Fondi dall'Italia ad Hamas, 25 indagati: tra loro anche i familiari di Hannoun

Cronaca
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Per gli investigatori, la moglie e i due figli del leader palestinese sapevano della reale destinazione del denaro. Il ministro Piantedosi: "Seguiti i flussi di denaro. L'operazione dimostra che l'apparato investigativo e di intelligence è solido". Scontro politico tra centrodestra e opposizioni. Così parlava uno degli indagati: "Se dovessero entrare in questo pc, ci danno sei anni"

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Sono al momento 25 gli indagati nell'inchiesta della Dda di Genova che ha portato all'applicazione di misure cautelari nei confronti del presidente dell'Associazione dei Palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun, e di altre 8 persone accusate di finanziare Hamas. Tra gli indagati ci sono anche i familiari di Hannoun, la moglie e due figli, che per gli investigatori della Digos e della guardia di finanza sarebbero stati consapevoli della destinazione reale dei fondi raccolti e che, almeno nel caso dei figli, avrebbero in qualche occasione tenuto contatti o trasportato il denaro.

Alcune immagini dell'operazione anti-Hamas
Alcune immagini dell'operazione anti-Hamas

Martedì gli interrogatori di garanzia

Gli interrogatori di garanzia davanti alla gip Silvia Carpanini dei nove arrestati - due sono latitanti, uno sarebbe in Turchia e l'altro a Gaza - non sono stati ancora fissati, ma si svolgeranno probabilmente a partire da martedì 30 dicembre nella forma del videocollegamento, ad eccezione di quello di Hannoun, unico a essere detenuto nel carcere genovese di Marassi, che si terrà in presenza. Nelle prossime ore gli avvocati di Hannoun andranno in carcere a incontrare il loro assistito.

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Piantedosi: "La nostra intelligence è solida"

"Sono stati seguiti i flussi di denaro, ed è stata una scelta pagante. Il terrorismo si combatte anche così, togliendo risorse e capacità operative. Ora si aprono nuovi scenari". Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi dopo l'operazione anti-Hamas che ha portato all'arresto, in tutta Italia, di nove persone accusate di aver finanziato i terroristi con oltre 7 milioni di euro attraverso tre associazioni di beneficenza. "È un risultato molto importante. Sicuramente l'attenzione è alta e quest'operazione potrebbe svelare scenari interessanti", ha aggiunto Piantedosi a Il Giornale. Il blitz "dimostra anche che il nostro apparato investigativo e di intelligence è solido, competente e di grande professionalità - ha detto -. È stato un lavoro lungo", nel quale "il coordinamento e la collaborazione tra tutte le componenti investigative dello Stato si è rivelato vincente. Non è mancato il contributo informativo delle agenzie di intelligence". Hannoun? "La sua posizione è al vaglio della magistratura non spetta a me anticipare le conclusioni, sono certo che le responsabilità verranno accertate una per una".

Piantedosi: "Monitorati i flussi finanziari"

L'indagine, ha spiegato il ministro, è partita "dal monitoraggio dei flussi finanziari, donazioni apparentemente lecite che mostravano anomalie. Da lì, si è costruita una rete articolata anche grazie a scambi informativi con le autorità dei Paesi dell'Unione europea, tra cui i Paesi Bassi". Piantedosi ha poi sottolineato che "quando si difende la sicurezza nazionale, non ci sono né dovrebbero esserci bandiere di partito". E sui presunti legami tra queste organizzazioni palestinesi coinvolte nelle indagini e i pro-Pal, il ministro ha detto: "Sono valutazioni che farà la magistratura. Ogni posizione va valutata singolarmente. L'indagine serve proprio a distinguere la solidarietà lecita da chi dà copertura a finalità criminali".

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"Se dovessero entrare in questo pc, ci danno sei anni"

"Se dovessero entrare in questo computer... se ad Abu Rashad gli hanno dato un anno, a noi ci daranno sei anni". Ra'ed Hussny Mousa Dawoud - conosciuto come Abu Falastine, considerato uno dei collaboratori più stretti di Hannoun e con lui indagato nell'inchiesta - lo ha detto, secondo quanto emerso dalle indagini, nel luglio 2024 in una conversazione nella sede di via Venini a Milano dell'Aspp, Associazione benefica di solidarietà al popolo palestinese. Lo ha detto dialogando, fra gli altri, con Yaser El Saly, responsabile e dipendente con Falastine della sede milanese dell'associazione. Secondo le accuse, l'appartenenza di Falastine ad Hamas era confermata da un episodio che ha più volte raccontato, ossia un incontro una quindicina di anni fa a Gaza con l'allora capo dell'organizzazione Ismail Haniyeh, che aveva riconosciuto il suo ruolo prezioso come collettore di finanziamenti. Sempre secondo le accuse, per aggirare il blocco dei conti di Aspp, il 25 giugno 2023 era stata creata a Milano l'associazione "La cupola d'oro". E poi, per facilitare ancora i finanziamenti evitando il blocco del denaro, un'ulteriore associazione "La palma" a Bergamo il 18 gennaio 2025.
Lo stesso Falastine ha trasportato denaro in Turchia e Egitto, nel primo caso - come da dichiarazione doganale - con 170mila euro, nel secondo con 200mila euro.

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Polemiche tra maggioranza e opposizione

Mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni plaude al blitz antiterrorismo, si accende lo scontro tra maggioranza e opposizione sul ruolo di Mohammad Hannoun, leader dei Palestinesi in Italia, ora in carcere. "La Sinistra che lo difendeva che dice?", incalzano dal Centrodestra. "Bene contrastare il terrorismo, ma non criminalizzare la piazza" vicina alle realtà pro-Gaza, replicano Pd, M5s e Avs. Israele esulta: "Passo importante nella lotta contro Hamas".

FdI chiede due informative su Hannoun

Tensione in Aula alla Camera dopo la richiesta da parte di Fratelli d'Italia di una informativa al ministro Piantedosi sulla vicenda Hannoun. Dopo un botta e risposta con i banchi delle opposizioni anche il deputato Giovanni Donzelli ha chiesto una informativa, questa volta del ministro Antonio Tajani sullo stesso tema. Le opposizioni sono andate all'attacco criticando il fatto che il vice presidente di turno Fabio Rampelli abbia consentito questa seconda richiesta.

L'associazione di Hannoun: "Non smetteremo di fare del bene"

"Anche se i nostri conti restano chiusi, non smetteremo di fare del bene", si legge nell'ultimo comunicato diffuso il giorno di Natale dall'Associazione benefica di Solidarietà con il Popolo palestinese in Italia (Abspp Odv), fondata dal presidente dell'Associazione dei Palestinesi d'Italia Hannoun che, come detto, è stato arrestato nell'inchiesta ed è ritenuto il presunto capo della cellula italiana.

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