Omicidio Rogoredo, Cinturrino in aula per l'incidente probatorio

Cronaca

Il poliziotto accusato dell'omicidio di Abderrahim Mansouri la sera del 26 gennaio, nel boschetto di Rogoredo, è arrivato questa mattina in tribunale a Milano. Davanti al pm e al giudice vengono sentiti sei testimoni

ascolta articolo

Carmelo Cinturrino, il poliziotto accusato dell'omicidio di Abderrahim Mansouri la sera del 26 gennaio, nel boschetto di Rogoredo, è arrivato questa mattina in tribunale, scortato dagli agenti della Polizia penitenziaria: oggi è il giorno dell'udienza dell'incidente probatorio. Davanti al pm Giovanni Tarzia e al giudice Domenico Santoro vengono sentiti sei testimoni.

Le mosse della difesa di Cinturrino

Prima dell'inizio delle testimonianze delle sei persone, tra tossicodipendenti e pusher, già sentiti nelle indagini, la difesa di Cinturrino ha fatto sapere al giudice di aver denunciato una presunta associazione per delinquere nel boschetto, composta da pusher anche sentiti come testi, e di aver presentato denuncia anche per false dichiarazioni ai pm da parte di quei testimoni.

Il caso

Carmelo Cinturrino, 42 anni, assistente capo di polizia del commissariato di via Mecenate, a Milano, è accusato di aver ucciso, lo scorso 26 gennaio, con un colpo di pistola alla testa, il 26enne Abderrahim Mansouri durante un controllo antispaccio nel boschetto della droga di Rogoredo. Cinturrino aveva sostenuto di aver sparato per legittima difesa, parlando di "paura" e di un’arma puntata contro di lui. Le indagini, però, hanno ricostruito una dinamica differente, in cui il poliziotto avrebbe inscenato un incidente. "Ho messo la pistola vicino a Mansouri perché temevo le conseguenze di quello che era accaduto", ha ammesso lui stesso. Il pusher ucciso non ha mai preso in mano la presunta pistola (che poi si è scoperto essere solo una replica di una Beretta 92) con la quale avrebbe minacciato gli agenti: al contrario, Mansouri non era neanche in possesso di un'arma, messa invece sul luogo del delitto in un secondo momento. Sarebbe stato lo stesso assistente capo del commissariato di Mecenate a mandare un giovane collega a recuperare una borsa contenente la pistola, poi piazzata accanto al corpo del 28enne. Versione confermata anche dal poliziotto mandato a prendere la finta Beretta e da altri colleghi che, dopo aver inizialmente assecondato la prima versione di Cinturrino, hanno iniziato a raccontare quanto realmente successo.

Approfondimento

Omicidio Rogoredo, difesa Cinturrino chiede perizia su testi

Cronaca: i più letti