Inchiesta Ponte sullo Stretto, indagati avrebbero tentato di corrompere altri due giudici

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La Procura di Roma procede per corruzione e rivelazione del segreto d'ufficio nell'ambito del progetto per la realizzazione dell'infrastruttura. L'avvocato Francesco Saccomanno e l'imprenditore Vincenzo Virgiglio avrebbero cercato di condizionare l'esame di legittimità sull'approvazione della proposta definitiva influenzando magistrati della Corte dei Conti. L'ex presidente aggiunto della Corte, Tommaso Miele, avrebbe invece rappresentato una sorta di "talpa" nel tribunale

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L'avvocato Francesco Saccomanno e l'imprenditore Vincenzo Virgiglio avrebbero tentato di corrompere altri due giudici della Corte dei Conti. È quanto emerge dall'indagine della Procura di Roma in merito al Ponte sullo Stretto, che coinvolge anche l'ex presidente aggiunto della Corte Tommaso Miele e in cui si procede per corruzione e rivelazione del segreto d'ufficio nell'ambito del progetto per la realizzazione dell'infrastruttura. Secondo quanto emerso oggi, gli indagati avvicinarono, senza ottenere risultati, altri due magistrati contabili che dovevano occuparsi del dossier, con l’obiettivo di condizionare l'esame di legittimità sull'approvazione del progetto definitivo. Intanto gli inquirenti sono al lavoro sul materiale sequestrato dai carabinieri del Ros: gli investigatori dovranno analizzare i cellulari e i pc acquisiti ai tre indagati.

Gli indagati

Secondo quanto emerso, la figura chiave sarebbe l'ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, Tommaso Miele, in pensione dal febbraio scorso. Insieme a lui sono indagati anche Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne dell'associazione "Accademia Calabria", e l'avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del cda della società Stretto di Messina Spa e dal 2021 al 2024 commissario della Lega in Calabria. Dalle carte del procedimento emerge il rapporto di vicinanza tra Miele e Virgiglio, con il magistrato che si rivolge a lui "anche per individuare architetti di sua fiducia al fine di verificare la possibilità di preventivi di importo meno elevato per lavori di progettazione e ristrutturazione delle abitazioni dei figli".

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Le accuse e il ruolo di Miele

Secondo l'impianto accusatorio, Virgiglio e Saccomanno avrebbero cercato di influenzare i giudici contabili promettendo appoggi per futuri incarichi in enti pubblici dopo il pensionamento, in cambio di una "fattiva azione" per favorire il via libera al progetto. Per gli investigatori, inoltre, i due avrebbero diffuso notizie riservate acquisite da uno dei magistrati contabili. Miele, in sostanza, avrebbe rappresentato una sorta di "talpa" nel tribunale fornendo aggiornamenti costanti sull'andamento della procedura, rivelando informazioni sugli orientamenti dei colleghi e sullo sviluppo della Camera di consiglio chiamata a pronunciarsi sulla delibera del Cipess. Non solo: il magistrato avrebbe esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre del 2025, impegnandosi a predisporre una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società manifestando, in cambio, l'interesse a diventare presidente dell'Antitrust o di una società partecipata.

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