Lo speciale sulla frana a Niscemi
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Frana di Niscemi, le immagini prima e dopo la calamità

Cronaca
Raffaele Mastrolonardo

Raffaele Mastrolonardo

Il crollo della collina del centro siciliano e le conseguenze dell’evento su strade e abitazioni viste attraverso una serie di fotografie anteriori e posteriori al disastro

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Una frana che si estende per 4 chilometri e oltre 1.500 persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. Il disastro di Niscemi, centro di circa 25mila abitanti che fa parte del consorzio comunale di Caltanissetta in Sicilia, preoccupa geologi e autorità, anche perché non è la prima volta che si verificano episodi di questo tipo; un altro era accaduto nel 1997. Per capire l’entità di quanto successo, oltre ai video realizzati dagli elicotteri, può essere utile provare a fare un confronto tra l’area interessata dalla frana prima e dopo la calamità. 

La strada tagliata

La frana che ha colpito l’area sud-occidentale del centro urbano ha tagliato di netto un pezzo di strada. Laddove prima si trovavano uno spiazzo e una via percorribile, adesso si apre soltanto una ferita sul terreno. La via che in precedenza sbucava sullo slargo ora si affaccia su una voragine. Il 12 ottobre 1997, ventinove anni fa, una frana si era verificata negli stessi luoghi: i quartieri Sante Croci, Pirillo e Canalicchio.

Le case sul precipizio

Il crollo della collina che si è portato via un pezzo della strada che corre intorno a Niscemi ha lasciato alcuni edifici sul ciglio di un burrone e a rischio di crollo. Alcuni dei residenti evacuati non potranno mai più ritornare nelle proprie abitazioni anche perché è probabile che gli smottamenti non siano terminati. Lo ha spiegato Riccardo Ferraro, consigliere della Sigea, la Società italiana di geologia ambientale. La parete terrosa alla cui sommità c'è una striscia di case in bilico sul precipizio - l'immagine più drammatica della frana di Niscemi -, dovrà trovare un assetto di equilibrio naturale. “Questo significa - ha detto - che la frana è destinata ad avanzare, compromettendo le costruzioni, fino a trovare un equilibrio”.

La voragine

Ma il contrasto più eclatante, quello che rende meglio l’idea della dimensione della frana, è quello che permette di osservare l’area meridionale di Niscemi da una certa distanza. Ciò che prima appariva come un declivio con qualche albero qua e là e che conduceva verso zone coltivate diventa improvvisamente, dopo la frana, un dirupo marrone. "Bisognerà definire un piano per la delocalizzazione definitiva di chi ci viveva ed è in corso un censimento delle persone che vanno sostenute", ha dichiarato il capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano, riferendosi alle persone sfollate.

Le aree evacuate

Le conseguenze dell’evento si avvertono non solo nelle più strette vicinanze della frana. Oltre alle abitazioni evacuate, le strade che portano verso l’area più colpita sono state interrotte e appaiono deserte. Le case in bilico sul precipizio potrebbero essere compromesse dall'avanzare della frana. La zona rossa, inizialmente stabilita a cento metri dal profilo della frana, è stata avanzata di ulteriori 50 metri. Secondo Giuseppe Collura, referente della Sigea, la parte terminale del cedimento di domenica scorsa "si sovrappone alla frana dell'ottobre 1997”.

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