Attacchi mortali di cani in Italia, 56 casi in 16 anni: molti si sarebbero potuti evitare
CronacaSecondo un recente studio pubblicato sulla rivista Animals, che ha preso in esame tutti gli episodi registrati tra il 2009 e il 2025 nel nostro Paese, la maggior parte dei casi sarebbero stati prevenibili. Molte delle vittime sono over 65 e bambini, soprattutto sotto i 4 anni d'età. E la maggior parte dei casi avviene in ambienti privati, come abitazioni e giardini, e riguarda animali di proprietà
Negli ultimi 16 anni in Italia si sono registrati 56 attacchi mortali da parte dei cani. Secondo un recente studio scientifico pubblicato sulla rivista Animals, che ha preso in esame tutti gli episodi registrati tra il 2009 e il 2025 nel nostro Paese, la maggior parte dei casi sarebbero stati prevenibili. La ricerca, riportata dal Corriere della Sera, ha segnalato che i decessi, seppure contenuti, mostrano una certa regolarità e continuità. Come rimarca lo studio, nel nostro Paese non esiste un sistema ufficiale di raccolta dati sugli attacchi mortali di cani, rendendo complessa la gestione del fenomeno.
Le vittime
Secondo la ricerca, a essere maggiormente colpiti sono i soggetti più vulnerabili, in particolare gli over 65 seguiti da bambini molto piccoli, spesso sotto i quattro anni. Come sottolineano gli esperti, i bambini possono non riconoscere i segnali di disagio o aggressività di un cane e gli anziani, al contrario, possono avere una minore capacità fisica di reagire o difendersi, oltre a una maggiore fragilità clinica.
Il contesto degli attacchi
Per quanto riguarda invece il contesto degli attacchi, la maggior parte degli episodi avviene in ambienti privati, tra cui abitazioni, cortili o giardini. Inoltre, la maggior parte dei casi riguarda animali di proprietà. Secondo l'analisi, in più della metà degli episodi, il cane appartiene alla vittima o al suo nucleo familiare. Come si legge nella ricerca, gli attacchi più gravi sarebbero spesso associati a scarsa socializzazione del cane, isolamento prolungato, gestione impropria da parte del proprietario, assenza di addestramento o supervisione e presenza di più animali che agiscono in gruppo. In ambito domestico, il rischio aumenterebbe quando le interazioni tra bambini e cani non sono adeguatamente controllate o quando il cane percepisce un ambiente come territorio da difendere.
Molti casi evitabili
Secondo lo studio, molti degli episodi sarebbero legati a circostanze evitabili. Nei casi che coinvolgono bambini piccoli emerge spesso una supervisione insufficiente. In alcune circostanze, stimoli come movimenti improvvisi, urla o dimensioni ridotte del bambino possono attivare nel cane risposte istintive, anche senza segnali evidenti di aggressività. Il rischio inoltre si svilupperebbe prevalentemente all’interno della sfera domestica, in situazioni di apparente normalità. A rendere più complessa la gestione del fenomeno è infine la mancanza nel nostro Paese di un sistema nazionale centralizzato per la raccolta e l’analisi dei dati.