Femminicidio Zoe Trinchero, dal depistaggio alla confessione: cosa sappiamo

Cronaca
©Ansa

Introduzione

"Abbiamo discusso, le ho dato un pugno, forse più pugni, io facevo boxe. Non so perché. Comunque non l'ho buttata giù nel canale, l'ho solo lasciata cadere". Così Alex Manna, 20 anni ancora da compiere, ha confessato il femminicidio della 17enne Zoe Trinchero, il cui corpo è stato trovato nella notte tra venerdì e sabato in un ruscello a Nizza Monferrato, nell'Astigiano. Il ragazzo è in carcere ad Alessandria in attesa della convalida, mentre si attende l’autopsia che potrà chiarire se la giovane si sarebbe potuta salvare qualora Manna avesse chiamato subito i soccorsi.

Quello che devi sapere

La ricostruzione della serata

Restano da ricostruire nel dettaglio i fatti. Finora si è capito che Zoe Trinchero era uscita intorno alle 21 dal Bar della Stazione, dove lavorava. Secondo quanto emerso finora, sarebbe andata in un garage attrezzato come area ricreativa dai ragazzi del posto, una sorta di rifugio autorganizzato, a pochi passi dal luogo dell'omicidio. Qui il gruppo di amici si ritrovava per mangiare e bere qualcosa prima di proseguire la serata nei locali. Quella sera erano in cinque o sei e sembra difficile stabilirlo con precisione, visto che alcuni ragazzi andavano e venivano. Arrivati gli ultimi due, non ci sarebbe stato più nulla da mangiare, così decidono di andare in centro a comprare dei kebab da consumare poi con calma nel garage. Zoe Trinchero e Alex Manna si uniscono a loro. Al ritorno gli altri accelerano il passo per evitare che il cibo si raffreddi, mentre Zoe e Alex restano indietro, soli, sull'argine del rio Nizza.

La versione di Manna

Da qui l'unica versione disponibile diventa quella di Manna. La lite, poi l'aggressione che potrebbe essere avvenuta intorno a mezzanotte e il ritrovamento del corpo della ragazza due ore dopo. Lui avrebbe parlato di una relazione passata, finita per un suo tradimento, e di una volontà di ricominciare, che Zoe Trinchero non aveva. Una versione tuttavia negata dalla più cara amica della vittima, che ha detto di aver avuto lei una relazione in passato con Alex Manna.

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Il racconto dell’amica della vittima

"Ci siamo lasciati perché non mi piaceva il suo comportamento - ha detto l’amica di Zoe Trinchero parlando di Manna - e non l'ho mai più sentito da aprile dell'anno scorso. Quando lui c'era, ormai di rado, io non andavo. Non ha un carattere facile e non è un tipo tranquillissimo. Con me era ossessivo e possessivo, non potevo parlare né uscire con nessuno. Non era cattivo, però è un po' aggressivo. Con me non ha mai alzato le mani, ma perde la pazienza facilmente. Quando perdeva la pazienza rompeva le cose". Sul suo telefono la ragazza ha trovato una chiamata della vittima, non risposta, effettuata intorno alle 23.30. "Non capita mai - ha spiegato -, ma sono andata a dormire prestissimo e non riesco a perdonarmelo. Abbiamo la posizione condivisa, così sappiamo sempre dove siamo".

Il tentativo di depistaggio

Certo è che Manna ha abbandonato Zoe Trinchero senza chiedere aiuto, correndo a casa della propria fidanzata a cambiarsi prima di tornare dagli amici. Con loro prima e con gli investigatori poi ha depistato le indagini, sostenendo che un trentenne ben noto nella cittadina, di origine africana, aveva aggredito lui e la 17enne e lui era scappato. "Ho detto in giro che poteva essere stato lui - avrebbe sostenuto davanti ai carabinieri e al pm - perché si sa che è un po' strano. Mi spiace, ho fatto male".

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La vittima del depistaggio

La vittima del depistaggio è un musicista 30enne che insegna e suona anche in un gruppo, con lavori in festival e in televisione. Sabato ha rischiato il linciaggio da parte di una trentina di amici della ragazza che si sono presentati sotto casa sua e che ora potrebbero rischiare una denuncia. Si sono calmati quando i carabinieri l'hanno portato via, in realtà per proteggerlo. Negli ultimi tempi aveva manifestato segnali di disagio: "Forse sopra le righe, ma aggressivo mai" sostiene chi lo conosce. "Ringrazio le forze dell'ordine - ha detto il fratello Ruben - Qualcuno dovrà chiedergli scusa".

Attesa per l’autopsia

Non è possibile sapere, al momento, se Zoe Trinchero sia morta per i pugni ricevuti, per strangolamento, o se le sia stato fatale essere stata lanciata nel canale, battendo la testa. Ed  è anche da accertare se dopo tutto ciò, con un tempestivo intervento medico, la ragazza si sarebbe potuta salvare. È un dubbio investigativo che solo l'autopsia potrà chiarire: il corpo della giovane, da un primo esame, riporta evidenti segni di una raffica di pugni e di una stretta al collo, ma anche di un trauma cranico.

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