccontare non solo la carriera di Raffaella Carrà ma anche la sua attenzione alla libertà, all’emancipazione femminile e ai diritti civili.
I pezzi rubati
Le autorità hanno aperto le indagini per furto: durante le prime verifiche, gli investigatori non avrebbero trovato segni di effrazione, quindi l’ipotesi è che il furto possa essere avvenuto durante gli orari di visita della mostra. Nel dettaglio, risultano scomparse la cintura di un abito indossato da Raffaella Carrà nel programma "Amore" del 2006 e quella appartenente a un costume utilizzato nella prima puntata della quarta edizione di "Carramba che fortuna", andata in onda nel 2008. Entrambi gli accessori erano decorati con applicazioni originali in cristalli Swarovski e facevano parte integrante degli abiti di scena, considerati pezzi unici della storia televisiva italiana.
Collezionisti: “Abiti raccontano pezzi di storia"
"Non si tratta semplicemente di accessori”, hanno spiegato i proprietari della collezione, Gioia e Mola. “Quegli abiti raccontano la televisione italiana, l'evoluzione del costume e il percorso artistico di una donna che ha cambiato il linguaggio dello spettacolo. Il danno che abbiamo subito è soprattutto culturale ed emotivo. Ci chiediamo - hanno concluso i collezionisti - come sia stato possibile che nessuno si sia accorto di quanto accaduto. Confidiamo nel lavoro degli investigatori e auspichiamo che chi ha compiuto questo gesto possa restituire quanto sottratto, per rispetto della memoria di Raffaella Carrà e del valore storico di questi abiti".