La Spezia, studente ucciso a scuola. L’aggressore: “Accoltellato per foto con ragazza”
CronacaIntorno alle 11 di venerdì il 19enne Youssef Abanoub, di origini egiziane, è stato colpito da un coetaneo di origini marocchine nell'Istituto professionale “Domenico Chiodo”. La vittima è morta in serata. L’aggressore arrestato per omicidio: nell’interrogatorio davanti al magistrato ha ammesso di aver ucciso il compagno perché "non doveva scambiare foto con la ragazza che frequento". Potrebbe scattare l’accusa della premeditazione per essersi portato il coltello da casa. Ispezione dell’Ufficio scolastico regionale
Continuano le indagini per ricostruire quanto accaduto venerdì 16 gennaio in una scuola di La Spezia, dove uno studente 19enne è stato accoltellato e ucciso da un suo coetaneo. È successo all'interno dell'Istituto professionale “Domenico Chiodo”: intorno alle 11 Youssef Abanoub, studente di origini egiziane, è stato colpito da uno studente di origini marocchine residente ad Arcola. Youssef Abanoub, per tutti “Abu”, ha lottato per ore tra la vita e la morte e poi è deceduto in ospedale intorno alle 20. L'altro giovane è stato arrestato per omicidio: nell'interrogatorio davanti al magistrato ha ammesso di aver ucciso il compagno di scuola perché “non doveva fare quello che ha fatto. Scambiare quelle foto con la ragazza che frequento”. Il magistrato, che ha secretato gli atti, sta valutando se contestare al giovane l'aggravante della premeditazione dovuta all'essersi portato il coltello da casa. Il direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale della Liguria ha disposto un'ispezione nell'istituto. Ieri sera, intanto, un corteo silenzioso di studenti ha percorso le vie del centro storico, con tanti cittadini che si sono uniti lungo il tragitto.
L’aggressione
Dalle prime ricostruzioni sembra che la lite tra i due giovani sia iniziata intorno alle 11 in bagno, nella scuola di via XX Settembre. Quando il 19enne ha tirato fuori il coltello, Youssef Abanoub ha cercato di scappare verso la sua classe. L’aggressione sarebbe avvenuta davanti all’aula, con gli altri alunni presenti: una sola coltellata, sotto il costato. I docenti hanno provato a tamponare il sangue, ma all’arrivo dell’ambulanza le condizioni del ragazzo sono apparse subito disperate. C’è stata la corsa verso la shock room del pronto soccorso, dove gli è stato praticato il massaggio cardiaco. Una volta stabilizzato, Youssef Abanoub ha subìto un delicato intervento nel reparto di chirurgia toracica e poi è stato trasferito intorno alle 16 in rianimazione. Ma non ce l'ha fatta: il ragazzo - originario di Fayyum, vicino Al Cairo, che viveva a La Spezia con la famiglia da anni - è morto in serata, poco prima delle 20. Da quanto emerge, la coltellata - inferta con una lama di oltre 20 centimetri - sarebbe penetrata sotto il costato del ragazzo e avrebbe lacerato profondamente il fegato, spappolando la milza. La forte emorragia ha portato a un primo arresto cardiaco, che si è ripetuto più tardi in modo fatale. La salma è a disposizione del magistrato, che deve valutare se chiedere l'autopsia.
Piantedosi: “Serve sollecitare alla responsabilità”
Su quanto avvenuto a La Spezia è intervenuto anche il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi: “Ci dobbiamo interrogare come sia possibile che dei ragazzi a scuola regolino i propri conti attraverso l'utilizzo di coltelli portandoseli da casa. Noi pensiamo che ci debba essere qualcosa che vada oltre i sistemi di sicurezza, i sistemi di prevenzione tradizionali, qualche cosa che riguardi anche la cultura, l'educazione di questi ragazzi. E anche un po' la sollecitazione del senso di responsabilità. Con il provvedimento che abbiamo messo in campo qualche cosa di questo c'è". Per domani intanto è previsto un vertice in prefettura a La Spezia, a cui dovrebbe partecipare anche il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Il sindaco Pierluigi Peracchini aveva annunciato l'incontro finalizzato anche a “capire come gestire questa situazione in vista della riapertura della scuola lunedì".
