Omicidio Rogoredo, Cinturrino in aula: "Io un poliziotto corretto, mai usato violenza"
CronacaIl poliziotto arrestato per aver sparato al pusher Abderrahim Mansouri, uccidendolo, si difende dalle accuse di aggressioni, minacce e spaccio di droga, nel secondo giorno di incidente probatorio. "Ho sempre lavorato nell'interesse della giustizia. Sono enormemente dispiaciuto per la fine che ha fatto questo ragazzo e per la fine che ho fatto io", ha detto ai giudici. I suoi legali fanno sapere che i testimoni sentiti sono stati denunciati per calunnia
“Sono sempre stato un poliziotto corretto, ho sempre lavorato nell'interesse della giustizia, la divisa è sempre stata la mia passione. Non ho mai usato violenza contro nessuno, non ho mai sottratto droga o soldi, ho sempre agito nel pieno della legalità". Carmelo Cinturrino, il poliziotto arrestato per aver sparato al pusher Abderrahim Mansouri, uccidendolo, si difende così dalle testimonianze di chi lo accusa di aggressioni, minacce e spaccio di droga, nel secondo giorno di incidente probatorio al Tribunale di Milano, davanti al giudice Domenico Santoro. Sono in tutto sei le persone, tra pusher e tossicodipendenti, chiamati come testimoni. Cinturrino "ha respinto fermamente ogni accusa", fornendo "diverse ricostruzioni, a nostro avviso assolutamente attendibili e facilmente anche riscontrabili", hanno dichiarato i suoi avvocati Marco Bianucci e Davide Giugno, annunciando che "i testimoni sono stati denunciati per calunnia".
Cinturrino: "Dispiaciuto per la fine di Mansouri e per la mia"
"Sono enormemente dispiaciuto per la fine che ha fatto questo ragazzo e per la fine che ho fatto io", ha detto Cinturrino nelle sue dichiarazioni spontanee, parlando di Mansouri. E torna a quanto successo la sera del 26 gennaio scorso nei pressi del boschetto di Rogoredo, ribadendo di aver sparato "perché ho avuto paura". Un timore nato dal fatto che il giovane si sarebbe chinato durante un controllo anti droga: quel movimento sospetto avrebbe portato alla reazione fatale. Il poliziotto, da quanto trapela, non avrebbe però spiegato perché avrebbe poi messo una pistola finta accanto al corpo della vittima.
Legali Cinturrino: "Respinta ogni accusa"
Cinturrino, hanno spiegato i suoi legali, ha "escluso categoricamente" le percosse di cui è accusato. Alcuni testimoni hanno riferito che usava un martello come arma. "Ha ben spiegato quale fosse il reale utilizzo di questo martello", impiegato "principalmente per andare a scavare, per cercare lo stupefacente nell'ambito dell'attività di polizia oppure anche per evitare di toccare siringhe, garze, sporche di sangue", dicono gli avvocati. Cinturrino ha inoltre negato di aver mai proferito minacce di morte e di aver avuto rapporti diretti con la vittima, spiegando che "non lo conosceva" e che lo aveva visto solo attraverso foto segnaletiche relative a un'indagine condotta da altri pochi mesi prima.
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Testimone: "Malmenato e preso a schiaffi in commissariato da Cinturrino"
Le dichiarazioni dei testimoni vanno in senso opposto a quanto detto da Cinturrino. Un 29enne senza fissa dimora ha accusato il poliziotto di averlo preso a schiaffi all'interno del Commissariato di via Mecenate, dove era andato per l’obbligo di firma, dopo avergli contestato di essere stato visto fuggire nei giorni precedenti. Poi era stato rimesso in libertà con una nuova denuncia per detenzione di sostanze stupefacenti. Subito dopo, ha spiegato, avrebbe informato il proprio legale dell'accaduto.