L’indagine è stata avviata due anni fa in seguito alle carte arrivate dalla procura di Milano che indagava su Equalize. Sono undici gli indagati, tra cui l’ex numero due del Dis Giuseppe Del Deo. Da alcune chat delle cinquemila depositate nell'indagine meneghina è emerso il modus operandi del gruppo
Sarebbe esistita una centrale di spionaggio parallela, che usava le informazioni a disposizione degli apparati istituzionali e 'vendeva' notizie riservate: è accelerata ieri l’inchiesta della procura di Roma sulla ‘Squadra Fiore’ - un gruppo clandestino di cui facevano parte ex appartenenti alle forze dell'ordine - arrivando fino al cuore degli ex vertici dei Servizi. A essere indagato infatti è anche Giuseppe Del Deo, già numero due del Dis, accusato di peculato per 5 milioni di euro e di accesso abusivo. Sono undici in tutto le persone indagate, tra cui anche l'imprenditore Carmine Saladino, ex capo della società Maticmind, accusato di truffa, e Giuliano Tavaroli, ex responsabile della sicurezza di Pirelli e del Gruppo Telecom Italia, già coinvolto nello scandalo Telecom-Sismi. L’inchiesta è stata avviata due anni fa in seguito alle carte arrivate dalla procura di Milano che indagava su Equalize, e ieri sono state eseguite una serie di perquisizioni affidate ai carabinieri del Ros in tutta Italia.
Su cosa verte l’indagine
Nel procedimento i pm, coordinati dall'aggiunto Stefano Pesci, contestano a seconda delle posizioni anche i reati di associazione a delinquere, accesso abusivo a sistema informatico e truffa. In questi mesi chi indaga, anche grazie all'ascolto di testimoni, ha raccolto tasselli per l'impianto accusatorio in base al quale il gruppo avrebbe acquisito e commercializzato in cambio di denaro, con cadenza sia mensile che legata a singoli contratti - su commissione di imprenditori, professionisti ed intermediari finanziari - informazioni riservate illecitamente estrapolate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza. Un'attività illecita che si sintetizzava in dossier per spionaggio industriale o su persone fisiche.
Il modus operandi del gruppo
Per chi indaga le verifiche hanno permesso di acquisire elementi in base ai quali gli indagati puntavano a "raccogliere nelle mani di una sola holding" l'intera galassia delle aziende che si occupano in Italia dell'attività di intercettazione. Le verifiche hanno inoltre accertato "le rivelazioni dell'esistenza di specifici atti d'indagine nell'ambito degli accertamenti disposti nel procedimento in corso", ha spiegato il Ros. Da alcune chat delle cinquemila depositate nell'indagine milanese su Equalize, che ha viaggiato in parallelo con quella a Roma, è emerso il modus operandi del gruppo: "Se rispetti le regole, i soldi non saranno un problema, ricordati che loro sanno tutto anche quello che non dici. Importante non fare mer**ni. Se sei leale, i problemi li risolviamo noi: il fine comune è quello di risolvere i problemi non crearne”, scriveva uno della squadra.