Valditara: "Dare a presidi possibilità installare metal detector in scuole a rischio"
''Voglio innanzitutto trasmettere la mia vicinanza ai genitori del ragazzo ucciso e la mia vicinanza anche alla scuola, a tutte le componenti: dagli studenti, ai docenti, ai presidi. Ho sentito in queste ore la preside ed era molto scossa. Quello che noi possiamo e dobbiamo fare, a mio avviso, in quelle scuole, diciamo, di maggior rischio, dove vi sono delle problematiche, è consentire al preside di installare, magari d'intesa con il prefetto, dei metal detector'', ha detto il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara.
Parolin: “Serve più educazione e meno repressione”
Più sicurezza? "Io direi più valori, più educazione, aiutare questi ragazzi a riflettere, a vivere anche le cose positive, a non lasciarsi trascinare, certo ci vogliono evidentemente anche delle misure di sicurezza, non lo neghiamo ma non sono sufficienti”, ha detto il segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, rispondendo a margine di un evento sul caso del ragazzo accoltellato a morte ieri a La Spezia e sul pacchetto sicurezza in arrivo, come risposta all'uso dei coltelli. Alla domanda se si possa dire quindi 'più educazione e meno repressione', ha risposto: "Se vogliamo usare una formula usiamo questa, sì".
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Arrestato l’altro giovane
Dopo l’aggressione, l'altro giovane è stato bloccato da un professore e disarmato. La polizia è arrivata poco dopo e ha arrestato il ragazzo in flagranza di reato. Il 19enne è stato fermato e interrogato. Davanti al magistrato avrebbe spiegato il movente: la vittima conosceva fin da bambino la ragazza che l’aggressore frequentava e i due si sarebbero scambiati foto di quando erano piccoli. "Non doveva fare quello che ha fatto. Scambiare quelle foto con la ragazza che frequento", avrebbe detto l’aggressore. Il giovane, alla fine dell'interrogatorio, è stato trasferito in carcere a La Spezia. È recluso in isolamento giudiziario in attesa di direttissima. Per lui è stata disposta la massima sorveglianza, con controlli ogni 15 minuti. Resta ora da capire se lo studente si sia portato dietro il coltello, premeditando così l'aggressione. Gli inquirenti hanno raccolto alcune testimonianze all'interno della scuola. Si parla di un dissidio nato giorni fa per motivi, appunto, legati a una ragazza. Le ipotesi sono da verificare e al vaglio degli inquirenti, che stanno analizzando anche i telefoni cellulari delle persone coinvolte. La polizia scientifica, poi, ha prelevato il coltello da cucina che l'aggressore avrebbe portato con sé dall'esterno: secondo alcune testimonianze, non sarebbe stata la prima volta che il giovane andava a scuola con un coltello.
Il racconto di un testimone
Un testimone di quanto avvenuto ha raccontato: “Li ho sentiti litigare nei gabinetti poi è successo tutto, tutto quanto. In un attimo”. Ricorda che era il momento di cambio della lezione, le porte delle aule erano aperte. "Ho visto ‘Abu’ correre nel corridoio verso la sua classe e l’altro corrergli dietro. Cosa ho visto? se ho visto il coltello non lo so, non me lo ricordo”. Il ragazzo ha detto di aver visto Youssef Abanou cercare aiuto, “e poi l'ho visto crollare a terra". È stato in quel momento che un insegnante ha bloccato l’aggressore mentre un altro cercava di fermare un'emorragia imponente. La coltellata, "forse dal basso verso l'alto, almeno cosi mi sembra di ricordare" ha perforato il fegato e colpito la milza. "Ha estratto il coltello, lo teneva in mano quando il professore l'ha disarmato. C'era il panico in quel momento, ragazzi che correvano che scappavano via, gente che urlava". E qualcuno ha chiamato ambulanza e polizia. "Non mi dimenticherò mai ‘Abu’ a terra con gli occhi sbarrati, con le labbra bianche bianche come se avesse sete, con il sangue che continuava a scorrere via". Il ragazzo "è andato in arresto cardiaco, ho visto i medici che tentavano di rianimarlo, che provavano a fermare il sangue" mentre intorno "c'era il gelo”. Dopo “ricordo che volevo andare assieme agli altri davanti all'ospedale per sapere come stava ‘Abu’. Sono arrivato e sono andato subito via. Non ce la facevo più. E che era morto l'ho saputo dopo, da una telefonata. Non ho altro da dire, adesso, se non che quanto è successo non me lo dimenticherò mai più".