Bergamo, prof accoltellata da studente uscita da terapia intensiva: "Tornerò a insegnare"
CronacaMercoledì mattina il ragazzo è arrivato nella scuola media di Trescore Balneario (Bergamo) con pantaloni mimetici e una maglietta con la scritta “vendetta” e, riprendendo tutto in diretta su Telegram con il suo cellulare, ha accoltellato Chiara Mocchi, la sua professoressa di francese. Sui social una sorta di lettera intitolata "La soluzione finale"
Sono ancora da chiarire i motivi dell’aggressione avvenuta il 25 marzo in una scuola media di Trescore Balneario (Bergamo), dove uno studente 13enne ha accoltellato la sua insegnante di francese, Chiara Mocchi, ferendola gravemente. All’origine del gesto, si apprende, potrebbe esserci un brutto voto oppure il fatto che la docente avesse difeso un altro ragazzo con cui il giovane aveva litigato. L'insegnante ha trascorso la notte in terapia intensiva senza complicazioni, le sue condizioni sono in miglioramento e stamattina è stata trasferita in reparto. "Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande", le parole che la donna ha affidato a una lettera dettata dal suo letto dell'ospedale. Intanto La Repubblica riferisce che il ragazzo in precedenza aveva pubblicato sui social una sorta di lettera intitolata "La soluzione finale" in cui annunciava ciò che avrebbe fatto.
L’aggressione
L'aggressione è avvenuta mercoledì, un quarto d'ora prima delle otto, mentre docenti e studenti dell’istituto Leonardo da Vinci di Trescore stavano entrando nelle loro classi. Il tredicenne si è presentato a scuola indossando un paio di pantaloni mimetici e una maglietta con la scritta “vendetta”: ha affrontato la docente in un corridoio del primo piano davanti ad almeno tre ragazzi e l’ha colpita con alcune coltellate all'addome e al collo, riprendendo tutto in diretta su Telegram con il suo cellulare sistemato al collo con una imbracatura.
Le condizioni della docente e la sua lettera
La professoressa 57enne è stata soccorsa dal 118 e trasferita con l'elisoccorso all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo in codice rosso. Grazie a una trasfusione di sangue iniziata già sul velivolo dall'équipe sanitaria e a un delicato intervento chirurgico cui è stata sottoposta in ospedale, è fuori pericolo. "Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché. Come non lo sapranno i suoi genitori", ha scritto la donna nella sua lettera dall'ospedale. "Quelle coltellate sul mio collo e sul mio torace avrebbero potuto fermare il mio cammino per sempre. So che addirittura la scena è stata ripresa via cellulare, è stata drammatica quanto irreale - ha osservato -. Io stessa fatico a ricordarla senza tremare. Ma subito, attorno a me, si è mosso un mondo di coraggio e di umanità".
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La pistola scacciacani e il materiale per esplosivi
Lo studente è stato disarmato e bloccato da un altro insegnante e da due collaboratori scolastici: nello zaino aveva anche una pistola scacciacani, mentre nella sua abitazione, dove vive con la madre, i carabinieri hanno poi trovato del materiale ritenuto potenzialmente pericoloso ed esplosivo - tra cui degli acidi e dei fertilizzanti - che è stato posto sotto sequestro per essere analizzato.
Lo studente non è imputabile
Il 13enne a quel punto è stato trasferito alla caserma dell'Arma di Trescore, dove è stato sentito durante un’audizione protetta: la Procura dei minorenni di Brescia, competente anche per la provincia di Bergamo, aprirà un fascicolo sul caso, anche se lo studente, vista l'età, non è imputabile e non potrà dunque affrontare un processo. Da quanto hanno raccontato studenti e genitori, sembra che il giovane non avesse mai dato particolari problemi di natura comportamentale. Lo studente si trova da ieri sera in una comunità protetta con il consenso dei genitori.
