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Strage Corinaldo, i parenti delle vittime: "Noi abbandonati, per Crans-Montana Stato c'è"

Cronaca
©Ansa

Nella strage in discoteca dell'8 dicembre 2018 morirono nella calca cinque minorenni e una madre 39enne. Durante una conferenza stampa a Palazzo delle Marche, il 29 gennaio, i familiari delle vittime hanno lanciato un appello affinché questa vicenda non venga dimenticata. Intanto oggi è in programma un'udienza in Corte d'Appello ad Ancona

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"Noi siamo stati abbandonati, mentre per Crans-Montana lo Stato c'è". È quanto sostengono i familiari delle vittime della strage nella discoteca 'Lanterna Azzurra' di Corinaldo (Ancona), in cui l'8 dicembre 2018 morirono nella calca cinque minorenni e una madre 39enne. Durante una conferenza stampa a Palazzo delle Marche, sede del Consiglio regionale, alla quale hanno partecipato alcuni parenti delle vittime, il 29 gennaio, i familiari hanno lanciato un appello affinché questa vicenda non venga dimenticata. Intanto oggi, in Corte d'Appello ad Ancona, si tiene una nuova udienza del processo, dopo le assoluzioni in primo grado dalle accuse più gravi (omicidio colposo plurimo, disastro colposo). 

Parenti delle vittime: "La vicenda di Corinaldo messa da parte"

"Noi abbiamo scritto una lettera aperta alla presidente del Consiglio - ha annunciato Fazio Fabini, padre di Emma, morta nella calca a 14 anni - che, come rappresentante dello Stato italiano, giustamente si è adoperata rispetto ai morti di Crans-Montana. Le abbiamo chiesto di avere la stessa attenzione perché ci è sembrato che la vicenda di Corinaldo sia stata un po' messa da parte, dimenticata. Visto che ancora siamo in piena battaglia legale, non ci sembra giusto". "Certamente - ha proseguito Fabini - dopo la tragedia di Crans-Montana e la comprensione immediata nei confronti di quelle famiglie che hanno vissuto quello che noi abbiamo vissuto sette anni fa, il primo pensiero è stato 'ecco ci risiamo'. Poi, i giorni successivi, quando abbiamo sentito la partecipazione, la disponibilità totale da parte dello Stato italiano, giustamente, nei confronti delle vittime, un po' ci siamo dispiaciuti del fatto che questa stessa attenzione non è stata assicurata nei nostri confronti". "I nostri figli - ha aggiunto - non sono figli di serie B, non sono morti di serie B, i nostri cari ragazzi sono morti senza avere nessuna colpa. È una tragedia che non solo poteva, ma doveva essere assolutamente evitata, qualora le persone che avevano nelle mani la responsabilità della loro sicurezza avessero svolto appieno il loro lavoro".

"Siamo stati lasciati da soli"

Presente in conferenza stampa, anche Paolo Curi, padre di quattro figli, vedovo di Eleonora che ha perso la vita alla Lanterna Azzurra: "Abbiamo mandato questi ragazzi al massacro, una tragedia più che annunciata. Il locale era già stato chiuso un anno prima della tragedia, ma l'hanno riaperto e non ci sono condanne, per me è una cosa assurda, in Italia non c'è giustizia. Siamo stati lasciati da soli. Condannare la banda dello spray è molto semplice, condannare un'amministrazione, considerando gli eventuali risarcimenti, resta molto difficile e la gente si sente impunita".  "Ci aspettiamo giustizia - ha ribadito anche Massimo Pongetti, il papà di Daniele, deceduto a 16 anni - non vogliamo vendetta, ma tutti sapevano e nessuno ha mai fatto niente. Inoltre quella sera doveva essere un concerto, non un dj set, se avessimo saputo questo, molti di noi non avrebbero mandato i figli in quel posto e a quell'ora". Giuseppe Orlandi ha perso suo figlio Mattia di 15 anni: "Era molto simpatico, andava d'accordo con tutti e non ci aveva mai creato nessun problema. Abbiamo organizzato una conferenza stampa proprio per sottolineare il fatto che quel locale non doveva essere riaperto - ha puntualizzato - perché era sprovvisto di agibilità, non ha mai avuto la concessione edilizia, non ha mai avuto negli anni la variazione di destinazione d'uso, è ancora accatastato come deposito agricolo.  

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