Gli imputati sono Hasab Hussain, 22enne pakistano condannato in primo grado a 16 anni, Khalid Arslan, 26enne pakistano condannato a 11 anni, un mese e dieci giorni, e Sami Fuat, turco di 51 anni condannato a 16 anni. Nei giorni scorsi ha preso il via anche il processo sui presunti ritardi nei soccorsi
Prende il via oggi il processo d’Appello a Catanzaro contro tre dei presunti scafisti del “Summer Love”, il caicco naufragato il 26 febbraio 2023 davanti a Cutro in Calabria. Nel disastro morirono 94 persone, 35 delle quali erano minori. I tre imputati sono Hasab Hussain, 22enne pakistano condannato in primo grado a 16 anni, Khalid Arslan, 26enne pakistano condannato a 11 anni, un mese e dieci giorni, e Sami Fuat, turco di 51 anni condannato a 16 anni. I tre erano stati condannati a fine 2024 per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e morte in conseguenza del favoreggiamento, mentre erano stati assolti dall'accusa di naufragio colposo. È invece diventata definitiva nello scorso giugno la condanna a 20 anni di reclusione per un altro degli scafisti della “Summer Love”, Guy Ufuk, trentenne turco. L’uomo è stato condannato per naufragio colposo, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e morte in conseguenza di altro reato.
Com’era andato il primo grado
Il processo di primo grado ai tre imputati era iniziato il 4 ottobre 2023, e si era svolto in 17 udienze. Le condanne comminate dalla Corte erano state diverse dalle richieste della Procura: il pm infatti aveva chiesto 18 anni di reclusione per Hasab Hussain, 14 anni e 6 mesi per Khalid Arslan e 11 anni per Sami Fuat. Alla lettura della sentenza i due giovani pakistani erano esplosi in lacrime, potestando contro la decisione del tribunale. Uno di loro aveva urlato: "Cercavo un futuro in Italia e mi hanno condannato perché ho solo fatto da interprete".
Il processo sui soccorsi
Intanto è partito nei giorni scorsi, presso il Tribunale di Crotone, il processo sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco "Summer Love”. Gli imputati sono sei militari, quattro della Guardia di finanza e due della Guardia costiera che erano in servizio la notte del naufragio, accusati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. Dalle indagini condotte dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone, su delega della Procura, è emersa una presunta catena di negligenze e sottovalutazioni, aggravata da carenze strumentali e inefficienze operative. Determinante, secondo gli inquirenti, è stata anche la mancanza di coordinamento tra Guardia di finanza e Guardia costiera, impegnate a rispettare le rigide "regole di ingaggio" previste dal Regolamento UE 656/2014 e dall'accordo tecnico operativo del 14 settembre 2005, riformulato nel giugno 2022 dal governo Draghi. Secondo l'accusa, i militari si sarebbero attenuti così rigorosamente alla distinzione tra intervento di polizia e intervento di soccorso al punto da non attivare tempestivamente nessuna delle due azioni, violando così l'obbligo primario di tutelare le vite umane in mare, anche in presenza di condotte imprudenti da parte degli scafisti.