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La lettera sui social
Secondo quanto riporta La Repubblica, prima dell'aggressione il 13enne ha pubblicato su Telegram una sorta di lettera in cui annunciava ciò che stava per fare. "Non ho trovato il coraggio di uccidere mio padre", scriveva il ragazzo. Poi proseguiva: "Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità. Sono stanco di tutto questo, quindi ho deciso che la soluzione perfetta è prendere in mano la situazione. Ucciderò la mia insegnante di francese. La scelta non è casuale, è mirata. Le piace prendermi di mira, umiliarmi davanti a tutti, fare commenti cattivi, battute di cattivo gusto e giustificare la violenza contro di me anche quando sono chiaramente la vittima". E ancora: "Quando un ragazzino gracile mi ha dato un pugno, non ho reagito. Gli insegnanti non se ne sono nemmeno accorti. Sono dovuto andare da loro e spiegare l'accaduto, e questo dimostra quanto la scuola stia fallendo. Quando la mia insegnante di francese ha avuto l'audacia di dire che me lo meritavo, il preside non ha fatto nulla. È rimasta impunita per una cosa così grave". In un altro passaggio poi scrive: "Visto che a quanto pare i 'ragazzi' non capiscono cosa sia giusto e cosa no, userò questo a mio vantaggio: non posso essere incarcerato, dato che in Italia l'età minima per la responsabilità penale è 14 anni, non posso nemmeno essere processato, quindi farò quello che ho sempre voluto fare: uccidere lei e chiunque cercherà di impedirmelo". E parla anche di un disturbo dell'attenzione: "Quando mi hanno fatto fare un test sul mio comportamento, la mia insegnante mi ha dato un punteggio basso per la distrazione e non ha esitato a sottolinearlo in classe e questo mi fa infuriare. Mi sembra un sabotaggio. Mi sta incatenando a questa vita di sofferenza solo perché non le piaccio. Avendo solo 13 anni, sono completamente impotente in questa situazione e non posso fare molto per cambiare il percorso che è stato scelto per me. La mia vita è dettata da adulti a cui non importa nulla di me, la mia insegnante di francese non vuole altro che riempirmi la vita di dolore e sofferenza abusando del suo potere. È così impotente nella sua vita che ha deciso che sfogare la sua rabbia su un gruppo di ragazzini delle medie è un ottimo modo per rilassarsi". Poi un passaggio sui vestiti: "L'uniforme militare non è una scelta casuale. L'ho scelta perché mi vedo come un soldato che combatte per i propri diritti, diritti che sono stati calpestati. Mi sento anche superiore a tutti i miei coetanei. Sì, a volte sono divertenti, ma mi sento molto più intelligente di loro e indossare un'uniforme dimostra la mia superiorità rispetto a tutti questi comuni mortali. Non sono più uno di loro, sono qualcuno di migliore, qualcuno che ha avuto la forza di fare ciò che molti non hanno fatto, qualcuno che ha l'intelligenza di capire che nessuno difende veramente noi e i nostri bisogni. Sono unico e non sono una copia di nessun attacco scolastico precedente. Voglio essere riconosciuto per essere andato controcorrente: voglio portare qualcosa di nuovo. Vendetta non è una parola scelta a caso. Rappresenta ciò che provo: mi sto prendendo la dolce vendetta che merito uccidendo le persone che mi hanno fatto del male. Non è solo un atto di vendetta, è un modo per rompere la noiosa routine nel modo più estremo possibile. Sono stanco di essere un tipo banale, di dover fare sempre le stesse cose". E infine scrive: "Non ho molti amici perché la maggior parte delle persone mi considera strano o insopportabile. Mi piace socializzare, ma allo stesso tempo detesto uscire. Vedere la gente che ride in gruppo mi fa infuriare: sono tutti un branco di stupidi e banali, tutti uguali, come se fossero stati copiati e incollati da un progetto noioso. Devi dare un senso alla tua vita, e il senso della mia vita è assecondare tutte le mie fantasie, ignorando gli altri e provando il brivido di infrangere le regole, che è il piacere più grande della mia vita".
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Secondo l'avvocato Carlo Foglieni, difensore della famiglia del 13enne, l'autore dell'accoltellamento potrebbe "essere stato fortemente influenzato da terzi". Un "timore" corroborato dall'interrogatorio dove lo studente appariva "come distaccato dalla realtà". "La famiglia auspica che le indagini possano approfondire con la massima attenzione l'eventuale ruolo di soggetti conosciuti dal minore attraverso i social network", ha aggiunto Foglieni che invita a porre attenzione sull'assenza di controlli negli acquisti online di oggetti potenzialmente pericolosi da parte di giovani.