Eredità Pino Daniele, Corte d'Appello respinge i ricorsi della prima moglie e del figlio

Cronaca

L’indimenticato artista napoletano, morto a 60 il 4 gennaio del 2015 a causa di una crisi cardiaca, bene consapevole dei suoi problemi di salute, aveva lasciato tutte le indicazioni già nel 2012 quando aveva depositato da un notaio il suo testamento rimasto segreto, fino alla sua morte. I giudici romani hanno fatto sì che le sue volontà venissero rispettate alla lettera nei due gradi di giudizio - spiega il Corriere delle Sera - senza concedere "interpretazioni" 

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È arrivata la pronuncia della corte d’Appello di Roma a dipanare la questione tra gli eredi di Pino Daniele che vedeva contrapposti da una parte il figlio primogenito con richiesta di denaro in base a un presunto "accordo verbale" e dall’altra la seconda moglie con una contro-richiesta relativa ai diritti d’autore e i diritti connessi sull’opera. L’indimenticato artista napoletano, morto a 60 il 4 gennaio del 2015 a causa di una crisi cardiaca, bene consapevole dei suoi problemi di salute, aveva lasciato tutte le indicazioni già nel 2012 quando aveva depositato da un notaio il suo testamento rimasto segreto, fino alla sua morte. Come spiega il Corriere delle Sera, i giudici romani hanno fatto sì che le sue volontà venissero rispettate alla lettera nei due gradi di giudizio senza concedere "interpretazioni".  

I contenziosi

“Al centro del contenzioso giudiziario – si legge nell’articolo del quotidiano -, iniziato nel 2017 e terminato in primo grado nel 2022, e in secondo grado nei giorni scorsi, ci sono i punti 7 e 9 del testamento di Pino Daniele e un accordo tra il primogenito e la seconda moglie dell’artista partenopeo di cui però non sono emerse prove in aula. In questo procedimento il figlio primogenito, in pratica, chiedeva alla seconda moglie del padre, Fabiola Sciabbarrasi, la restituzione di 61 mila euro, più 100 mila euro per inadempimento dell'accordo, mentre la donna a sua volta voleva la comproprietà, pro quota, di tutti i diritti di Pino Daniele, d'autore e connessi. I giudici hanno però respinto entrambe le richieste”. Nelle volontà di Pino Daniele c’era la seguente suddivisione: lasciare ad Alessandro e Cristina, nati dalla prima moglie Dorina Giangrande, i diritti d’autore e i diritti connessi, mentre a Sara, Sofia e Francesco, nati dalla seconda moglie Fabiola Sciabbarrasi, e a Sciabbarrasi stessa, i diritti d’autore (ma non i diritti connessi) e tutti gli altri beni mobili. Secondo i giudici il volere del musicista partenopeo è ben chiaro nel testamento, motivo per cui hanno pronunciato la sentenza, contro la quale, se vorranno, gli eredi potranno ricorrere in Cassazione. 

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Il legale di Alessandro Daniele

A fare chiarezza sulla vicenda è l'avvocato Marco Mastracci, legale di Alessandro, che all'ANSA spiega come l'azione legale non sia partita dal suo assistito e che quest'ultimo non ha tantomeno avanzato alcuna richiesta di risarcimento economico. Tutto ha avuto inizio - spiega l'avvocato - dai dubbi sull'interpretazione del testamento di Pino Daniele. Il documento olografo fu depositato dal musicista nel 2012 davanti a un notaio e fu poi pubblicato il 12 gennaio 2015, pochi giorni dopo la morte dell'artista. L'articolo 7 prevedeva che i diritti d'autore e quelli connessi fossero equamente divisi tra i suoi 5 figli (Alessandro e Cristina avuti dalla prima moglie, Sara, Sofia e Francesco dalla seconda); l'articolo 9 recitava poi che liquidità, immobili società e - di nuovo - diritti d'autore fossero divisi tra i 5 figli con l'aggiunta della seconda moglie Fabiola (aspetto che trovò anche un accordo tra le parti con Alessandro Daniele che firmò a Sciabbarrasi un atto alla SIAE per la divisione in sei parti dei diritti d'autore). Questo creò un problema di interpretazione sfociato in un contenzioso che il primo grado ha risolto valutando la volontà di Daniele di affidare ai figli i diritti connessi e poi includendo anche la donna nei diritti d'autore, oltre al resto dell'eredità. Sciabbarrasi ha quindi impugnato la sentenza, ricorrendo in appello per rivendicare la sua quota anche per i diritti connessi. Per la settima sezione della Corte d'Appello di Roma a fare testo resta il testamento e i giudici si sono espressi confermando così la decisione del primo grado di giudizio. Il contenzioso era iniziato nel 2017, si era chiuso in primo grado nel 2022 ed è arrivato ora alla sentenza della settima sezione civile della Corte d'Appello di Roma. Alessandro Daniele, da parte sua, esclude l'ipotesi di un ricorso in Cassazione, possibile per eventuali questioni di legittimità. 

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